La Conferenza Stato Regioni, riunitasi lo scorso 2 ottobre, ha approvato il Piano di gestione nazionale della pavoncella. Federazione Italiana della Caccia, attraverso i commenti e un video con protagonista il coordinatore sientifico dell’Ufficio Studi e Ricerche FIdC, Michele Sorrenti, esprime la propria soddisfazione per questo risultato che apre alla possibilità di concentrarsi sulle sfide del futuro rappresentate dagli interventi sugli habitat per la conservazione di questa specie e concede un limitato prelievo venatorio. “L’iter che ci ha portato qui è stato piuttosto tempestoso – commenta proprio Sorrenti contattato da noi di Caccia & Tiro -. Nel corso del tempo sono state realizzate varie bozze fra le Regioni e i Ministeri interessati, sono avvenuti diversi incontri della Commissione Ambiente della Conferenza Stato Regioni, ma finalmente siamo giunti a un testo condiviso. Dobbiamo dire che Federcaccia ha seguito da vicino tutto il percorso e alcune richieste avanzate da noi sono state accettate, non tutto quello che avevamo chiesto, ma abbiamo raggiunto un compromesso soddisfacente. Dobbiamo ringraziare le Regioni che ci hanno voluto ascoltare, i Ministeri competenti che sono il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e il Ministero delle Politiche agricole”. Ma la vera sfida inizia solo adesso perché, sempre secondo Sorrenti: “Le Regioni e gli Ambiti territoriali di caccia devono intervenire a livello di habitat per salvaguardare e conservare la popolazione nidificante attraverso il controllo delle pratiche agricole e dei predatori rappresentati, fra quelli alati, dai corvidi in primo luogo, ma anche dai gabbiani e dagli ardeidi. Fra quelli di terra sicuramente il principale è la volpe, ma sono documentate anche predazioni da parte di tassi”. Per quanto riguarda le pratiche agricole, invece, il percorso può apparire complicato, ma è necessario attivarsi: bisogna coinvolgere tutti gli stakeholders interessati affinché collaborino fra loro: “Il primo passo da compiere è quello di mappare i nidi – prosegue sempre il coordinatore scientifico dell’Ufficio Studi e Ricerche FIdC – e si può fare con l’utilizzo dei droni e, ad esempio, anche grazie al lavoro congiunto fra Atc e ornitologi. Una volta individuati i nidi, bisogna evitare che gli agricoltori passino nelle vicinanze con i mezzi pesanti. Le zone predilette dalla pavoncella sono i campi aperti, le risaie e gli argini di queste, oltre alle aree prative”.
Sono tante le azioni che possono essere portate avanti per la salvaguardia di questa specie, ma ci vuole la stretta cooperazione fra gli agricoltori, gli Atc e le Regioni con l’obiettivo di: “Realizzare miglioramenti ambientali per le pavoncelle anche durante la migrazione e lo svernamento come il ripristino dei prati marcitori – svela Sorrenti – Pure il mantenimento dei prati stabili sarebbe utile, così come la creazione di prati umidi con l’allagamento di determinate aree”. Insomma, per fare tutto è necessario che anche le Regioni siano in prima linea e mettano in atto attraverso la Pac (Politica agricola comune) incentivi economici da stanziare agli agricoltori, che possano così scegliere il tipo di intervento da attuare. “L’obiettivo è coinvolgere il più possibile gli agricoltori – conclude Sorrenti -, a farlo dovranno essere le Regioni e gli Atc che dispongono di fondi destinati ai miglioramenti ambientali. È molto importante anche l’aspetto legato ai predatori terrestri e volanti, responsabili dello scarso successo riproduttivo della specie in Europa e anche in Italia, dove è insidiata soprattutto dai corvidi. A questo punto si rende necessario un maggior impegno da parte delle Regioni nell’ampliare le azioni di controllo a tutela della pavoncella, in particolare quelle che riguardano i corvidi e la volpe”. Il successo dell’iniziativa non riguarda quindi solo il prelievo venatorio, ma tutte le situazioni descritte in cui il mondo venatorio deve assolutamente impegnarsi.
Le Regioni e gli Ambiti territoriali di caccia devono intervenire a livello di habitat per salvaguardare e conservare la popolazione nidificante della specie pavoncella attraverso il controllo delle pratiche agricole e dei predatori rappresentati, fra quelli alati, dai corvidi in primo luogo, ma anche dai gabbiani e dagli ardeidi – Foto CC BY-SA 2.0


