Quest’anno sono diminuiti gli incidenti e i decessi legati alla passione per la caccia. A renderlo noto una ricerca effettuata dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo durante il periodo della stagione venatoria dal 1° settembre 2025 al 31 gennaio 2026. Vediamoli nel dettaglio i dati emersi: i decessi totali sono stati 9, fra i quali 8 provocati da cacciatori e uno da ungulati, in particolare dai cinghiali, nessuno esterno al mondo venatorio. I feriti sono stati 37 (fra i quali 6 non cacciatori), durante la scorsa stagione erano 34, ma il numero totale di incidenti è diminuito a 45, contro i 62 della stagione precedente, tendenza che si è dimezzata nell’ultimo quinquennio. Stesso discorso vale per i decessi, anch’essi calati rispetto al passato. L’indagine universitaria non si è limitata al mondo venatorio, ma era dedicata a tutte le attività che si praticano all’aria aperta. Così scopriamo che la passione per l’escursionismo-trekking nell’anno concluso da poco ha provocato 140 morti e 290 feriti, 88 invece sono stati i decessi legati alla balneazione, 15 sono i morti causati dagli sport invernali (67 i feriti), l’alpinismo conta 8 vittime, mentre quelle provocate dalle immersioni subacquee sono state 21.
Dopo la divulgazione di questa ricerca la Cabina di Regia del mondo venatorio, composta dalle Associazioni venatorie riconosciute – Federazione Italiana della Caccia, Arcicaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia e Comitato Nazionale Caccia e Natura, si auspica che i numeri legati agli incidenti si avvicinino sempre di più allo zero grazie alla promozione di una cultura sulla sicurezza, attraverso la sensibilizzazione sull’argomento e anche attraverso l’organizzazione di corsi formativi ad hoc.
Dal 1° settembre 2025 al 31 gennaio 2026 sono diminuiti gli incidenti legati alla passione per la caccia rispetto alla precedente stagione venatoria – Foto Jacopo Foti


