In questi tempi nei quali stiamo assistendo a cambiamenti climatici che causano sempre più spesso eventi meteorologici impattanti per le attività umane, per la fauna e per la biodiversità, è giusto ricordare circostanze del passato come le alluvioni e le esondazioni che hanno provocato sconvolgimenti geografici e modificato le abitudini di tante persone. Ecco perché l’Amministrazione comunale di Musile di Piave (VE), retta dal primo cittadino Silvia Susanna, ha pensato di organizzare il 3 novembre, proprio in concomitanza con il 60° anniversario, una serata commemorativa per ricordare l’alluvione del Piave, avvenuta proprio a cavallo 3 e del 4 novembre 1966. In quei giorni le fortissime piogge colpirono tutto il Paese, esondò anche l’Arno che fece finire sott’acqua anche la città di Firenze e la Val d’Arno. Nell’invito spedito alle autorità sul territorio e anche ai comuni limitrofi che hanno vissuto questo evento (firmato anche dall’assessore all’Agricoltura di Musile, Marilisa Coppo), leggiamo che l’inondazione: “Ha profondamente segnato la storia e la memoria delle nostre comunità”.
Durante l’incontro-convegno verranno rivissuti, grazie all’aiuto del ricercatore storico Stefano Cattelan, i ricordi di quei tragici giorni che sconvolsero le famiglie e le attività economiche e sarà anche un’occasione per concentrarsi sulle sfide da affrontare per evitare che situazioni come questa possano ripetersi in futuro.
All’epoca dei fatti non esistevano mezzi di comunicazione come quelli di oggi e i soccorsi fecero fatica a essere tempestivi, perciò i primi aiuti arrivarono dai cacciatori del posto che praticavano la caccia in botte e che erano in possesso di barche. Si misero spontaneamente al servizio delle comunità per portare in salvo i propri concittadini, misero anche a rischio la propria incolumità. Sull’argomento abbiamo sentito Giuseppe Moro, presidente della Sezione comunale FIdC di Musile di Piave che all’epoca era giovanissimo e ricorda come quei giorni abbiano segnato profondamente la vita di tante persone: “Erano altri tempi, non esistevano gli smartphone e i social network, non c’era neppure la Protezione Civile e le autorità impiegarono un po’ di tempo per organizzarsi. Ricordo che i primi aiuti arrivarono proprio dai cacciatori, alcuni erano miei famigliari, che conoscevano a menadito il territorio e portarono in salvo e al sicuro tante persone con le loro imbarcazioni. Perirono migliaia di capi di bestiame da reddito mettendo in crisi la vita di tantissime famiglie”.
Il mondo venatorio è sempre presente anche oggi: l’esempio più recente è quello dell’Emilia-Romagna, colpita da alluvioni nel 2023 e nel 2024, quando i cacciatori, d’accordo con le autorità e la Protezione Civile, si sono messi al servizio di tutti con i propri mezzi fuoristrada per portare aiuti concreti come cibo, acqua, panni asciutti e persino giochi per tranquillizzare i bambini, dove c’era necessità.
La memoria del passato per aiutarci a superare le difficoltà del presente provocate dai cambiamenti climatici: l’Amministrazione comunale di Musile di Piave organizza una serata-convegno per ricordare la tragica alluvione del Piave avvenuta nel novembre del 1966. Furono i cacciatori del posto a prestare i primi soccorsi – Foto Jacopo Foti


