Nel momento in cui scrivo sto volando verso il Marocco per assistere alle fasi conclusive della prima prova di Coppa del mondo, dopo intense giornate dedicate ad alcuni impegni e a tanti incontri in Italia. Quando frattanto leggerete queste mie note, si saranno certamente smorzate le temperature talvolta ancora rigide che hanno caratterizzato le prime settimane di primavera e che, in senso strettamente meteorologico, hanno fatto da cornice ambientale indiscutibilmente perfetta al Campionato italiano invernale delle Società di fossa olimpica e di skeet. Ma non si sarà smorzata l’eco affascinante di quegli episodi agonistici, che tradizionalmente svolgono il ruolo di cerniera tra l’attività di pedana dell’inverno e il fulcro del calendario, e che sono piacevolmente ancora al centro di queste mie riflessioni. Ritengo infatti che quell’atmosfera, che alcune delle più tradizionali competizioni del calendario italiano sono in grado di creare, sia assolutamente unica. E soprattutto si conservi nel tempo nella sua genuina integrità. È proprio per questo motivo che dobbiamo essere nel contempo grati e orgogliosi di poter sperimentare in ogni stagione agonistica le emozioni che quelle competizioni ci trasmettono. Conservare il profilo familiare, collegialmente amichevole e autenticamente genuino di quelle competizioni che appartengono più saldamente alla nostra tradizione agonistica – pur in un mondo che propone vorticose e rapidissime trasformazioni – non significa essere arroccati. Significa semmai saper affrontare – valicare, solcare, direi: con un gergo tra l’alpinistico e il marinaresco – le continue trasformazioni della società in cui viviamo con la consapevolezza di essere in possesso di ferrei princìpi che in realtà non tramontano mai. Il tiravolismo italiano fonda la sua storia nella nascita spontanea di tante Associazioni sul territorio nazionale che proprio cento anni fa sono andate a comporre quel mosaico straordinario che si chiama Federazione italiana tiro a volo. Quella istituzione ha assunto dunque, fino dalla prima intuizione di Ettore Stacchini, il carattere di grande famiglia sportiva che sapeva armonizzare tante differenze. Probabilmente quella capacità di dare compiutezza armonica alle differenze è una prerogativa che appartiene anche ad altre famiglie dello sport italiano, ma con un pizzico di legittimo orgoglio oggi possiamo affermare che la nostra Federazione ha saputo conservare quell’attitudine fino ai nostri giorni in maniera molto fedele. E la spiegazione è semplice: quella configurazione di collettività corrispondeva al più sincero connotato del tiravolismo italiano. Che, non a caso, è un ambito in cui – come ho sempre sottolineato energicamente in questi miei interventi – i vari livelli dell’agonismo hanno saputo e continuano a saper convivere perfettamente. Poiché questa mia considerazione ha mosso i suoi passi proprio dalla circostanza della celebrazione dei Campionati d’inverno delle Società di trap e skeet, è più che opportuno ribadire come quella gara sia da sempre la sede emblematica in cui si misurano alcuni dei nomi più celebrati del nostro panorama agonistico gomito a gomito con freschi talenti emergenti o con navigati veterani delle pedane o ancora con appassionati che possono dedicare allo sport soltanto qualche momento del proprio tempo libero. Questa splendida armonia di situazioni differenti è la Federazione dei nostri primi cento anni e credo di interpretare il pensiero di tutti voi che mi leggete dicendo che è nostro dovere tutelare questa nostra straordinaria eredità storica per affrontare, con la stessa grande emozione che sarà stata certamente vissuta un secolo fa, la meravigliosa avventura dei nostri prossimi cento anni.
“Linea di tiro”, di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 04/2026.
Luciano Rossi: “Conservare il profilo familiare, collegialmente amichevole e autenticamente genuino di quelle competizioni che appartengono più saldamente alla nostra tradizione agonistica non significa essere arroccati. Significa semmai saper affrontare le continue trasformazioni della società in cui viviamo con la consapevolezza di essere in possesso di ferrei princìpi che in realtà non tramontano mai” – Foto Fitav


