Dal Nord al Sud della nostra penisola, continua il viaggio esplorativo e conoscitivo della realtà Federcaccia. E questa volta facciamo tappa in Piemonte, precisamente a Camino, in provincia di Alessandria, per una piacevole chiacchierata con il presidente regionale Giorgio Rondano. Tra i temi affrontati, le tradizioni venatorie della sua regione, la gestione e il ruolo che oggi, più che mai, ricoprono i cacciatori a tutela della biodiversità.
Da quanto tempo è presidente regionale Federcaccia? È il suo primo ruolo in ambito Fidc o ha ricoperto altre cariche in un recente passato? Da dove nasce il suo interesse per le “questioni venatorie”? Non mi riferisco solo all’ambito prettamente istituzionale.
“Ricopro la carica di presidente regionale Federcaccia del Piemonte dall’aprile 2019. Ho iniziato in Federcaccia alla fine degli anni ’80 come consigliere della Sezione comunale di Casale Monferrato (Al), poi sono stato consigliere della Sezione provinciale di Alessandria ed infine segretario della stessa. Ho iniziato ad appassionarmi alla caccia in giovane età, quando, non ancora in possesso della licenza, seguivo mio nonno e mio padre durante le battute di caccia. Oggi caccio principalmente con il cane da ferma e pratico la caccia di selezione al capriolo e cinghiale e dal mio primo porto d’armi sono tesserato Federcaccia”.
Quali sono le tradizioni di caccia “regine” del territorio piemontese e quanto sono cambiate rispetto a un tempo? Si può affermare che sono ancora fortemente radicate?
“La tradizione di caccia in Piemonte è basata principalmente alla stanziale. La lepre in primis, fagiano, pernici e starne per le zone in pianura, mentre per la Zona Alpi la fauna e avifauna tipica alpina costituiscono da sempre una inimitabile forma di caccia per pregio e caratteristiche del territorio”.
Come vive il suo doppio ruolo di massimo rappresentate regionale dei federcacciatori e di sindaco di Camino (Al)? Essere sindaco l’aiuta nel rapportarsi alle altre Istituzioni collegate alla caccia?
“Il doppio ruolo di sindaco del Comune di Camino in provincia di Alessandria e di presidente regionale Federcaccia per il Piemonte hanno in comune l’essere prossimi ai cittadini/cacciatori. Ambedue i ruoli devono confrontarsi con i continui mutamenti demografici, climatici, economici e, non per ultimo, sanitari come in questo ultimo anno e mezzo”.
In molte parti d’Italia, Piemonte compreso, la diffusione del cinghiale sta creando molti disagi. Il 14 maggio scorso la Regione ha recepito la sentenza della Corte costituzionale e ha allargato il novero dei soggetti accreditati. Un buon segnale.
“Occorre una revisione, una semplificazione e una maggiore organizzazione dell’attività di prelievo del cinghiale su linee guida condivise per tutte le province, che favoriscano maggiormente la caccia programmata. Quella sentenza a cui si riferisce, riguarda il controllo della specie in cui i nostri associati intervengono come soggetti attuatori se posseggono i requisiti richiesti, che è attività del tutto diversa dalla caccia regolamentata e limitata come da calendario venatorio. La caccia è sicuramente un’attività sostenibile a salvaguardia delle biodiversità e degli equilibri ambientali ed il cacciatore rappresenta sicuramente un’utilità sociale”.
La salvaguardia della biodiversità è ormai compito precipuo anche del cacciatore, come ci ha appena detto. Nelle risaie piemontesi sembra che l’ibis sacro, animale non certo autoctono, stia creando gravi danni alle altre specie. Qual è la posizione della Fidc Piemonte e, in caso venisse richiesto, sareste disponibili a collaborare per limitare il fenomeno?
“Il ruolo decisionale su come e in che forma intervenire su qualsiasi specie problematica spetta per competenza agli organi provinciali su indicazioni dell’Ispra. Federcaccia è, come sempre, a disposizione nel fornire la necessaria assistenza ai propri associati durante le necessarie operazioni di controllo faunistico. Un problema sentito non solo in Piemonte ma in tutta Italia, che continua ad essere oggetto di discussione e di diatribe tra chi questi animali li vuole controllare e chi invece li vuole proteggere, pensando che l’ambiente sia rimasto quello delle foreste neolitiche.
Purtroppo l’uomo ha trasformato l’ambiente distruggendo e modificando la vegetazione naturale di intere regioni e solo grazie alla passione venatoria di nobili cacciatori – in Piemonte ricordiamo i Gonzaga e i Savoia – che alcuni ambienti sono rimasti pressoché inalterati. La gestione oculata fatta dal mondo venatorio ed in particolare da Federcaccia, da sempre ha permesso di governare in modo sostenibile la fauna selvatica, sia quella cacciabile che quella protetta, ma un mondo animalista integralista ha mutato gli equilibri: invece di inseguire i veri obbiettivi per migliorare l’ambiente ha riversato sui cacciatori tutte le sue forze, trovando nel mondo venatorio il capro espiatorio di tutti i mali dell’ambiente”.
Un intervento in coltivazioni di pregio come le risaie comporta una collaborazione con gli agricoltori. Come sono i rapporti con il mondo agricolo?
“I rapporti con il mondo agricolo sono generalmente buoni, potrebbero essere maggiormente incentivati disponendo di una legislazione per il controllo più moderna e flessibile, per aver modo di rispondere al meglio alle esigenze del loro settore”.
Tra le iniziative di volontariato che portate avanti quali annoverate? E tra le campagne di sensibilizzazione? Mi riferisco ad esempio a quella condotta tra i mesi di maggio e giugno per la tutela dei piccoli di capriolo. Ci sono appuntamenti fieristici, sagre, eventi che rappresentano un vanto per il Piemonte venatorio?
“Federcaccia Piemonte tramite le sue Sezioni comunali articola diverse attività di volontariato come giornate ecologiche, ripristino e mantenimento dei percorsi sul territorio, assistenza alla fauna selvatica in caso di difficoltà. Le campagne sono seguite e pubblicizzate tramite i canali web e social associativi regionali. Ad esclusione delle manifestazioni svolte alla Reggia di Venaria, non ci sono eventi di rilievo riguardanti la caccia in regione”.
Tratto da “Viaggio attraverso il Piemonte venatorio”, di Francesca Domenichini, Caccia & Tiro 7/2021.
Nella Zona Alpi la fauna e avifauna alpina costituiscono da sempre una inimitabile forma di caccia per pregio e caratteristiche del territorio. Nelle immagini qui riportate alcuni ambient tipici della Regione – Foto Fidc Piemonte










