BACCIU: “FIDC AL FIANCO DEI TERRITORI”

Prosegue il viaggio virtuale di Caccia & Tiro nelle regioni italiane. Questo mese abbiamo intervistato Davide Bacciu, presidente Fidc della Regione Sardegna, che ci illustra la situazione della caccia nella sua isola: dal problema degli ungulati ai progetti di gestione. Di professione avvocato, la sua caccia preferita è quella al cinghiale

Iniziamo dai rapporti con la Regione. In un recente comunicato stampa lei ringrazia il Comitato regionale faunistico per aver concesso un giorno in più per la caccia a lepri e pernici. È il segno di un clima disteso? Ci sono stati problemi con il calendario venatorio?
Certamente da 3 anni a questa parte, da quando cioè sono stato indicato alla presidenza della Fidc Sardegna, abbiamo costantemente ricercato una collaborazione fattiva con l’assessorato all’Ambiente competente sulla caccia in Sardegna. Spesso questa collaborazione – realizzata unitamente alle altre due sigle presenti nel Comitato faunistico regionale – ha prodotto ottimi risultati, in considerazione della legislazione vigente. In alcune occasioni le scelte dell’Assessorato non sono state condivise e non abbiamo esitato a criticarle apertamente. Ritengo in ogni caso che il dialogo tra le Associazioni venatorie presenti nel Comitato faunistico e l’Assessorato sia tutto sommato positivo per i cacciatori sardi”.

Il comunicato citato termina con un invito a cambiare la legge sulla caccia per regolamentare i processi decisionali ed evitare i soliti ricorsi, come quello relativo a pavoncella e moriglione. Quali modifiche apporterebbe?
La legge sarda, la n.23/98, è ormai vetusta. A distanza di 23 anni occorre che la politica regionale, senza indugio alcuno (come promesso peraltro!), coinvolgendo preventivamente tutti gli stakeholders (le parti interessate – Ndr), modifichi profondamente la normativa vigente. Sono tanti i temi che andrebbero regolamentati ex novo o modificate alcune previsioni vigenti. Basti pensare, ad esempio, che la normativa attuale non prevede l’iter procedimentale relativo ai censimenti e relativi piani di prelievo della selvaggina nobile stanziale. Non mi dilungherò ulteriormente con altri esempi pratici. Occorrerà apportare modifiche e integrazioni sostanziali per far sì che la nostra normativa regionale sia al passo con i tempi. Bisognerà indiscutibilmente ragionare su una forma di programmazione e di gestione efficace soprattutto della selvaggina nobile stanziale, se vogliamo ancora andare a caccia in futuro alla stessa stregua di quanto hanno fatto i nostri avi. Occorrerà prevedere risorse tese ad approfondire studi che dimostrino la reale presenza della selvaggina migratoria e in particolare che si dimostrino le reali decadi di ripartenza per il periodo prenuziale”.

L’emergenza cinghiali si sente anche da voi. Su questo fronte la Coldiretti regionale si è espressa a favore di un cambio delle regole. Segno che il contributo del mondo venatorio è ormai ritenuto imprescindibile da quello agricolo?
Ritengo che la presenza del cinghiale da noi sia significativamente aumentata, ma che ancora, salvo in alcune ristrette aree a vocazione agricola, non si possa parlare di emergenza. Il territorio sardo è talmente vasto e particolarmente ‘selvaggio’ che i numeri seppur elevati di cinghiali non creano danni particolari all’agricoltura, mentre ne creano sicuramente alle altre specie di fauna selvatica. Ciò detto, attesa la propensione della specie ad aumentare in pochi anni, occorrerebbe senz’altro prevedere una mirata pressione venatoria su quelle aree intercluse alla caccia – come le oasi, o le Ztrc – attuando la caccia di selezione. Purtroppo la situazione delle province sarde è al palo e di questo ne soffrono anche iniziative come quella sopra detta, poiché la legge ne assegna le competenze alle amministrazioni provinciali”.

A ottobre si è verificata un’altra emergenza incendi nell’Oristanese. Fortunatamente il Ddl Incendi che voleva un’estensione del divieto di caccia è stato bocciato.
L’estate passata, la Sardegna è stata devastata dagli incendi. In termini di superfici, forse tra le peggiori di sempre. Il territorio del Montiferru ha vissuto giornate infernali. I terreni bruciati sono ovviamente preclusi alla caccia. E ritengo che la normativa vigente vada bene. Tantissimi cacciatori sardi si sono attivati per portare ristoro agli animali che hanno trovato scampo all’inferno di fuoco. Da veri ambientalisti, quali siamo noi cacciatori, abbiamo dimostrato di stare sempre in prima linea a difesa della natura e della fauna selvatica che la abita. In questo contesto si inserisce la nostra manifestazione di solidarietà concreta con la donazione, effettuata venerdì 26 novembre, di un auto 4×4 per la compagnia baraccellare di Cuglieri. La Fidc nazionale e regionale è al fianco di chi si attiva per monitorare i territori e garantire il rispetto delle leggi”.

La Sardegna si è sempre distinta nell’agonismo cinofilo federale, si vedano i podi conquistati all’ultimo S. Uberto individuale. È un aspetto che curate molto? Si può parlare di “scuola sarda”?
Siamo fieri dei tanti amici cinofili (e cacciatori) che con la ‘Sardegna nel cuore’ spesso varcano il Tirreno e raggiungono ‘vette’ di eccellenza significative a livello nazionale, europeo e mondiale. Un grazie particolare lo voglio dedicare a Mario Azara,delegato regionale alla cinofilia, per la dedizione e la passione con cui annualmente prepara tutte le manifestazioni. Sono convinto che in futuro la ‘scuola sarda’, composta da uomini e donne davvero con la cinofilia nel sangue, saprà ancora ottenere risultati eccellenti. Mi scuseranno tutti gli altri, ma una menzione particolare la voglio riservare alla bravissima Maria Elena Ganadu, campionessa italiana in carica”.

Spieghi ai lettori di “Caccia & Tiro” quali sono i progetti di gestione che avete in corso e quelli invece conclusi.
Abbiamo in fase di realizzazione un fantastico progetto insieme all’Ufficio studi e ricerche della Fidc nazionale. Grazie al presidente Massimo Buconi, al dottor Michele Sorrenti e ad altre collaborazioni esterne, a dicembre attueremo il Progetto Tordo. Verranno impiantati 6 ricetrasmittenti satellitari su altrettanti tordi. Il fine è quello di conoscere effettivamente il periodo di ripartenza prenuziale di questa specie. Grazie al Progetto Beccaccia dello scorso anno (3 beccacce marcate), nel 2021 abbiamo ottenuto la chiusura della caccia alla beccaccia al 31 gennaio. Siamo estremamente convinti che siano queste le iniziative utili a contrastare i pareri restrittivi che annualmente ‘subiamo’ dall’Ispra”.

I cacciatori si distinguono spesso per le iniziative legate al volontariato: ce ne sono attualmente in corso, magari a tutela del territorio?
Oltre a rammentare l’iniziativa solidale sul Montiferru, della quale abbiamo parlato sopra, mi preme ricordare che le numerose sezioni comunali spesso portano avanti iniziative di bonifica ambientale dai rifiuti. Una di queste, qualche mese fa è stata meritoriamente realizzata dalle federcacciatrici sarde. Si sta lavorando per realizzare nel prossimo futuro iniziative che coinvolgano i giovani scolari”.


Tratto da “Bacciu: Fidc al fianco dei territori”, di Jacopo Foti, Caccia & Tiro 12/2021-01/2022.


La caccia preferita da Davide Bacciu, di professione avvocato, è quella al cinghiale: “Il territorio sardo è talmente vasto e particolarmente ‘selvaggio’ che i numeri seppur elevati di cinghiali non creano danni particolari all’agricoltura, mentre ne creano sicuramente alle altre specie di fauna – Foto Federcaccia Sardegna


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