Il 2 febbraio 2025, come ogni anno, si celebrerà la Giornata mondiale delle zone umide. Si tratta delle celebrazioni per la firma della Convenzione di Ramsar (Iran) del 1971. Sarà un momento importante perché ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione mondiale sull’importanza di questi ecosistemi per la conservazione della biodiversità. Ma che cosa sono queste delicatissime aree? La Convenzione firmata in Iran definisce zone umide “le paludi, gli acquitrini, le torbiere, i bacini naturali e quelli artificiali permanenti o temporanei con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra e salata e comprende anche le acque marine la cui profondità non supera i sei metri”. Si tratta dell’unico documento che si occupa delle aree umide le quali, oltre a garantire la biodiversità della flora e della fauna rappresentano una risorsa idrica molto importante anche in funzione della mitigazione degli effetti provocati dai cambiamenti climatici. Tema dell’edizione 2025 della Giornata sarà “Proteggere le zone umide per il nostro futuro comune”. Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche che deve avere un territorio per essere considerato tale dalla carta firmata a Ramsar: si tratta di siti che devono essere frequentati da almeno 20 mila individui o dall’1% di una determinata specie, sottospecie o popolazione e sono considerate di importanza internazionale perché ospitano gli uccelli acquatici. Nel nostro Paese i censimenti vengono effettuati e coordinati con il supporto dell’Ispra e quest’anno sono arrivati al 35° anno di attività e hanno portato a contare ben 57 aree umide di importanza internazionale che si trovano in 15 regioni e insistono su più di 72 mila ettari di territorio. A questo link sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica potete trovare l’elenco. Oggi i siti Ramsar già istituiti o in costituzione sono ben 66 (su quasi 80 mila ettari) e si trovano soprattutto in Emilia-Romagna, che ne ha 10 su più di 23 mila ettari, in Toscana sono 11 su quasi 20 mila ettari e in Sardegna dove le aree in questione sono 9 su più di 13 mila ettari. L’obiettivo della Convenzione del 1971 è garantire la tutela internazionale dei territori attraverso l’individuazione, la delimitazione, lo studio e l’attuazione di programmi che possano garantirne nel tempo la conservazione. In Italia sono soprattutto i cacciatori in prima linea per la salvaguardia e la conservazione delle aree umide ed è un fattore facilmente dimostrabile sulla base dei dati perché è evidente che in tanti territori delle nostre regioni, da Nord a Sud, l’impegno per la salvaguardia di questi ambienti arriva dalla categoria degli appassionati, ad esempio nelle aziende faunistico venatorie e nei laghi da caccia, spesso senza l’aiuto economico di altri attori. Sappiamo che solo nella Laguna di Venezia vengono a svernare circa 700 mila uccelli acquatici, più della metà in aziende faunistico venatorie “vallive”. Solo i cacciatori gestiscono circa 25 mila ettari di aree umide contribuendo alla conservazione di ambienti e specie anche protette. (Fonte Ispra)
In Italia sono soprattutto i cacciatori in prima linea per la salvaguardia e la conservazione delle aree umide ed è un fattore facilmente dimostrabile sulla base dei dati perché è evidente che in tanti territori delle nostre regioni, da Nord a Sud, l’impegno per la salvaguardia di questi ambienti arriva dalla categoria degli appassionati, ad esempio nelle aziende faunistico venatorie e nei laghi da caccia, spesso senza l’aiuto economico di altri attori – Foto Archivio Foti


