Continua il viaggio di Caccia & Tiro che, attraverso il confronto con i presidenti Federcaccia regionali, ci permette di conoscere e di approfondire gli aspetti più significativi legati al mondo venatorio in tutta Italia. Questo mese abbiamo intervistato il presidente Fidc della Regione Liguria, Andrea Campanile, il quale ci ha spiegato come, grazie alla collaborazione con le istituzioni politiche, si può ottenere un calendario venatorio fra i più completi del panorama nazionale.
Lo scorso anno l’ex assessore alla Caccia, Stefano Mai, definì la caccia “fondamentale strumento di presidio del territorio” e furono introdotte nuove norme nel calendario venatorio 2020/21, come l’abolizione dei limiti delle giornate di selezione. Da circa un anno c’è un nuovo assessore, Alessandro Piana. Come sono i rapporti con lui e il presidente Toti?
“La Regione Liguria è stata tra le prime amministrazioni a sperimentare i ricorsi delle associazioni ambientaliste avverso i calendari venatori regionali e, pertanto, è stato indispensabile cercare di intraprendere un percorso di approfondimento degli studi scientifici a supporto e difesa dei calendari stessi. L’Assessorato competente, comprendendo la serietà delle nostre proposte, ci ha seguito in questo percorso, potenziando gli uffici interni, creando un collegamento permanente con l’Università degli Studi di Genova e stanziando le risorse necessarie per tali studi. Tale progetto è iniziato con l’assessore Renata Briano, è continuato con il suo successore, Stefano Mai, e sta proseguendo con l’attuale assessore Alessandro Piana a prescindere dai diversi orientamenti politici”.
Come giudica il calendario venatorio 2021/22?
“Il calendario venatorio è un buon calendario, uno tra i più completi a livello italiano, frutto di anni di studi e di continui approfondimenti finalizzati a superare le censure mosse dalle associazioni a noi contrarie. A tal proposito, bisogna anche dire che il calendario di quest’anno non è stato oggetto di impugnativa presso il Tribunale amministrativo”.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 138 depositata il 6 luglio scorso, ha dichiarato incostituzionali 2 articoli della Legge regionale n. 9 del maggio 2020 “Disposizioni di adeguamento della normativa regionale”. Esaminandoli uno alla volta, qual è la posizione della Federcaccia? Partiamo dall’installazione di appostamenti temporanei…
“La Legge regionale della Liguria n. 9 del 2020 ha introdotto alcune disposizioni di adeguamento della normativa regionale e tra queste vi erano anche i 2 articoli dichiarati incostituzionali dalla Corte con la sentenza n. 138 del 6 luglio 2021. L’art. 2 della legge 9/2020 aveva introdotto il concetto del ‘silenzio assenso’ del proprietario del fondo circa il mantenimento dell’appostamento temporaneo ivi realizzato. Nel nostro entroterra spesso è molto difficile reperire il proprietario di un terreno e questa previsione normativa cercava di risolvere tale problema senza voler limitare in alcun modo la proprietà privata. Lo stesso articolo prevedeva che, nel mese di gennaio, all’interno della Zps si potesse esercitare la caccia per 2 giorni a scelta e non fissi. Tale norma avrebbe evitato la concentrazione massiccia di cacciatori su uno stesso territorio. Dopo la pronuncia della Consulta, la Regione Liguria è prontamente intervenuta con il provvedimento n. 720 del 6/8/2021 che ha preso atto delle censure mosse dalla Corte Costituzionale”.
In alcune province come Savona l’emergenza cinghiali sta diventando pressante, vedi le manifestazioni di luglio sotto la sede della Regione.
“Per quanto concerne la cosiddetta ‘emergenza cinghiali’, ritengo che l’argomento meriti alcuni approfondimenti. I dati in nostro possesso non testimoniano un aumento della popolazione globale di cinghiali, ma una loro ridistribuzione in aree diverse, spesso molto più urbanizzate. Tale fenomeno è frutto di varie cause. La popolazione di cinghiali liguri ha, nel passato, trovato la principale risorsa trofica negli immensi boschi di castagno presenti nell’entroterra. La comparsa del cinipede galligeno (vespa del castagno – Ndr)ha fortemente colpito i castagneti, costringendo i cinghiali ad abbandonarli per cercare nutrimento altrove. La comparsa massiccia del lupo ha parimenti determinato innaturali migrazioni dei cinghiali verso zone più sicure, normalmente in prossimità dei centri abitati. La disponibilità infinita di cibo rappresentato, nelle zone urbanizzate, dai rifiuti unita alla mancanza di rischi e di disturbo, ha inoltre indotto i cinghiali a stabilirsi in zone naturalmente poco vocate. Tutto ciò ha inevitabilmente determinato una maggiore presenza di cinghiali in prossimità della città e delle abitazioni, con un inevitabile impatto sulle attività umane di vario genere. Per ovviare a tale problema, in primo luogo, bisogna evitare che gli animali trovino fonti di alimentazione all’interno o in prossimità dei centri urbani, quindi è necessario vietare ogni forma di distribuzione indiretta (rifiuti) o diretta. Inoltre, occorre ridurre il più possibile le zone rifugio e limitare fisicamente gli accessi anche attraverso recinzioni, elettrificate o meno, poste a tutela dell’area urbana. È indispensabile altresì provvedere alla rimozione degli animali che, nonostante tali misure, continuano ad albergare nei centri urbani. Il solo abbattimento indiscriminato senza gli altri interventi è assolutamente inutile per risolvere il problema. Infine, non possiamo dimenticare che la proliferazione degli ungulati sul nostro territorio è causata dall’abbandono dello stesso da parte dell’uomo e, considerato che non è prevedibile un ritorno massiccio della popolazione cittadina verso la campagna, bisogna imparare a convivere con questa realtà faunistica, cominciando ad immaginarla come una risorsa (ad esempio, come fonte di carni pregiate) e non solo come una iattura”.
Parlando di Liguria, si pensa al mare, eppure anche alle Alpi, con il Parco delle Alpi Liguri, e all’Appennino, che sono parte importante del territorio, con tutti i risvolti venatori che ciò comporta. Non è un caso, infatti, che l’anno prossimo l’Assemblea dei cacciatori di Zona Alpi si svolgerà a Sanremo.
“La Liguria è una terra aspra e complessa, ma nello stesso tempo meravigliosa e unica nel suo genere. Inseguire i camosci sulle nostre Alpi con lo sfondo del mare e delle navi che lo solcano è uno scenario che ritengo non abbia eguali. La Liguria è terra di grandi marinai, ma anche di provetti montanari e ritengo che sia assolutamente corretto che la prossima Assemblea dei cacciatori di Zona Alpi si celebri a Sanremo”.
Quali sono le caccie tipiche che sono rimaste finora “inalterate” e quali invece quelle di recente introduzione, se di recente introduzione si può parlare naturalmente?
“Proprio in ragione di quanto detto prima, i liguri sono sempre stati abituati a sfruttare al meglio le risorse del loro difficile territorio e ciò hanno fatto anche con l’attività venatoria. Essendo sempre stata scarsa la presenza di selvaggina stanziale, le cacce tipiche erano e sono quelle rivolte alla selvaggina migratoria, con prevalenza per i turdidi e i colombacci. Il massiccio sopraggiungere dei cinghiali, in pochi decenni, ha trasformato molti cacciatori in esperti cinghialai e successivamente l’aumento della popolazione degli altri ungulati ha fatto sì che la caccia di selezione sia diventata una delle più amate, soprattutto dai giovani. Non possiamo dimenticare la caccia con il cane da ferma che, forse proprio a causa delle difficoltà intrinseche al nostro territorio, ha espresso e continua ad esprimere eccellenze nazionali, come le varie manifestazioni sportive di cinofilia continuamente testimoniano”.
Quando è entrato a far parte del mondo Federcaccia? Ha ricoperto altri ruoli oltre a quello attuale di presidente regionale?
“Sono entrato nel mondo della Federcaccia da bambino, mio padre era un dirigente della Sezione provinciale e il legale di riferimento del mondo venatorio genovese; io lo accompagnavo, ancora adolescente, alle riunioni. Quindi per me è stato naturale entrare in questo mondo, o meglio, in questa famiglia. Sono onorato di aver guadagnato la fiducia della Sezione provinciale di Genova – che mi ha voluto come presidente per oltre 25 anni – ed ora della Federazione regionale. In questi lunghi anni di militanza ho cercato, unitamente a molti validissimi collaboratori, di dare un taglio un po’ più snello alla Federazione e di collegarla al mutare dei tempi. Abbiamo organizzato corsi presso le scuole ed abbiamo creato eventi per farci conoscere al di fuori della nostra cerchia sempre molto ristretta. Abbiamo creato un gruppo di vigilanza volontaria molto preparato, capace di collaborare con gli Enti istituzionali per la salvaguardia del territorio”.
Come vede il futuro della caccia moderna dal suo “osservatorio ligure”? E che cosa significa per lei il termine, oggi molto usato, di caccia moderna?
“La caccia è un atavismo che l’uomo ha nel proprio bagaglio cromosomico, abituato ad adattarsi al mutare dei tempi e delle situazioni. Oggi la caccia non può prescindere dall’approfondimento scientifico e dalla consapevolezza che il cittadino cacciatore non può essere più un mero fruitore delle risorse naturali, bensì un guardiano attento del territorio. Un tempo la caccia aveva un data di apertura e una data di chiusura, il resto dell’anno si pensava ad altro, oggi l’impegno per la sua difesa assorbe molto più tempo. Quando usciremo dal nostro mondo ristretto e faremo capire agli altri cittadini il ruolo importante che il cacciatore ha come sentinella del territorio, e ci guadagneremo questa fiducia sul campo, avremo imboccato la strada per la caccia moderna”.
Tratto da “Caccia in Campania: uniti si cresce”, di Jacopo Foti, Caccia & Tiro 10/2021.
Parlando di Liguria, si pensa al mare, eppure anche alle Alpi, con il Parco delle Alpi Liguri, e l’Appennino che sono parte importante del territorio, con tutti i risvolti venatori che ciò comporta. Non è un caso, infatti, che l’anno prossimo l’Assemblea dei cacciatori di Zona Alpi si svolgerà a Sanremo – Foto Toma15996 – CC BY-SA 4.0






