L’ESPERIENZA UNITARIA DELLA CACCIA TOSCANA

La Toscana venatoria, con le sue passioni, le sue tradizioni e le persone che ne rappresentano l’operatività e l’operosità. Una realtà varia e variegata che ci descrive Marco Salvadori, presidente della Federcaccia regionale. Funzionario tecnico all’Università degli Studi di Pisa per circa 42 anni, 30 dei quali passati all’Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr), ha iniziato l’esperienza di dirigente venatorio sin dalla prima licenza ottenuta appena diciottenne, nel 1973. Per lungo tempo è stato dirigente della Sezione comunale di Navacchio, dopodiché, nel 1993, è entrato a far parte del Consiglio provinciale della Fidc pisana e nel 1999 è stato eletto presidente provinciale. Risale invece al 2019 la sua nomina a presidente della Federcaccia Toscana, una realtà che, ancora oggi, conta più di 35.000 iscritti.

Sono trascorsi 7 anni dall’istituzione della Confederazione cacciatori toscani (Cct): è possibile stilare un bilancio di questa esperienza e come sono attualmente i rapporti con le altre Associazioni venatorie? Perché sembra difficile replicarla a livello nazionale?

Il progetto della Cct, nato dalla volontà delle Associazioni costituenti di allora per affrontare in modo organico e senza tatticismi il tema vitale dell’unità del mondo venatorio, rappresenta oggi il volto di una realtà virtuosa, un modello originale che mettiamo a disposizione anche per le future scelte a livello nazionale. Il suo punto di forza è stato quello di concretizzare il sentimento di unità che appartiene, oggi più che mai, a tutti i cacciatori, in un modello organizzativo credibile, con un programma ed uno statuto vincolante, con una piattaforma di obiettivi condivisi ed una forte cessione di rappresentanza ad un unico soggetto confederale. Allo stato attuale la Confederazione costituisce oltre il 60% dei cacciatori toscani, raccogliendo l’adesione di Federcaccia Toscana, Anuu migratoristi Toscana e Associazione regionale cacciatori toscani. Si presenta come un serio, preparato ed affidabile interlocutore per l’attuale Giunta regionale e per i principali gruppi politici che siedono nel Consiglio regionale. Dobbiamo rilevare anche come la Cct abbia sviluppato il massimo delle relazioni non solo con i livelli istituzionali, ma anche con tutti gli altri principali portatori di interesse. Questa esperienza unitaria è stata importante per qualificare la caccia nella nostra Regione: auspichiamo che altre Associazioni venatorie toscane vogliano aderire a questo progetto unitario, per la sopravvivenza della caccia e per una linea unitaria di conoscenza e difesa della nostra passione. Chi oggi sta fuori ha scelto la strada dell’appartenenza e della testimonianza a discapito del futuro e di un vero rilancio di una prospettiva culturale per il mondo venatorio. Francamente non sappiamo quali possano essere le difficoltà nel replicare questa esperienza sul piano nazionale, anche perché non si sono forse sviluppati un lavoro ed un confronto su queste basi a livello nazionale nelle varie Regioni. La cosa che pare certa è che la Cct rappresenta un modello che va ben oltre le vecchie formule unitarie di stampo novecentesco, dall’Unavi per arrivare all’attuale Cabina di regia, passando per la Fe.Na.Ve.Ri. Quelle formule ripropongono la solita idea di un mondo venatorio iper-frammentato che si riunisce solamente di fronte all’emergenza, o su obiettivi estremamente generali. Una unità dalle ‘mani libere’, dove si può stare assieme temporaneamente per tornare a farci concorrenza quotidianamente. Noi siamo convinti che la storia e la società impongano oggi la sfida della costituzione di un soggetto nuovo, altamente rappresentativo, tecnicamente preparato, frutto del contributo disinteressato di tutte le migliori esperienze. Serve dunque una proposta nuova e coraggiosa per misurare la reale volontà delle singole Associazioni venatorie su una nuova fase costituente, come annunciato dal nostro presidente nazionale Massimo Buconi. L’unità si fa con chi ci sta, con un programma chiaro e lungimirante, senza ombre nel rapporto con i cacciatori. Il tempo davanti a noi non è infinito e per combattere la deriva animalista ed anti-caccia dobbiamo accelerare i tempi e svegliarci dal torpor.

Capitolo ricerca: cos’è il progetto “Data from the Sky”? Come procede la collaborazione con Acma, Club italiano del colombaccio, Centro ornitologico Malpasso?

Da tempo la Confederazione è impegnata a sviluppare e a promuovere un ampio fronte di collaborazione con varie realtà associative specialistiche, come Acma e Club italiano del colombaccio, oltre a finanziare importanti Centri ornitologici, tra cui il Centro ornitologico Malpasso (Gr) e il Centro ornitologico ‘Porto allo Stillo’, all’interno del padule di Fucecchio. La Cct ritiene che la ricerca scientifica, la raccolta e l’elaborazione dati siano di fondamentale importanza per la salvaguardia della nostra passione. A tale riguardo, da tempo ha dato vita al progetto ‘Data from the sky’, che si prefigge come scopo principale quello di raccogliere ed elaborare dati utili a conoscere la consistenza e l’andamento delle popolazioni delle specie di avifauna migratoria oggetto del monitoraggio. Nella fattispecie tordo bottaccio, tordo sassello, merlo e cesena; columbidi appartenenti alle specie tortora selvatica e colombaccio; anatidi e rallidi delle specie marzaiola, germano reale, mestolone, alzavola, gallinella porciglione, ecc.; scolopacidi appartenenti alla specie beccaccia, beccaccino e frullino, al fine di valutare le iniziative gestionali (in primis attraverso la formulazione di calendari venatori adeguati) da parte degli Enti preposti a tale scopo.

Quali sono stati i riflessi dell’emergenza sanitaria sulla caccia toscana? Avete trovato orecchie sensibili da parte delle istituzioni regionali? Quanto il suo ruolo come presidente regionale le è servito per amministrare la realtà federale?

Indubbiamente il periodo pandemico ha creato enormi difficoltà anche per quanto riguarda l’organizzazione e lo svolgimento della caccia nella nostra Regione. Il primo dato certo è la diminuzione percentuale maggiore di porto d’armi rispetto alla passata stagione: l’incertezza, l’insicurezza sanitaria purtroppo hanno fatto sì che tanti cacciatori anziani non abbiano rinnovato la licenza. Abbiamo lavorato con il Governo regionale per avere un calendario certo già dalla primavera del 2020, per dare un segnale chiaro ai nostri iscritti, la certezza di poter tornare a caccia nonostante la criticità dovuta al Covid-19. Federcaccia Toscana ha da sempre coltivato un rapporto di rispetto e collaborazione con gli organismi di governo regionale, improntati al confronto nel rispetto dei ruoli. Anche con il nuovo Governo uscito dalle elezioni del settembre 2020 abbiamo da subito stabilito un buon rapporto, sia con l’assessore Stefania Saccardi che con il presidente Eugenio Giani. Un rapporto di collaborazione che ci ha permesso di poter chiedere, specificato con apposita ordinanza del presidente, la possibilità per i cacciatori toscani di poter esercitare la propria attività anche in fascia arancione, non solo nel loro comune di residenza, ma anche all’interno dei loro Atc di residenza venatoria. Ed è stato un riconoscimento importante: la Toscana infatti è stata la prima Regione a permettere questo tipo di interpretazione al Dpcm nazionale. Ciò ha permesso di poter praticare la caccia in ogni forma consentita, senza nessuna disparità. Come ho già detto in precedenza, questo risultato è frutto dei buoni rapporti coltivati con gli organismi regionali e della nostra responsabilità, più volte dimostrata pure all’interno della Confederazione dei cacciatori toscani. Essere la realtà più numerosa presente all’interno della Confederazione crea grosse responsabilità decisionali di programmazione e di confronto, in special modo con le altre categorie interessate alla gestione del territorio – agricoltori e loro rappresentanti regionali – e sono da sempre motivo di continuo confronto.

Qual è la varietà di terreni venatori in Toscana e qual è storicamente la caccia prevalente? Negli ultimi decenni ci sono stati molti cambiamenti rispetto alle cacce tipiche? Fattori di novità?

La caccia in Toscana ha visto negli anni prevalere una maggiore partecipazione nelle province del Nord e della costa alla migratoria, mentre per quanto riguarda la caccia alla selvaggina stanziale le province centrali e del Sud della regione. In queste realtà sono da sempre presenti numerosi nostri volontari nella gestione delle tante Zone di ripopolamento e cattura e Zone di rispetto venatorio. Dopo gli anni ‘80/’90, si è sviluppata la caccia agli ungulati, in tutte le province toscane; le province di Firenze, Arezzo, Siena, Pisa e naturalmente la Maremma Grossetana sono il regno della caccia al cinghiale e naturalmente sono presenti altri ungulati per poter esercitare la caccia di selezione. La caccia agli ungulati, in primo luogo il cinghiale, ha avuto un’esplosione anche per i cambiamenti del territorio: l’aumento dei terreni boschivi e la fine della mezzadria hanno di fatto ampliato la possibilità di creare le condizioni per una riproduzione elevata della specie. La Toscana vanta un patrimonio importante come consistenza di caprioli, cinghiali, daini, mufloni e cervi. Gli ultimi dati statistici parlano infatti di oltre 500mila esemplari, che hanno prodotto la formazione di numerosi gruppi di caccia al cinghiale. Questa importante presenza di ungulati ha complicato i rapporti con l’imprenditoria agricola, dato che in molte realtà la compatibilità della loro presenza con l’agricoltura di pregio crea forti contrasti. Si sono registrate ingenti richieste di indennizzo: dobbiamo pertanto lavorare per governare il territorio in modo da assicurare una presenza di ungulati tollerabile. Nella stesura del nuovo Piano faunistico regionale dovremmo riservare una particolare attenzione ad un miglior rapporto di convivenza tra l’imprenditoria agricola e la presenza di fauna selvatica sul territorio. Un impegno specifico dovrà essere rivolto al nuovo Piano di sviluppo rurale: dobbiamo lavorare per meglio integrare nel sistema rurale regionale l’attività venatoria, riqualificando ulteriormente anche i numerosi istituti pubblici e privati esistenti. Occorre perciò riconvertire, migliorare la gestione della fauna stanziale, vera ricchezza storica del nostro modo di andare a caccia.

Com’è il rapporto con l’opinione pubblica e con i media locali in genere? Negli anni si è modificata un po’ la percezione della caccia e il modo di comunicarla?

Ancora oggi la caccia è vista con interesse in tanti territori della nostra Regione. La cacciagione in tavola, ad esempio, ha ancora una grande rilevanza. Nei centri più urbanizzati e nei capoluoghi è sempre più difficile far comprendere la nostra passione. È senza dubbio più semplice far continuare a vivere la caccia, le nostre tradizioni all’interno dei villaggi e dei borghi che costellano la Toscana. I media purtroppo non aiutano la corretta informazione per far conoscere la nostra attività. L’opinione pubblica è facilmente strumentalizzabile dalle prese di posizione, di contrarietà asservita e ideologica contro la caccia. Dobbiamo meglio sviluppare i nostri media venatori per poter controbattere efficacemente le notizie false e tendenziose. Dobbiamo organizzare in modo più soddisfacente il nostro sistema mediatico per replicare, o solamente per far meglio conoscere il fenomeno caccia, la gestione faunistica, la necessità della stessa come strumento selettivo delle popolazioni selvatiche. Equilibrio, responsabilità, conoscenza dovranno essere caposaldi delle nostre giuste rivendicazioni.

E il rapporto con gli ambientalisti?

Da sempre abbiamo cercato di costruire un sano confronto con le Associazioni ambientaliste meno estremiste, ma non sempre è risultato possibile. Le loro posizioni estreme, spesso con ricorsi immotivati al Tar sui calendari venatori, e la loro fuoriuscita dai Comitati degli Atc regionali rendono davvero difficile un serio confronto.


“L’esperienza unitaria della caccia toscana”, di Francesca Domenichini, Caccia & Tiro 2/2021.


 

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