Si può affermare a gran voce che nelle discipline ad alta concentrazione, il coaching offre il meglio di sé stesso. Sicuramente gli strumenti che questa attività offre non fanno altro che migliorare l’equilibrio, l’attenzione, la consapevolezza e la resilienza che nel tiro a volo si devono concentrare nelle poche frazioni di secondo imposte dalla disciplina. Ad oggi il coaching è definito una delle migliori attività per chi vuole avanzare e migliorarsi sia come persona che come sportivo.
LA FIGURA DEL MENTAL COACH
Quella del mental coach è una figura che sino a un po‘ di tempo fa era sconosciuta o quasi, perché non era stata inquadrata nei minimi dettagli e non le era stata data l’importanza che meritava. Adesso però è diventata una sana realtà, una figura professionale ad alti livelli e di una importanza fondamentale per lo sportivo di turno, ma non solo. Il connubio perfetto, tra coaching e piattello, nasce proprio dai risultati che hanno caratterizzato le mie esperienze e quelle dei miei colleghi impegnati a seguire i tiratori di tutte le discipline tiravolistiche. Come sempre occorre tener presente un fattore fondamentale: la richiesta di coaching – cerco di essere più chiaro in merito – ovvero il metodo con garanzia di risultati, è disponibile solo per coloro che richiedono un “cambio di marcia”, per coloro che interpretano lo sport come un lungo viaggio o percorso, dedito al cambiamento. In questi ed altri casi, il coaching trova terreno fertile ed è di facile adattabilità sia per il giovane di 15 anni che per il più maturo 60enne. Sono stato recentemente contattato da un paio di genitori di regioni e sport diversi perché avevano espresso l’intenzione di inserire il proprio figlio in un programma di sport/coaching. Dopo il primo contatto, ho però compreso che, in un caso era il figlio che spingeva i genitori affinché potesse iniziare al più presto questo programma, mentre nel secondo era soltanto il genitore a sollecitare il figlio (non totalmente convinto) ad intraprendere questo percorso. Il risultato è stato quello che, nel primo caso, a livello mentale il ragazzo era pronto a recepire qualsiasi messaggio arrivava dalle sessioni con finalità di miglioramento e dopo pochi giorni ha quindi cominciato. Nel secondo, invece, dopo 15 giorni di telefonate non siamo approdati a nulla, ma parlando con il padre gli ho “sconsigliato” un eventuale inizio perché ben consapevole del fatto che non porterà ai risultati richiesti. Ecco perché è meglio aspettare la “chiamata”, cioè quella giusta spinta che ci permetterà di lavorare con serenità ricercando il giusto obiettivo da mettere in campo.
IL MONDO DELLO SPORT
Il mondo dello sport è cambiato e bisogna prenderne atto: sono entrati materiali nuovi, armi più performanti, così come le cartucce stesse, nuove modalità e regolamenti e, almeno in questo caso, c’è da esserne contenti. È altresì vero che sono entrate a farne parte anche nuove figure professionali, il tutto a disposizione di chi vuol migliorare le proprie performance in campo. Diamo spazio allora al nuovo alimentando tutto ciò che ci dà l’opportunità di poter evolvere e migliorare. Dal nostro mondo dobbiamo pian piano eliminare i metodi, le attrezzature, i materiali e tutte quelle persone che ci impediscono di progredire. Circondiamoci sempre di persone migliori di noi, perché da loro, sicuramente, impareremo qualcosa di buono: prendiamo e accettiamo il nuovo che avanza senza farci spaventare. Il coaching ha, per fortuna, delle regole da rispettare come tutte le attività votate al proprio miglioramento. Una di quelle che personalmente mi piacciono di più, è quella dove il “coachee” deve assumersi le responsabilità ad ogni costo. Julio Velasco, il noto coach argentino della pallavolo femminile, dichiara che: “Non voglio alibi, non cercate di spiegarmi il perché non potete fare alcune cose”. Tra le sue innumerevoli dichiarazioni, ho scelto questa perché rende subito l’idea di cosa non si deve mai fare prima, durante e dopo una competizione sportiva, cioè dare la colpa alle interferenze esterne, cercando solo giustificazioni per poterci creare un alibi. Questa è una regola fondamentale da dover rispettare per aiutarci a crescere in consapevolezza. Il controllo della situazione è sempre in mano tua e tu sei responsabile del tuo risultato, il resto rimangono solo “frasi vuote”. Di questa cosa dobbiamo prenderne atto il prima possibile per consentirci di esprimere al meglio le nostre vere potenzialità al fine di raggiungere l’obiettivo finale. Dobbiamo essere in grado di capire l’importanza di questo modello perché tutto, come sempre, dipende da noi. Le pedane regalano e tolgono in maniera inaspettata, allenare quanto detto ci mette in grado di smettere di dare la colpa a destra e a manca, siamo noi i protagonisti assoluti dei nostri pensieri e delle nostre azioni e dobbiamo assumerci gli oneri e gli onori delle scelte che facciamo.
L’EQUILIBRIO…
L’equilibrio, questo sconosciuto! Per riallacciarmi a una frase precedentemente detta, dove si riporta che oggi esistono queste nuove figure che possono aiutare tutti coloro che scendono sulle pedane di tiro, ecco a queste figure va data l’importanza che noi diamo alla scelta dell’arma, del munizionamento o dell’abbigliamento tecnico. Un mental coach preparato, competente, serio, in grado di farti progredire verso il tuo obiettivo è colui che non si propone mai, colui che non viene imposto ma, soprattutto, è colui che “non vende fumo”. La persona ideale per te è colui che ti infonde equilibrio, spinta, che ti ascolta e disegna, insieme a te, il tuo percorso. L’equilibrio è una di quelle doti che sono state perse perché spesso e volentieri nella nostra società si vive spesso di menzogne, pur di arrivare a raggiungere il traguardo personale. Difatti un’altra delle regole che stavamo cercando è proprio questa, la ricerca dell’equilibrio. Il punto d’equilibrio è l’incrocio che si crea fra quello che noi pensiamo e quello che poi facciamo. Coaching & piattello rappresentano la fusione perfetta che determina chi e cosa possiamo diventare. Questo perché il tiro a volo, come già detto, è composto da frazioni di secondo in cui dobbiamo assumerci tutte le responsabilità che ne conseguono. Offre una crescita non indifferente, ma dobbiamo volerla fortemente e coscienziosamente.
CONCLUSIONI
Innalziamo a paladini dell’innovazione tutti coloro che hanno il coraggio di cambiare le vecchie abitudini a vantaggio delle nuove. Concepiamo il piattello come un qualcosa da coniugare, perché le competizioni ci diano ragione una volta per tutte: la parola da coniugare con il piattello è esclusivamente l’attività di coaching.
Tratto da “Coaching & piattello, connubio perfetto”, di Giorgio Fabris, Caccia&Tiro 10/2025.
Le pedane regalano e tolgono in maniera inaspettata. Siamo noi i protagonisti assoluti dei nostri pensieri e delle nostre azioni e dobbiamo assumerci gli oneri e gli onori delle scelte che facciamo – Foto Giorgio Fabris


