CACCIA IN CAMPANIA: UNITI SI CRESCE

Abbiamo intervistato il presidente regionale della Fidc Campania Modestino Bianco, avvocato 49enne di Battipaglia con la passione per il cinghiale. Gli abbiamo rivolto alcune domande dalle quali emerge un quadro sullo stato attuale della caccia nella sua regione, dalle tendenze dei cacciatori al rapporto con le istituzioni, dai progetti di ricerca all’attualità del calendario venatorio regionale.

Come sta la caccia nella Regione Campania? Quali sono gli ambienti e le cacce tipiche nelle sue zone?
Anche in Regione Campania, come del resto in tutto il territorio nazionale, la caccia è vittima di noti e risaputi pregiudizi. Purtroppo tale erronea convinzione, oltre che presso i noti salotti radicali-chic animalisti, ormai da tempo pervade la politica, condizionandone in maniera significativa l’operato a detrimento dei cacciatori, che al pari di tutti gli altri cittadini meritano il giusto rispetto e considerazione. Anche in Campania, purtroppo, si conferma la lontananza, in modo particolare della politica, dal mondo venatorio e dalle sue legittime istanze, pur condivise dagli agricoltori che, unitamente ai cacciatori, vivono quotidianamente e direttamente il territorio, avendone pena per la sua cura e conservazione. Non si comprende il motivo che induce, ancora oggi, a ignorare il profondo interesse che il moderno cacciatore nutre verso una corretta e reale, anzi realistica, gestione del territorio e della fauna selvatica.
Per quanto riguarda il territorio cacciabile, la Regione Campania è suddivisa in sei Ambiti territoriali, uno per ogni provincia, ad eccezione di Salerno che ne presenta due: il secondo è riservato ai soli cacciatori residenti nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e nelle sue pertinenziali aree contigue. Del resto la problematica riguardante le aree protette, con consequenziale sottrazione di territorio alla caccia, purtroppo caratterizza anche la nostra regione, dove insistono non solo due parchi nazionali (il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano ed il Parco Nazionale del Vesuvio), ma soprattutto numerosi parchi e riserve regionali. Nonostante tali limitazioni, sono quasi quarantamila i cacciatori campani, che esercitano la loro passione su un territorio variegato e sono dediti prevalentemente alla selvaggina migratoria. In modo particolare praticano la caccia alla beccaccia, ai turdidi e al colombaccio, anche se negli ultimi anni, in considerazione dell’esponenziale crescita del numero dei cinghiali, tale tipo di caccia è in continua crescita e trova sempre maggiori seguaci e appassionati”.

È possibile fare il punto sulle iscrizioni dei federcacciatori?
Successivamente alla mia elezione, vale a dire nel primo tesseramento del 2019/2020, la Federcaccia Campania, in controtendenza con il calo nazionale, ha avuto un incremento degli associati di alcuni punti percentuali. Tuttavia nell’anno 2020/2021 a causa della pandemia, che ha fortemente limitato l’esercizio venatorio con la previsione delle zonizzazioni, vi è stato un calo fisiologico in linea con le percentuali nazionali. La speranza è che nella prossima stagione venatoria le vaccinazioni e l’uso del Green Pass permetteranno l’esercizio della caccia senza alcuna limitazione, anche in considerazione del fatto che si pratica all’aperto e nel rispetto delle norme sul distanziamento. Abbiamo portato avanti più volte le nostre richieste al presidente della Regione Campania, affinché permettesse ai cacciatori campani l’esercizio dell’attività venatoria almeno nel proprio Ambito territoriale di caccia”.

Ci può presentare le vostre operazioni di gestione e dei progetti di ricerca?
Ritengo che le operazioni di gestione, nonché i progetti di ricerca, debbano essere attuati necessariamente attraverso gli Ambiti territoriali di caccia. Tali organismi, grazie alle risorse economiche a loro demandate quasi esclusivamente dai cacciatori, oltre a operare ripopolamenti di fauna selvatica, devono essere in grado non solo di migliorare il territorio oggetto di caccia attraverso la creazione di zone umide e l’incentivazione di culture a perdere, ma anche di promuovere progetti di ricerca e studio della fauna. In tale contesto le associazioni venatorie devono essere da pungolo e da stimolo per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. A questo proposito, può fungere da esempio la ricerca ‘Timing of Song Thrush Turdus philomelos on pre-nuptialmigration in southern Italy’, promossa e sostenuta dall’Atc Salerno 1 su proposta del presidente della Federcaccia Salerno, Luigi Spera. Questo lavoro si inserisce nel quadro delle pubblicazioni sulla materia ideate e sostenute dall’Ufficio avifauna migratoria di Federcaccia compiute in Lazio, Puglia, Calabria e Umbria. Lo studio, realizzato con la tecnica dell’inanellamento standardizzato, ha portato dati interessanti e soprattutto utili a sostenere che la migrazione del tordo bottaccio verso i luoghi di riproduzione non comincia prima della seconda decade di febbraio, come dimostrato dall’analisi del grasso corporeo degli individui inanellati. Proprio la necessità di avere studi e ricerche sempre aggiornati a livello regionale, che possano realmente fotografare lo stato e la consistenza dell’avifauna migratoria, mi ha visto impegnato nel sollecitare il funzionamento dell’Osservatorio faunistico venatorio regionale, istituito con la delibera di Giunta regionale n° 87 del 20/02/2018 e che sta trovando attuazione solo a seguito del recente decreto dirigenziale n° 94 del 09/04/2021, con il quale si è approvato il Regolamento gestionale relativo alla sua gestione amministrativa ed economica. Si spera che tale organo tecnico, che vede nella sua composizione la partecipazione anche del mondo venatorio, possa migliorare la programmazione faunistico-venatorio in ambito regionalee attivare opportune forme di studio e monitoraggio sulle specie per le quali sussistono notevoli carenze di informazioni relativamente alla consistenza numerica, alla fenologia di migrazione, alle fluttuazioni stagionali e di migrazione pre-nuziale”.

Parlando di cinofilia è possibile fare il punto sui cani più diffusi fra i cacciatori della vostra regione? E ci sono campioni che praticano l’agonismo cinofilo?
L’attività di cinofilia nella Regione Campania trova numerosi seguaci ed estimatori con punte di eccellenza. Nel corso degli anni la Campania con i suoi cinofili ha partecipato a numerosi Campionati nazionali e mondiali, arrivando anche a salire i gradini più alti del podio. Il settore cinofilo ha avuto un inevitabile periodo di stallo dovuto alla diffusione della nota pandemia denominata Covid-19, ma nell’ultimo periodo, grazie alla minore diffusione del virus e alla ripresa delle attività agonistiche, si sono potuti organizzare alcuni importanti eventi quali la finale della 53a edizione del Campionato Fidc a squadre S. Uberto, tenutasi a Campagna (Sa) presso la bellissima Zac di Silaris di Massimo D’Ambrosio, che ha visto la partecipazione di 18 regioni rappresentate da oltre 33 squadre. Una manifestazione organizzata in maniera eccellente sia dal punto di vista logistico che dell’assistenza agli atleti partecipanti e che ha visto una squadra campana, quella di Palma Campana, classificarsi al secondo posto”.

Quali sono i rapporti con il mondo agricolo e con le altre associazioni venatorie?
Grazie anche all’impegno profuso dalla dirigenza della Fidc Campania, nell’ultimo anno i rapporti non solo con le altre Associazioni venatorie, ma anche con il mondo agricolo, sono rinati nell’ottica dell’unitarietà. Questa rinnovata sintonia ha permesso la costituzione, anche in Campania, della Cabina di regia del mondo venatorio alla quale hanno aderito la quasi totalità delle Associazioni. Tale istituita Cabina di regia ha consentito, anche nel periodo di lockdown, durante il quale sono stati effettuati molteplici incontri in videoconferenza, di elaborare una serie di proposte unitarie nell’interesse comune dei cacciatori campani. Tali riscoperti rapporti hanno consentito al mondo venatorio di trovarsi unito nei confronti della scelta nefasta effettuata dall’assessore regionale di abolire la preapertura. Infatti, le numerose richieste di incontri alla politica se non hanno permesso di raggiungere l’auspicato risultato, hanno però visto l’intero mondo venatorio campano combattere unito, nella condivisione degli interessi dei cacciatori”.

A fine luglio è stato pubblicato sul Burc il calendario venatorio campano. Il testo ha suscitato le proteste non solo della Fidc, ma anche di altre Associazioni venatorie. Proviamo ad esaminare i punti dolenti, proprio in relazione alla mancata preapertura.
L’approvazione del calendario venatorio da parte della Giunta regionale della Campania segna una pericolosa deriva, dopo anni di equilibrio, verso un approccio ideologico privo di fondamenti scientifici, che mortifica la buona gestione agri-faunistica-venatoria attuata nel corso degli anni precedenti. L’adozione del calendario venatorio è stato caratterizzato da un iter tormentato, fondato su decisioni ondivaghe e, purtroppo, lontane dai dati tecnici e giuridici che la Federcaccia Campania, unitamente alle altre Associazioni venatorie, si era premunita di fornire all’Ente. Tale corposa documentazione era stata messa a disposizione degli uffici regionali sin dalla prima seduta del Comitato tecnico faunistico venatorio regionale, in modo da poterne fare buon uso in vista della trasmissione all’Ispra per il dovuto parere. Il tutto per garantire la redazione di un calendario venatorio che prevedesse anche la preapertura. Purtroppo così non è stato!
La determinazione assunta dalla Giunta regionale e dal competente assessorato, con riferimento alla mancata possibilità di anticipare il prelievo di alcune specie a far data dal 1° settembre, prevista dall’art. 19 comma 2 L. 157/1992, costituisce una concessione al mondo animalista. A fronte delle reiterate e legittime argomentazioni sostenute dalle Associazioni venatorie e agricole confortate, come già detto, da dati tecnici e scientifici, si è preferito – ricorrendo a una decisione di pura e chiara natura ideologica – privilegiare coloro che, a prescindere da tutto e da tutti, sono contrari all’attività venatoria. Si comprende come tale infelice scelta operata dalla Regione Campania non solo ha privato i cacciatori campani di alcune giornate di caccia, ma soprattutto ha di fatto eliminato dalle specie cacciabili la tortora, specie migratoria che, notoriamente, abbandona i lidi italici nella prima decade di settembre”.

Purtroppo anche le richieste del mondo agricolo sembrano essere state disattese, però qualche novità sul fronte delle specie cacciabili è arrivata…
Con la scelta operata dalla Regione Campania, e per essa dall’assessorato all’Agricoltura, si è chiaramente confermata la lontananza della politica dal mondo venatorio e dalle sue legittime istanze, condivise anche dagli agricoltori, che unitamente ai cacciatori, vivono quotidianamente e direttamente il territorio. L’improvvida scelta di eliminare la preapertura dal calendario venatorio ha disatteso, purtroppo, le richieste provenienti dalle Associazioni venatorie e soprattutto quelle sollevate dal mondo agricolo laddove, da più parti, veniva palesata l’esigenza di contenere le specie cosiddette ‘opportunistiche’.
La politica venatoria della Regione Campania ha quindi scontentato tutti, ma proprio tutti: i cacciatori e soprattutto gli agricoltori che, per il futile compiacimento degli animalisti, vedranno vanificato il proprio lavoro con un duro impatto anche sull’economia già posta allo stremo dal difficile periodo che stiamo vivendo. Tale ideologica scelta, è stata solo in parte mitigata dalla circostanza che, finalmente, sono state accolte alcune istanze del mondo venatorio con l’introduzione del concetto di apertura generale alla terza domenica di settembre. Un fatto che ha consentito per la prossima annata venatoria il prelievo di 17 specie di fauna migratoria rispetto alle 3 o 4 degli ultimi anni, nonché il prolungamento del periodo della specie ‘quaglia’ fino al 29 novembre (in passato chiusa al 30 ottobre) e il prolungamento del periodo di caccia a tutti i turdidi fino al 31 gennaio. È stata inoltre anche inserita tra le specie cacciabili la pavoncella, al contrario degli anni precedenti, grazie alla sentenza del Tar Marche resa possibile anche dal fattivo apporto degli uffici legali e scientifici della Fidc nazionale”.

In un comunicato congiunto delle Associazioni venatorie si richiedono incontri periodici di confronto sulle decisioni relative alla caccia. Spera in un positivo accoglimento della richiesta? Ha già ricevuto qualche riscontro? Il comunicato congiunto è il segno di un’unità d’intenti con le altre realtà legate al nostro mondo?
Nei numerosi comunicati, emessi dalla Cabina di regia delle Aa.Vv., congiuntamente al mondo agricolo durante il tormentato iter riguardante l’approvazione del calendario venatorio 2021/2022, si è più volte ribadita la più ampia disponibilità a calendarizzare incontri periodici finalizzati alla partecipazione e al coinvolgimento, anche in termini di consulenza, nei processi decisionali riguardanti l’attività venatoria. Tale richiesta di confronto è stata solo in parte assecondata attraverso incontri avvenuti alla presenza dell’assessore Nicola Caputo e dei componenti degli uffici regionali, ai quali sono stati offerti dati scientifici e tecnici e soprattutto si è tentato, attraverso un acceso dibattito, di sconfessare tutte le motivazioni ‘asseritamente’ ostative alla concessione della caccia nel periodo di preapertura. Tale confronto però, non è stato valorizzato, per scelte puramente ideologiche e politiche. Si auspica però che le future decisioni regionali in materia venatoria si prendano attraverso il coinvolgimento delle Associazioni in modo che tali situazioni siano improntate a una maggiore sensibilità e apertura alle esigenze del mondo venatorio. A tal uopo si è proposto all’assessore di valorizzare il Ctvfr quale organo tecnico consultivo, espressamente previsto dalla legge regionale n° 26 del 2021 attraverso riunioni periodiche che non siano limitate all’esame della bozza del calendario venatorio, ma che riguardino tutte le scelte di politica gestionale e venatoria della Regione Campania. Tale richiesta è stata favorevolmente accolta dall’assessore, il quale ora, nella sua qualità di presidente del Comitato tecnico faunistico venatorio regionale, si spera, passerà dalle parole ai fatti”.


Tratto da “Caccia in Campania: uniti si cresce”, di Jacopo Foti, Caccia & Tiro 9/2021.


L’attività cinofila nella Regione Campania trova numerosi seguaci ed estimatori con punte di eccellenza.


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