LA VIA DELLA FELICITÀ

Che bella la parola “felicità”, anche se è sempre più raro riuscire a parlarne. Quando affronto questo argomento, durante le sessioni, c’è quasi una sorta di paura/vergogna solo a nominarla, crea una sorta di imbarazzo. Ho suddiviso pertanto questo articolo per poter capire perché uno sport come il tiro a volo, a livello umorale, deve vederci affrontare le pedane con l’emozione della “felicità” davanti a tutto il resto. Capiamo insieme perché e il per come… Quale felicità può esserci nel raggiungere un obiettivo attraverso strategie e azioni che non sfruttano le nostre potenzialità? Quanta soddisfazione si può trarre dal raggiungere un obiettivo che non ci emoziona e gratifica profondamente? Senza questi elementi la felicità rimane una parola sfuggente, un concetto astratto, una parola subdola che non concorre a renderci stabilmente felici. Non è secondario, peraltro, riflettere e meditare sul concetto stesso di emozione, visto e considerato che la felicità è un’emozione. Tutti i traguardi e le mete raggiunti nella vita fungono da stimolo e sostegno per lo sviluppo e il cambiamento personale, quello che gran parte di coloro che scendono in pedana vanno cercando. Se riuscissimo ad essere consapevoli di queste emozioni positive, assaporarle, viverle, potremmo trarre maggiori benefici dai nostri allenamenti e dalle nostre competizioni, piccole o grandi che siano. Quindi non è solo il piacere di conseguire gli obiettivi ma anche il percorso che effettuiamo per poterci arrivare, infine anche ciò che diventiamo come persone. Possiamo focalizzare la felicità come quello stato di consapevolezza che ci permette di essere nel posto giusto, al momento giusto e con gli strumenti tecnici e mentali giusti.

EQUILIBRIO EMOTIVO
Spesso idealizziamo i campioni come “macchine” da prestazione, dimenticando che dietro il muscolo c’è una mente che coordina tutto. La felicità, per uno sportivo, non è un “premio” per aver vinto, ma il carburante necessario per arrivare a raggiungere il successo. Ecco perché l’equilibrio emotivo è tecnicamente fondamentale per performare al meglio.

La chimica del successo: quando sei felice, il tuo corpo produce un mix di neurotrasmettitori come dopamina, serotonina ed endorfine.

Dopamina: aumenta la motivazione e la soglia dell’attenzione.

Endorfine: innalzano la soglia del dolore, permettendo di sopportare meglio la fatica estrema.

Cortisolo basso: la felicità riduce il cortisolo (l’ormone dello stress) che, se è troppo alto, causa rigidità muscolare e rallenta i tempi di reazione.

Resilienza e gestione dell’errore: uno sportivo infelice vive l’errore come una conferma del proprio fallimento personale. Uno sportivo sereno, invece, pratica quella che viene chiamata resilienza psicologica.

Vede la sconfitta come un dato tecnico da analizzare, non come un crollo emotivo.

Recupera più velocemente dopo un infortunio, poiché l’atteggiamento positivo accelera (scientificamente parlando) i processi di guarigione e l’aderenza agli ancoraggi.

Lo stato di flow (“il flusso”): hai presente quando un atleta sembra fare tutto senza sforzo, quasi in trance agonistica? Questo stato ha un nome ben preciso, si chiama “stato di flow”. È quasi impossibile entrare in questo stato se si è oppressi da ansia, rabbia o tristezza. La felicità permette alla mente di “uscire di mezzo”, lasciando che il corpo esegua ciò che ha imparato in anni di allenamento senza l’interferenza di pensieri negativi sabotanti. Difatti le grandi prestazioni sportive si vivono attraversando proprio lo “stato di flow”.

Longevità della carriera: l’ossessione senza gioia porta dritti al burnout. In molti sport talenti cristallini hanno smesso precocemente perché avevano cessato di divertirsi, di essere persone felici fuori dalle pedane. Ecco perché la longevità della carriera permette di:

avere una valvola di sfogo quando la pressione agonistica diventa eccessiva.

Mantenere alto il desiderio di allenarsi giorno dopo giorno. La disciplina sportiva è molto più facile se alimentata da una grande passione.

NEL COACHING SPORTIVO…
Un atleta triste è un atleta che parte con un secondo di svantaggio e in questo sport non è concesso. In sintesi, la felicità non è una distrazione dal lavoro duro, ma la condizione ideale affinché il duro lavoro produca i suoi frutti migliori.

La felicità non va intesa come un “sorriso esterno”, ma come benessere soggettivo e interiore. Ecco allora alcuni punti chiave che potresti inserire nel tuo allenamento perché lo stesso ti possa dare gli ottimi risultati che stai cercando.

Nel tiro a volo, la stabilità e l’equilibrio emotivo si traducono direttamente in stabilità fisica.

Visione periferica e focus: lo stress restringe il campo visivo. Una mente serena mantiene una visione periferica più ampia, fondamentale per intercettare il piattello e gestire il gesto tecnico al meglio.

Istinto vs ragionamento: la felicità favorisce l’emisfero destro. Il tiro è un atto istintivo: se sei una persona felice, “lasci partire il colpo”; se sei ansioso e stressato, “provi a sparare”, il ragionamento rallenta l’esecuzione e ti manda fuori tempo.

CONCLUSIONI
Leggere attentamente questo articolo ti porta a raggiungere la consapevolezza dell’importanza che essere persone felici equivale ad essere atleti migliori.

Se vuoi trovarti nella “via della felicità” non devi avere forzatamente un sorriso a 32 denti, ma di essere in pace con te stesso, difatti nel tiro la felicità è l’assenza di conflitti interni. Quando il tiratore chiude il fucile o punta l’arma, non deve avere debiti emotivi in sospeso, altrimenti il piattello diventa il posto dove scaricare le proprie frustrazioni e molto spesso quello che si ottiene è… un semplice zero! Alla prossima e come sempre grow and Winner365.


Tratto da “La via della felicità”, di Giorgio Fabris, Caccia & Tiro 05/2026.


Una mente serena mantiene una visione periferica più ampia, fondamentale per intercettare il piattello e gestire il gesto tecnico al meglio.


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