STAGIONE VENATORIA 2022/2023: LE PROPOSTE DI FEDERCACCIA E ACMA RAVENNA

Siamo nuovamente a parlare di calendari venatori: il periodo infatti è quello in cui ricomincia la “loro stagione”. Negli ultimi anni si può affermare che per i cacciatori dello Stivale esistono due stagioni ben distinte, in cui devono esprimere il meglio di loro stessi: quella venatoria e quella dei calendari. Acma (Associazione cacciatori migratori acquatici) per le specie acquatiche e Federcaccia in generale lavorano costantemente 365 giorni l’anno per permettere a tutti gli appassionati di cacciare nel miglior modo possibile. Non è spesso facile, perché ci si trova ad interloquire con persone a volte poco preparate, se non addirittura in malafede nei confronti dell’ars venandi. La burocrazia e le problematiche diventano di anno in anno più numerose e complesse, ma i successi e le possibilità di continuare a cacciare dignitosamente comunque non mancano. “Spetta a noi tutti – si legge in un comunicato stampa congiunto di Federcaccia Ravenna e Acma Ravennadal singolo cacciatore alle Associazioni venatorie, dare il massimo per creare una situazione più favorevole in futuro. Ci teniamo a chiarire che per noi di Acma non esistono specie di uccelli acquatici di serie A o di serie B, noi lotteremo sui calendari venatori affinché tutte le specie cacciabili vengano inserite. Anche se un solo cacciatore in una Regione è interessato a cacciare una specie e può farlo, per noi va assistito e difeso. Questo non per mera goliardia venatoria, ma perché i cacciatori di acquatici sostengono degli enormi sforzi economici non solo per conservare le Zone umide che aiutano però anche tutte le specie non cacciabili e che godono di questi ambienti. Porre dei limiti forti alla caccia agli acquatici significa rischiare di perdere migliaia di ettari di Zone umide create e gestite dai cacciatori e quindi mettere in crisi un sistema già fortemente alterato e limitato dall’agricoltura industriale come quello appunto delle zone umide.

Nello specifico, in merito alla prossima stagione venatoria 2022/2023, stiamo assistendo da parte di alcune Regione ad un atteggiamento rischioso per il mondo venatorio e per l’ambiente naturale. Il procedimento per l’attuazione di un calendario venatorio prevede che ogni Regione debba preparare una bozza, dopo essersi confrontata con tutte le Associazioni interessate, inviarla all’Ispra, aspettare il parere di risposta (40/50 giorni) e poi pubblicare quello ufficiale con eventuali motivazioni tecnico-scientifiche aggiuntive nel caso in cui si discostasse dal parere di Ispra (tutto ciò possibilmente entro il 15 giugno). Sappiamo bene quanto negli ultimi anni siano diventati ingiustificatamente restrittivi questi pareri. Perciò la strategia migliore da seguire deve essere quella di inserire tutte le specie cacciabili nella bozza del calendario ed attendere il parere dell’Istituto, altrimenti se si invia già una bozza senza alcune specie, come sta accadendo in alcune Regioni per la moretta, il combattente, il moriglione e la pavoncella, ci si espone ad una serie di problematiche inutili e soprattutto evitabili. Ricordiamo come l’Ispra abbia ritenuto importanti le attività di mantenimento di Zone umide da parte dei cacciatori per queste specie.

Per la moretta ed il combattente, ad esempio, se queste specie vengono inserite successivamente in calendario e non si ha un parere dell’Ispra, ci si espone a facili ricorsi. Quindi perché autoeliminare due specie invece di inserirle nella bozza ed aspettare il relativo parere? “Non capiamo questa posizione autolesionista, considerando il fatto che non esiste assolutamente alcun rischio di infrazione, come insinua erroneamente qualche Associazione animalista per intimorire le Regioni. Sono specie certamente con qualche problema e che vanno quindi inserite in calendario con i giusti limiti di carniere, ma nei confronti delle quali nessuno, neanche la Commissione Europea, ha chiesto di chiudere la caccia”.

Per il moriglione e la pavoncella il discorso è diverso ed è ormai risaputo da tutti che per essere cacciati necessitano di un Piano di gestione nazionale che deve essere scritto dall’Ispra in accordo con le Regioni, ma che dopo 3 anni non è stato ancora pubblicato. Spetta pertanto alle Regioni stesse farsi carico di sollecitare il competente Ministero e l’Ispra per l’immediata applicazione di questi Piani, così da tutelare una categoria che mantiene delle Zone umide meravigliose a sue spese e che, senza l’interesse venatorio, andrebbero perse. Inoltre le Regioni eviterebbero numerosi problemi di pressioni e ricorsi. I cacciatori emiliano-romagnoli portano avanti una tradizione secolare di caccia in queste Zone umide. Hanno ripristinato cave di estrazione e terreni agricoli al fine di tutelare l’avifauna acquatica e non solo. Stanno partecipando a progetti di ricerca importanti sugli abbattimenti, sui censimenti ed anche sulla raccolta delle ali. Hanno salvato decine di uccelli nella Valle della Canna. Insomma, i cacciatori stanno facendo la loro parte, ora spetta alla Regione aiutarli a tutelare questi luoghi naturali.

Nello specifico, propongono che la Regione Emilia-Romagna:

    • solleciti gli Enti preposti per pubblicare ed applicare, in accordo con le Regioni tutte, i Piani di gestione nazionale per le specie moriglione e pavoncella entro l’inizio della stagione venatoria 2022/2023.
    • Chieda all’Ispra un nuovo parere per la caccia alle specie combattente e moretta comune per la stagione 2022/2023 al fine di inserirle nel prossimo calendario venatorio.
    • Nello specifico per la specie moretta di aprire la caccia per un periodo limitato dal 1° novembre 2022 al 31 gennaio 2023. Di limitare il carniere con 3 capi giornalieri e 10 stagionali. Di consentire la caccia a questa specie solo da appostamento fisso e temporaneo o, in alternativa, in qualsiasi forma, ma solamente a cacciatori formati per la caccia specifica a questa specie.

I cacciatori emiliano-romagnoli portano avanti una tradizione secolare di caccia nelle Zone umide. Hanno ripristinato cave di estrazione e terreni agricoli al fine di tutelare l’avifauna acquatica e non solo. Stanno partecipando a progetti di ricerca importanti sugli abbattimenti, sui censimenti ed anche sulla raccolta delle ali. Hanno salvato decine di uccelli nella Valle della Canna – Foto Acma


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