LA LEPRE ITALICA VIVE UN ANNIVERSARIO PARTICOLARE: 30 ANNI DAL RICONOSCIMENTO UFFICIALE DELLA SPECIE

Come vi avevamo già anticipato in questo articolo, nel 2026 il riconoscimento della lepre italica (Lepus corsicanus) ha compiuto 30 anni. Fu studiata e descritta per la prima volta da un esperto zoologo inglese, William Edward de Winton nel 1898 e fu considerata a lungo una sottospecie della lepre europea, finché Fernando Palacios del Museo Nazionale di Scienze Naturali di Madrid, sulla base di osservazioni compiute su esemplari imbalsamati del 1800, ne ha riconosciuto le peculiarità di specie endemica del nostro Paese diffusa soprattutto nell’Appennino e in Sicilia, dove è ospitata la più vasta popolazione della specie. Le due varietà, quando presenti nello stesso territorio, non si ibridano. Si basano sulle analisi di Palacios gli studi portati avanti dall’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ai quali ha preso parte anche il ricercatore Francesco Riga che ha spiegato quanto sia stato emotivamente interessante partecipare alle ricerche 30 anni fa con sopralluoghi diurni e notturni. All’epoca non si aveva quasi nessuna certezza e in molti pensavano che questo affascinante animale fosse addirittura estinto. La lepre italica è un poco più piccola per dimensioni rispetto a quella europea e presenta orecchie e arti posteriori più lunghi che servono per spostarsi nel fitto e per sopportare meglio il caldo clima nell’area del Mediterraneo. Un’altra differenza è rappresentata dal manto che sulle zampe posteriori e sulla schiena risulta di un bruno ocra, mentre fra le scapole e il collo si presenta di un grigio scuro, quasi nero. La colorazione dei fianchi e del ventre (bianco) è molto distinta. Come anticipato poche righe sopra, l’osservazione è molto difficile. ecco perché la tecnologia viene in supporto della ricerca. I tecnici di ISPRA usano infatti fototrappole ad alta definizione a colori e si affidano al DNA estratto con metodi non invasivi ricavato dalle feci. La lepre italica ricopre un ruolo fondamentale per la biodiversità degli ecosistemi mediterranei: erbivora, si nutre anche di arbusti ed è così in grado di lasciare la sua impronta ambientale nel sottobosco. Inoltre è la preda ideale di specie come lupo, gatto selvatico e rapaci. Poiché protetta e a rischio estinzione, il prelievo è vietato ovunque tranne in alcune aree della Sicilia dove e comunque controllato rigorosamente. Per contrastarne l’estinzione dovuta a tanti fattori come la competizione con la cugina, sono stati portati avanti alcuni progetti sperimentali di reintroduzione sull’Isola d’Elba e nel territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese. Anche Federazione Italiana della Caccia è intervenuta per la salvaguardia della specie con il Progetto Lepre Italica che porta avanti dal 2017.


Compie 30 anni il riconoscimento ufficiale della lepre italica che si distingue dalla lepre europea perché di dimensioni più piccole e con il manto differente – Foto Ispra


 

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