L‘autunno per l’attività tiravolistica si identifica da sempre con alcuni appuntamenti molto particolari del calendario agonistco: i confronti intersocietari e la Coppa dei Campioni di trap, i Trofei delle Regioni della fossa olimpica e dell’universale, dello skeet e del compak. Non è la prima volta che in questo mio intervento mi soffermo sul valore di questo segmento specifico di ogni stagione agonistica, ma il motivo è presto detto: si tratta sicuramente di un nucleo di competizioni tra le più caratterizzanti della nostra disciplina sportiva. E ogni anno, se gli impegni me lo consentono, mi piace vivere direttamente l’atmosfera di quelle gare: ho voluto assistere infatti in presenza all’edizione della Coppa dei Campioni e ho seguito in rete, e mediante contatti telefonici, gli altri eventi che ho segnalato. Perché si tratta di appuntamenti caratterizzanti per il tiro a volo? Esattamente perché sono competizioni che evidenziano quel profilo agonistico “senza steccati” – mi si concederà un’autocitazione e il recupero di una mia definizione di qualche tempo fa – che è una particolarità del tiro a volo: potrei addirittura dire che è un attributo esclusivo delle nostre discipline. Senza scendere infatti nello specifico di questo o di quell’altro sport, è evidente che, nella stragrande maggioranza dei casi, degli atleti e delle atlete di vertice è possibile seguire le gesta, ma con gli stessi e con le stesse non risulta possibile interagire agonisticamente. In molti altri sport si verifica perciò una fruizione dell’attività a due livelli: quella mediata, in cui l’appassionato e l’appassionata assistono alle imprese dei propri idoli e, in alternativa, quella vissuta direttamente sui campi di gara in cui lo stesso appassionato e la stessa appassionata di prima praticano lo sport in prima persona. Nel tiro a volo accade invece che, in occasione ad esempio del Campionato delle Società o della Coppa dei Campioni, praticanti di ogni categoria siano impegnati gomito a gomito proprio con i nomi più celebri del panorama delle nostre nazionali. Si infrange insomma totalmente la distanza e la separazione che ho appena descritto: l’atleta che poche settimane prima è stato o è stata protagonista di una competizione internazionale, e ha vissuto magari la ribalta delle telecronache dirette sulle piattaforme e sui social, appunto in una delle gare che ho citato affronta invece le proprie serie nella batteria che scende in pedana nel campo accanto a quello in cui gareggiano coloro che, di nuovo appena poche settimane prima, hanno gioito o sofferto per le imprese viste sui media. Mi viene da dire che l’autunno per il tiro a volo è la stagione del noi. Le gare a cui ho fatto riferimento evidenziano infatti questo spiccato senso della collettività: noi, uomini e donne del tiro a volo, siamo infatti una grande famiglia sportiva che in quegli appuntamenti dimostra perfettamente che i diversi livelli agonistici possono convivere. Anzi, manifestando quella capacità di far coesistere gradi diversi dell’attività, il nostro sport si staglia nel panorama delle discipline e proprio per quella prerogativa riceve stabilmente – posso testimoniarlo direttamente per le attestazioni di tanti colleghi dirigenti sportivi del mondo – il plauso e l’ammirazione. Di questo fenomeno dobbiamo andar fieri e lavorare e collaborare per valorizzarne le prerogative. Insieme. Tutte e tutti noi.
“Linea di tiro”, di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 11/2026.
Il presidente Fitav Luciano Rossi: “Ci sono gare in cui si infrange totalmente la distanza tra agonismo di vertice e praticanti di ogni categoria. Come i Trofei delle Regioni, la Coppa dei Campioni e i confronti intersocietari” – Foto Fitav


