MARCHE: IL DISSENSO DELLE SIGLE VENATORIE SULL’OPERATO DELLA REGIONE IN MATERIA DI CACCIA

È di qualche settimana fa la diffusione a mezzo stampa e online di una nota congiunta siglata da alcune associazioni venatorie (Enalcaccia, Federcaccia, ANUU Migratoristi, Associazione Nazionale Libera Caccia) in cui viene espresso dissenso su quanto fatto dalla Regione in materia di caccia. Tanto da definirla “Da Regione di riferimento a ultima da non prendere ad esempio”. Dissenso motivato dalla chiusura anticipata dell’attività venatoria per alcune specie, evidenziando in modo particolare come in molte altre Regioni i calendari siano più estesi ed articolati, oltre ad essere equilibrati. E come gli stessi dinanzi ai tribunali amministrativi regionali siano in grado di fare valere le proprie ragioni. Ciò che si evince, sostengono le associazioni venatorie, è che le Marche non stanno più portando avanti studi e ricerche volte a cogliere le opportunità che la pratica venatoria è in grado di assicurare. Limitandosi ad apportare divieti e restrizioni che di certo causeranno l’abbandono di molti praticanti. Tra i quesiti sollevati anche quello in cui ci si domanda come mai la Regione “si limita a prendere atto dei pareri ISPRA”, mentre tutte le altre investono risorse tecnico-scientifiche ed energie per confutarli.

I cacciatori delle Marche, sottolinea la nota stampa, non chiedono e non pretendono niente che possa pregiudicare l’ecosistema del territorio in cui vivono e l’ambiente in generale. L’unica cosa che chiedono alle autorità competenti è “solo ciò che la scienza e la conoscenza ci possono dare nel totale rispetto dell’ambiente in cui viviamo. Mettete in campo le risorse necessarie per dotarvi con urgenza dei necessari studi scientifici”.


Il dissenso espresso da Enalcaccia, Federcaccia, ANUU Migratoristi e Associazione Nazionale Libera Caccia riguarda in prima battuta la chiusura anticipata ad alcune specie nella Regione Marche.


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