RAPPORTO ISPRA 2025 SULLE SPECIE INVASIVE IN ITALIA

Lo aveva chiesto il Comitato faunistico venatorio e l’Ispra ha accolto l’istanza: dopo aver raccolto i dati ha pubblicato la “Relazione sulle specie aliene in Italia, normativa e strategie di contrasto”. Come spiegato bene dal titolo, si tratta di un documento che in modo essenziale descrive la situazione del nostro Paese e le soluzioni necessarie per contrastare questo fenomeno dannoso per la nostra biodiversità.
Nell’introduzione del documento firmato Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale si evidenzia come le specie aliene invasive siano un problema di grande portata in tutto il mondo che può portare a conseguenze negative persino sulla nostra salute. La situazione viene amplificata dalla globalizzazione del settore commerciale e dai cambiamenti climatici e per contrastarlo sono state emanate norme nazionali e comunitarie nelle quali sono inseriti anche obblighi di controllo e di eradicazione. Secondo il rapporto Ipbes, realizzato nel 2023, in tutto il globo sono state introdotte più di 37 mila specie aliene a causa delle nostre attività, ben 200 all’anno, per un costo complessivo calcolato in 423 miliardi di dollari. Quest’ultimo dato è riferito al 2019. La nostra Europa è la più colpita dal fenomeno e conta 18 mila specie aliene che sono diventate stabili; pensate che nel 2009 era 12 mila. Secondo la “Banca dati Specie Aliene” di Ispra, nel 2025 sono quasi 3.700 le specie esotiche che si possono incontrare oggi in Italia. Il problema sono i danni diretti e indiretti che possono essere provocati alle attività umane, con la cifra stimata in tutta la UE che nel 2020 si aggirava intorno ai 116 miliardi di euro. Fra le specie che sono arrivate nel nostro Paese ci sono la cimice asiatica e il tarlo asiatico che provocano danni ingenti alle attività agricole; anche la zanzara tigre esige un costo elevato sostenuto dal sistema sanitario nazionale, ben 400 milioni di euro. Per non parlare delle nutrie, ma oggi il calcolo dei costi provocati non si può effettuare perché molte regioni hanno smesso di raccogliere dati e di indennizzare i danni provocati quando è stata approvata la legge 157/92 che prevede l’esclusione della specie da quelle regolamentate. Anche il granchio blu, che ha trovato habitat favorevole nelle zone del Delta del Po e nell’Alto Adriatico, solo nel 2023-2024 ha provocato danni al comparto della pesca delle vongole calcolabili in 100 milioni di euro, in un’economia il cui valore era di circa 250 milioni di euro all’anno, prima dell’introduzione di questa specie. In Italia è arrivato anche il calabrone asiatico che attacca le api e le produzioni di miele. Per approfondire e scoprire altre specie aliene e le azioni di contrasto, potete collegarvi a questo link sul sito dell’Ispra.

“Relazione sulle specie aliene in Italia, normativa e strategie di contrasto”: il documento completo


Una cimice asiatica – Foto Laboratorio di monitoraggio e inventario delle api native dell’USGS di Beltsville, Usa, Public domain, via Wikimedia Commons


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