Con Giuseppe Giordano, presidente della Federcaccia Calabria e vice presidente nazionale, tracciamo un quadro dell’attività venatoria in questa Regione, che offre molteplici paesaggi e svariate tipologie di caccia. In primo piano anche i ricorsi al Tar, i rapporti con la Regione per migliorare la situazione dei cacciatori e “ristrutturare” gli Atc, senza dimenticare le iniziative legate alla gestione e al sociale. Iniziamo allora questo viaggio attraverso l’affascinante terra calabra.
Il rigetto da parte del Tar del ricorso di Wwf e Lipu relativo ai motivi aggiunti inerenti il calendario venatorio del dicembre scorso, è stata una vittoria di un lavoro di squadra?
In Calabria da svariati anni Federcaccia, oltre a essere l’Associazione principale con oltre il 50% di iscritti, per ciò che attiene l’ambito venatorio è un costante punto di riferimento per la Regione e le Istituzioni in generale, improntata sul principio di una leale collaborazione, per rappresentare compiutamente le istanze del mondo venatorio, con un approccio adeguato al contesto e al momento storico. Questo ha consentito di assicurare, anche mediante proposte e contributi di natura tecnico-scientifica, con l’apporto dell’Ufficio nazionale Studi e Ricerche di Federcaccia, stagioni venatorie che, eccetto l’ultima, sono state apprezzate dai cacciatori calabresi e prese a riferimento in altre realtà del Sud. Per quanto riguarda il ricorso al Tar trattato in sede cautelare (si è in attesa della decisione di merito), come è sempre avvenuto, e Fidc Calabria si sono costituite in giudizio accanto e al pari della Regione Calabria e anche questa volta le memorie difensive dell’avv. Bruni sono state determinanti per il sostanziale rigetto delle motivazioni aggiunte del 16 dicembre. Già nel recente passato Federcaccia Calabria in sede di contenzioso, sempre su ricorso di parte del mondo protezionista al Tar, attraverso studi tecnico-scientifici come quello sui turdidi, pubblicato peraltro su una prestigiosa rivista internazionale di settore, ha consentito di salvaguardarne il prelievo al 31 gennaio, in luogo delle anticipazioni richieste fra gli altri anche dal Ministero dell’Ambiente.
Contro quel ricorso la Fidc affiancò la Regione. Il fatto che ora l’Ente non sia nella pienezza delle sue funzioni, quanto può nuocere alla caccia, pensando al calendario venatorio?
Federcaccia interviene nei giudizi sia perché chiamata in causa direttamente, sia per la doverosa e incessante attività di difesa della caccia e dei calendari venatori in tutte le regioni d’Italia. Che la Regione non sia nella pienezza delle funzioni è stato anche oggetto del nostro intervento nella Consulta faunistico venatoria del 16 marzo scorso, nella quale, proprio per tracciare la roadmap che dovrà portare alla stagione venatoria 2021-2022, abbiamo rappresentato quali dovranno essere le modalità di approvazione del calendario e della procedura di Valutazione d’incidenza ambientale, che dovrà essere condotta attraverso la procedura semplificata, proprio secondo quanto indicato espressamente dal Ministero dell’Ambiente col decreto del 25 febbraio 2020. In Consulta abbiamo reiterato anche la richiesta della riduzione della tassa regionale di almeno il 50%, quale provvedimento di ‘ristoro’ verso i cacciatori calabresi che pagano una delle tasse più alte d’Italia. Proposta che, su impulso di Federcaccia, il Coordinamento regionale delle Associazioni venatorie riconosciute aveva avanzato già il 16 novembre 2020. Delle questioni più rilevanti, come la riforma della legge regionale sugli Atc, e più in generale su un necessario riordino del sistema, ci si potrà occupare quando sarà chiaro il perimetro dei poteri del Consiglio regionale, tenuto conto che, pur essendo ‘congedato’ per la morte prematura della presidente della Regione, sta operando in proroga. Nel frattempo in Consulta si è convenuto di riprendere il confronto tra le parti con l’Assessorato, partendo dalla proposta di modifica regionale depositata nel dicembre del 2019 proprio su impulso del sottoscritto, che per un breve periodo di quella fine legislatura ha ricoperto la carica di consigliere regionale.
Caccia stanziale al Nord, migratoria e tordi su tutti al Sud: sono ancora queste le vocazioni venatorie calabre?
La tradizione venatoria calabrese negli ultimi trent’anni si era orientata quasi esclusivamente verso la selvaggina migratoria, ma nell’ultimo decennio ha assunto rilevanza anche in Calabria la caccia al cinghiale in braccata, per la quale vanno fatte delle considerazioni a parte. Tuttavia la Regione vanta la nobile tradizione della caccia stanziale, così come lungo la dorsale appenninica italiana la caccia alle coturnici era stata apprezzata e praticata da numerosi cacciatori provenienti anche da altre regioni. Al di là del passato, la migratoria resta una grande opportunità per i cacciatori calabresi: turdidi, quaglie, beccacce e acquatici, grazie ai territori che ancora resistono soprattutto alla pressione di molteplici attività antropiche e alla sovrabbondanza di aree inibite all’esercizio venatorio. Su quest’ultimo aspetto dell’eccedenza di aree inibite, è bene fare un inciso. Federcaccia già oltre 15 anni fa ha condotto una battaglia importante, tenuto conto che all’epoca la superficie inibita alla caccia era nettamente superiore ai limiti di legge fissati dalla e da quella . La battaglia ebbe anche un riconoscimento istituzionale dalla Regione che con delibera di Giunta si impegnò a costituire una commissione per rideterminare un riequilibrio. Dopo 15 anni non solo non si è ottemperato, ma il quadro delle aree inibite si è ulteriormente appesantito. Le nostre battaglie che, apparentemente, possono apparire anacronistiche, si inseriscono invece in una dimensione che guarda all’equilibrio dell’ambiente e all’armonia con tutte le attività antropiche secondo autentici principi di sostenibilità. Gli obiettivi già consolidati dal e dal processo di transizione ecologica che l’Italia ha imboccato potranno divenire un’opportunità per rendere più equilibrato il rapporto dell’ambiente con la caccia che, in una visione moderna, ne diviene elemento ‘utile’, anzi, ‘indispensabile’. In prospettiva Federcaccia è impegnata su un progetto di riforma degli istituti di gestione per dare vita ad attività di ripopolamento e gestione della piccola selvaggina stanziale, ispirandosi a modelli già sperimentati in altre regioni e rivelatisi produttivi.
Il cinghiale crea problemi anche da voi? Ci sono anche altre specie che procurano danni non solo all’agricoltura?
L’argomento è di scottante attualità in tutta Europa ed è vissuto (e anche, purtroppo, approcciato) in Calabria come ‘emergenza’. Su questo fronte, ben consci anche dei limiti di gestione della specie che si sono registrati ovunque, riteniamo utile ribadire ancora una volta la validità delle premesse sulle quali poggia il nostro ragionamento relativamente al rapporto ed equilibrio tra caccia, natura e uomo. Federcaccia sarà impegnata a continuare ad affermare la necessità di una direzione che deve (capovolgendo gli attuali metodi) essere improntata alla pianificazione territoriale, con l’obiettivo certamente arduo e altrettanto ambizioso di trasformare un’emergenza, soprattutto per l’agricoltura, in una possibile risorsa. Per fare ciò abbiamo sviluppato proposte nel tempo e proseguiremo anche confrontandoci sui modelli operativi da adottare, unitamente alle altre componenti del mondo venatorio e agricolo. È necessario che la Regione comprenda la necessità di un radicale cambio di passo. Per la definizione di un metodo, fra i principali punti fermi ci sono una più organica strutturazione delle modalità di gestione della specie, attraverso l’adozione di specifici programmi e piani di gestione che devono riguardare l’intero territorio, comprese le Aree protette; una approfondita valutazione dei risultati di caccia della stagione appena conclusa, tenendo conto di tutte le dinamiche e i risultati realizzati sull’intero territorio; l’adozione di un sistema coordinato di verifica e di indirizzo di pianificazione delle aree di caccia, basato sul numero dei capi abbattuti, sullo sforzo di caccia e sulla mappatura dei danni, su scala almeno triennale; un processo di revisione delle regole, attraverso il confronto e la condivisione con i principali attori del sistema, da svilupparsi con debito anticipo sulla stagione venatoria e senza soluzione di continuità, al fine di pervenire a scelte condivise, frutto di un processo analitico basato su aspetti tecnico-scientifici, non ultimo anche sul versante della prevenzione sanitaria. Federcaccia, con l’Ufficio Studi e Ricerche, sta pertanto completando la stesura di un progetto che, dopo un necessario confronto ed eventuale affinamento con gli attori del sistema e la Regione, potrà essere adottato e configurato quale ‘progetto pilota’ in Calabria. Sulle altre specie che producono ingenti danni all’agricoltura quali storno, gazza, cornacchia grigia e ghiandaia, è necessario realizzare focus specifici per programmare e addivenire a piani di prelievo anche con la modalità del controllo faunistico. Per lo storno (non inserito fra le specie cacciabili dalla 157/92 eccetto che in deroga) saranno fondamentali la segnalazione dei danni e specifiche attività di monitoraggio che potranno essere promosse anche dagli Atc. In altro ambito, l’esercizio delle deroghe allo storno per danni alle colture agricole non è applicato correttamente, perché lo Stato centrale non ha emanato le linee guida previste all’articolo 19bis, che permetterebbero areali più ampi e meno vincoli per la caccia alle specie come deterrente per proteggere le colture
A proposito di ricerca scientifica e di monitoraggio…
“Ho già ricordato il progetto fortemente voluto da Gennaro Giuffrè mio predecessore, scomparso prematuramente, guida e dirigente esemplare di Federcaccia e autentico punto di riferimento dei cacciatori calabresi. Nel triennio 2012-2014, fu realizzato uno studio, promosso e organizzato da Federcaccia attraverso l’allora Ufficio Avifauna migratoria, oggi Ufficio Studi e Ricerche, attraverso due stazioni d’inanellamento situate nelle province di Reggio Calabria e Crotone. La ricerca con i risultati è stata pubblicata sul numero 40 del 2018 della rivista internazionale di ornitologia ‘The Ring’ e dimostra che la migrazione pre-nuziale del tordo bottaccio in Calabria inizia a partire dalla seconda decade di febbraio, confermando quanto emerso dagli altri lavori pubblicati che hanno studiato la specie in Lazio, Puglia, Campania e in Umbria con la telemetria Vhf. Tali risultati sono già stati utilizzati dalla Regione Calabria per la redazione dei calendari venatori e per mantenere la chiusura della caccia alla specie al 31 gennaio. Lo stesso lavoro ha recentemente supportato le giuste tesi del mondo venatorio nella discussione sull’aggiornamento dei Key Concepts e anche questa ricerca è parte delle evidenze portate da Fidc al Ministero dell’Ambiente.
I giovani sono ancora interessati all’attività venatoria e quanto è importante la formazione dei cacciatori?
La Calabria ha il più alto tasso di giovani che esercitano l’attività venatoria, nonostante e devo sottolineare quale nota negativa, le Commissioni di abilitazioni esami siano state oggetto di un controverso provvedimento di caducazione da parte della Regione ma, cosa più grave, non rinnovate da quasi un anno. Su questo abbiamo avanzato una vibrata protesta in sede di Consulta e l’assessore, con il dipartimento, ha assunto formale impegno all’immediata ricomposizione, al fine di garantire l’esercizio di questo diritto. Riguardo alla formazione, farei una distinzione. Da un lato è opportuno parlare di formazione culturale e di maggiore consapevolezza e partecipazione dei cacciatori anche ai momenti decisionali. Il cacciatore, così come il calabrese secondo la massima di Corrado Alvaro ‘vuole essere parlato’ e io direi deve essere ascoltato ed informato. In altri termini, per una maggiore consapevolezza è necessaria una maggiore partecipazione e di questo si deve fare carico Federcaccia; questo rappresenterà un punto di svolta con maggiore apertura alla società, alla comunicazione e ai giovani soprattutto. Per la formazione specifica, invece, voglio ricordare il Corso di abilitazione e aggiornamento delle guardie giurate venatorie, i prossimi corsi per abilitazione dei cacciatori di selezione, i corsi per i giudici sportivi per le attività agonistiche-sportive di caccia e tiro. Infine non mancheranno i momenti formativi per i quadri dirigenti, poiché Federcaccia Calabria ha l’obiettivo di cogliere tutte le nuove opportunità che possano farle compiere un ulteriore salto di qualità per le sfide più innovative della caccia, della ruralità e del Green New Deal.
Durante la pandemia quali sono state le attività che siete riusciti a svolgere ugualmente sul territorio?
Intanto voglio ringraziare le sezioni provinciali, comunali e i federcacciatori dirigenti e componenti degli Atc per lo straordinario e quotidiano impegno che, fuori da clamori e riflettori, offrono nel sociale. Nel pieno della pandemia non sono mancate le iniziative a sostegno della sanità territoriale ed ospedaliera, della Protezione civile e delle comunità, soprattutto delle aree interne, attraverso donazioni di dispositivi di protezione, di strumentazione medica, di sostegno alle associazioni di volontariato maggiormente esposte. Negli anni Federcaccia Calabria ha svolto e continua a svolgere molte attività sociali, alcune delle quali connesse con la tutela dell’ambiente, pulizia e bonifica di aree boscate, di viabilità rurali, di parchi, giardini, alvei di fiumi e torrenti, o nella gestione di aziende faunistiche e zone umide o, ancora, per la conservazione della fauna. Va citato a riguardo lo straordinario impegno dei volontari a fianco dell’Ente Parco dell’Aspromonte nelle attività di reintroduzione prima (2011) e di monitoraggio (2018) del capriolo italico, nell’area protetta del territorio metropolitano di Reggio Calabria.
Iniziative previste per l’anno in corso, emergenza sanitaria permettendo?
L’impegno istituzionale è già ben avviato: abbiamo già trasmesso documenti specifici e abbiamo introdotto in Consulta le nostre proposte tecniche, nella consapevolezza che ci vuole uno sforzo comune e un impegno corale tra istituzioni e categorie interessate. Ove ci fossero posizioni controverse, come quelle ad esempio sulla inspiegabile posizione contraria sul Piano di gestione della tortora, la nostra sarà una posizione intransigente e pubblica. Le altre sfide sono quella del Piano faunistico venatorio regionale, attraverso il coordinamento e l’aggiornamento dei 5 Piani provinciali, più attuali e tutti con procedure conseguite positivamente in ordine alle Vas e Vinca. E, laddove le condizioni ordinamentali e istituzionali lo consentano, siamo già impegnati come proposto dall’assessore Gallo a riprendere e coordinare il confronto con le altre categorie (mondo agricolo in primis) per la revisione e l’aggiornamento della Legge sulla caccia, soprattutto per intraprendere il percorso di riforma che consolidi dimensione e forma pubblicistica degli Atc e, più in generale, sul riordino di competenze e funzioni, per rendere moderno, attuale, trasparente ed efficiente l’intero comparto.
Come vede il futuro prossimo della caccia?
La caccia nel contesto comunitario e nazionale assume un notevole peso anche di natura economica e rappresenta, pur nell’accezione comune e nella tradizione, un fenomeno popolare, ma è una ineludibile componente della società. Va costruita una nuova dimensione, non solo per difenderla dalle continue aggressioni e attacchi, ma per rendere visibile il valore pubblico del mondo venatorio quale componente ambientale positiva con riguardo ai principi di sostenibilità.
“Calabria, tra caccia e sostenibilità”, di Francesca Domenichini, Caccia & Tiro 4/2021.








