La Fondazione Capellino (interamente proprietaria di Almo Nature che commercializza petfood), come annunciato anche da noi in un apposito articolo e in questo editoriale firmato dal nostro direttore, Marco Ramanzini, sta sostenendo una campagna contro la proposta di modifica della legge 157/92 intitolata “Niente giustifica la caccia” che ci lascia davvero perplessi vista la mission dell’azienda.
Tutto il mondo venatorio sta cercando di difendersi da questi attacchi ingiustificati e dopo le risposte di Federazione Italiana della Caccia e di Fondazione UNA è arrivato anche il “Controdossier documento Fondazione Capellino-Almo Nature sulla caccia In Italia e in Europa”, realizzato dall’Ufficio Studi e Ricerche di FIdC, il cui coordinatore è Michele Sorrenti, nel quale leggiamo che le posizioni sostenute della Fondazione Capellino: “Appaiono del tutto incoerenti, considerando che per i propri prodotti la società Almo Nature utilizza carne di cinghiale (oggetto di caccia), oltre che quella di animali da reddito che, evidentemente, per il Consiglio di amministrazione di Fondazione Capellino possono essere allevati, abbattuti e consumati senza nessun problema etico”. Nel controdossier vengono analizzati tutti gli aspetti critici e si evidenziano le incongruenze della campagna in questione, a partire dall’affermazione: “La caccia ha diversi impatti negativi sul benessere animale” che non tiene in considerazione l’articolo 13 del trattato dell’Unione Europea che garantisce il benessere animale, ma anche il rispetto delle culture tradizionali di tutti i Paesi membri. Sono numerose le norme europee che regolano la passione per l’attività venatoria, come la Direttiva Uccelli (2009/147/CE), all’interno della quale si ammette la caccia regolamentata; la Carta della Caccia, emanata dal Consiglio d’Europa, sostiene la caccia definita sostenibile che ha anche la funzione di tutelare l’ambiente e gli animali. Per quanto riguarda le norme nel nostro Paese dobbiamo registrare che a giugno 2025 è stata approvata la legge 82 che regola il benessere degli animali, ma si occupa di quelli domestici e di allevamento nelle varie fasi che riguardano il trasporto e la macellazione, mentre per la fauna selvatica bisogna fare riferimento alla 157/92. Insomma, la legge 82/2025 non si sostituisce certo alla 157/92. Nel documento dell’Ufficio Studi e Ricerche si fa riferimento anche a progetti che riguardano miglioramenti ambientali effettuati per la gestione della fauna promossi proprio dai cacciatori, come il foraggiamento artificiale in caso di neve che avviene in tanti territori. La campagna della fondazione Capellino critica inoltre la “gestione post caccia della fauna selvatica” che secondo gli estensori del documento sarebbero macellati sul campo, dimenticandosi che nel caso della grossa selvaggina esistono norme che vietano quanto sostenuto per motivi sanitari. Nella pubblicazione dell’Ufficio Studi e Ricerche di Federcaccia sull’argomento si legge che: “La posizione risulta incoerente e per questo inaccettabile, considerando la vendita da parte della società Almo Nature di molteplici prodotti alimentari per animali composti anche da carni di pesci di molte specie”. Nella campagna anticaccia si portano avanti tesi legate agli abbattimenti di fauna selvatica: senza riportare dati scientifici sulle popolazioni si dice che la caccia determina il declino delle popolazioni cacciate, ma non si tiene conto delle stime sulle popolazioni complessive. Dopo aver analizzato tutti i contenuti della campagna anticaccia promossa da Fondazione Capellino, l’Ufficio Studi e Ricerche Fidc conclude che questo dossier sulla caccia: “Consiste in una strategia di marketing aziendale con cui si cerca di legare il marchio a una causa sociale o ambientale, anche se questa non ha nulla a che fare con i fini aziendali dell’azienda stessa”.
Il testo completo del Controdossier
La prima pagina del “Controdossier Documento Fondazione Capellino-Almo Nature sulla caccia in Italia e in Europa”


