LA NATURA E LA SVOLTA CONSAPEVOLE

La Giornata mondiale dedicata alla natura è stata anche l’occasione per fare alcune riflessioni sulle diverse attitudini nei confronti della sua tutela. Intanto il ministero della Transizione ecologica ha spiegato su cosa focalizzerà la sua azione e l’auspicio è che nel nostro Paese la svolta Green porti a scelte lungimiranti, che contemplino anche la tutela di fauna e habitat.

Lo scorso 3 marzo è stata celebrata la Giornata mondiale della natura, istituita nel 2013 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il tema del 2021 è stato “Foreste e mezzi di sussistenza: sostegno delle persone e del pianeta”. Un tema sicuramente molto presente nel dibattito attuale legato al Green deal e ai cambiamenti climatici. Sappiamo, infatti, quanto le foreste siano fondamentali nel contenimento dei livelli di CO2 e sappiamo anche quanto da esse dipenda la sussistenza di milioni di persone in tutto il mondo. Le foreste sono anche habitat importante per la fauna e scrigni di biodiversità, rappresentando da questo punto di vista un valore indiscutibile.

In un recente comunicato sulla Giornata mondiale della natura Federcaccia ha ricordato che con le foreste c’è un legame “profondo, radicato, che ha i suoi tempi, i suoi ritmi e le sue regole, che vede l’uomo godere dei frutti della natura assicurando in cambio tutela e cura” e come questo, dall’abitante della città, non frequentatore abituale delle campagne, non venga compreso. La Federazione parla di un approccio del “cittadino” che pretende di “sovvertire un equilibrio che esiste da millenni e nel quale entrambe le parti – Natura e Uomo – hanno tratto reciproci vantaggi e prosperato. Si cerca una natura da cartolina, dove i selvatici sono tutti Bambi e non si distingue un albero dall’altro, si cerca il prodotto tipico magnificato dall’ultimo chef televisivo, ma non si concepisce che il fagiano – ma nemmeno la gallina che razzola in cortile – costituisca il pranzo della domenica. Una perdita di visione e di realtà che per la natura e l’ambiente è altrettanto pericolosa dell’inquinamento o dell’incuria”.

Mettere in discussione l’esistenza stessa dei cacciatori da parte di realtà ambientaliste estremiste distoglie l’attenzione dai reali problemi dell’ambiente e soprattutto non tiene in alcuna considerazione l’indispensabile operato dei cacciatori in favore della natura: “Con la loro presenza negli Ambiti territoriali di caccia e nei Comparti alpini – si legge nel comunicato – i cacciatori gestiscono il 70% del territorio del nostro Paese, che ospita un tesoro incommensurabile di Biodiversità messo quotidianamente a rischio da cementificazione, abusivismo, speculazione edilizia, inquinamento, dissesto idrogeologico. Sono questi i veri nemici della natura. La distorsione della realtà, la manipolazione dell’informazione da parte di speculatori e la visione animalista integralista che indica nella caccia ‘il nemico’ da abbattere ad ogni costo non sono come si vorrebbe far credere un segno di civiltà, ma un grave problema per l’ambiente e per il Paese, oggi e per il suo domani. L’attività venatoria, pratica sostenibile e fortemente regolamentata, coinvolge migliaia e migliaia di donne e uomini impegnati nelle campagne, nella gestione diretta di governo della fauna, nel controllo delle aree protette, nella vigilanza antibracconaggio, nell’antincendio, nel recupero e mantenimento di habitat, nella reintroduzione di specie in declino, in progetti Life, nei censimenti faunistici e altro ancora. Vivere e far rivivere la natura, le foreste, le aree cosiddette marginali, conoscere la fauna e la flora, difendere il paesaggio, sono valori imprescindibili perché l’economia ‘verde’ non sia uno slogan, ma una realtà da perseguire e realizzare”.

Già, l’economia verde, la grande sfida di oggi, la grande speranza. Cambiato il Governo ci mettiamo in ascolto del nuovo ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, per comprendere come in Italia si darà attuazione al Green Deal. Nella sua recente audizione alle commissioni Ambiente e Industria il ministro Cingolani ha illustrato i tre i focus sui quali il Ministero articolerà la sua azione: tutela della

natura, del territorio e del mare; transizione ecologica; interdipendenza della sfida climatica e di quella energetica. Fra gli obiettivi indicati ci sono: semplificazione degli iter autorizzativi degli impianti rinnovabili; green procurement, ovvero la capacità di individuare la sostenibilità di un progetto; governance efficace dell’efficientamento energetico; accelerazione degli interventi sul dissesto idrogeologico; sblocco degli strumenti di gestione dei rifiuti per ridurre il conferimento in discarica. In particolare, per quanto riguarda le rinnovabili si punta, come previsto dall’Ue, al 72% nel 2030.

La realizzazione di una vera svota green è senza dubbio fondamentale e imprescindibile, ma è auspicabile che venga portata avanti affidandosi alla scienza e alla vera ecologia, puntando ad esempio all’utilizzo di fonti energetiche non solo pulite, ma anche di basso impatto prima, durante e dopo il loro uso. È noto, ad esempio l’impatto negativo che le pale eoliche hanno sulle popolazioni di uccelli, un po’ meno noto è che anche l’energia pulita richiede una visione sul lungo periodo, come nel caso dei pannelli fotovoltaici, una grande risorsa per la quale, però, si dovrà pensare anche ad un corretto smaltimento, visto che contengono metalli pesanti e che attorno al 2035 il nostro Paese si troverà quasi 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti fovoltaici a fine vita da gestire. Anche il biocarburante presenta qualche ombra, perché le colture estensive di colza portano ad una perdita di habitat per la fauna e dove sono presenti su larga scala il risultato è stato un drastico calo di biodiversità. Dire questo non significa essere contrari alle rinnovabili, che oggi rappresentano una scelta imprescindibile, dire questo significa piuttosto riflettere anche su conseguenze secondarie o non immediate, per prevenirle e ridurre al minimo il possibile danno. Tutto questo dovrebbe essere presente nel dibattito sulle scelte green, anche allo scopo di utilizzarle al meglio e di rivolgersi all’innovazione tecnologica per trovare delle soluzioni. Per oltre un secolo abbiamo utilizzato fonti fossili senza pensare al domani, con le conseguenze che conosciamo, oggi non dovremmo più commettere questo errore, fatto sull’onda dell’interesse economico, anche perché oggi salvaguardare la natura con scelte ecosostenibili significa anche tutelare i nostri interessi economici.

L’auspicio è che il ministero della Transizione ecologica possa raggiungere gli obiettivi dichiarati anche attraverso studi che contemplino l’impatto su territorio e fauna, non certo per fermare il progresso, ma per utilizzarlo in maniera consapevole. Se oggi si vuole una vera svolta verde questa non potrà prescindere dalla lungimiranza, dal supporto della scienza e da una visione globale che prenda in considerazione tutte le variabili in gioco. Tutto questo dovrebbe anche andare di pari passo con l’abbattimento delle barriere ideologiche e con la fine dell’ambientalismo da salotto, che individua falsi problemi come la caccia, distogliendo l’attenzione dalle reali emergenze ambientali.


“La Natura e la svolta consapevole”, di Valeria Bellagamba, Caccia & Tiro 4/2021


 

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