LA GRANDEZZA DEI PICCOLI GESTI

Scrivo queste note di ritorno da alcuni giorni di permanenza ad Andorra che ha ospitato la ventesima edizione dei Giochi dei Piccoli Stati dEuropa: una manifestazione che contempla nel suo programma anche le attività del tiro. In una società planetaria globalizzata in cui, anche in senso sportivo, sono inevitabilmente le grandi entità nazionali a far costantemente notizia, esistono però anche realtà di piccole dimensioni che meritano di essere osservate con grande attenzione.

È proprio su questo aspetto che nei giorni di permanenza ad Andorra ho trovato piena consonanza di vedute con molti dirigenti sportivi di ogni parte del nostro continente e anche con Thomas Bach, past president del Cio, con cui ho avuto lopportunità e lonore di affrontare una serie di argomenti di grande importanza per il futuro delle nostre discipline del tiro. La dimensione, per così dire, domestica dei Giochi celebrati ad Andorra ha sempre rappresentato il perimetro naturale in cui si è mossa lattività tiravolistica proprio nella sua ormai quasi centenaria storia olimpica: pertanto vivere un evento che ha coinvolto in maniera specifica tutti quegli Stati europei in cui lattività sportiva è circoscritta a piccoli numeri di appassionati mi ha permesso di formulare una serie di riflessioni sulla portata complessiva del nostro sport, e sul suo connotato più specifico, in Italia, in Europa e nel mondo. Anche perché proprio al ritorno dalla mia trasferta di Andorra ho voluto respirare di nuovo laria della pedana mettendomi alla prova da tiratore in quel confronto che nella prima domenica di giugno ha visto tutte le regioni impegnate nella qualificazione delle proprie Società al Campionato italiano di fossa olimpica. Ebbene, in quella mia purtroppo ormai rara veste di tiratore ho ricevuto piacevolmente la conferma che appunto il nostro sport si compone essenzialmente di quelli che chiamerei: piccoli gesti. La nostra Federazione, che celebrerà in questa estate i suoi primi 99 anni di attività, con quella splendida intuizione di Ettore Stacchini di fatto volle allepoca riunire i tanti focolari” attorno ai quali in Italia si erano formate piccole e medie comunità di appassionati.

Ai piccoli gesti di cui si componeva lattività sportiva delle nostre pedane di allora, a quella genuina e semplice pratica agonistica dei primordi, si volle tributare lonore di un ruolo e di un coordinamento nazionale che poi ha permesso nei decenni di conseguire i grandi traguardi olimpici che tutti conosciamo e che frattanto oggi, non a caso, collocano il tiravolismo tricolore tra gli sport più titolati nel panorama delle attività del Comitato olimpico nazionale italiano. Se c’è dunque grandezza anche nei piccoli gesti, e noi sappiamo bene che ce n’è perché il nostro sport ha avuto proprio origine in quella nobile semplicità di un tempo; se c’è quella grandezza, dicevo, allora lo sport tiravolistico deve proprio saper tutelare con tutte le proprie forze quella dimensione domestica che ci ha reso agonisticamente grandissimi per un secolo e di cui in qualunque consesso sportivo in ogni angolo del mondo possiamo e dobbiamo andare molto fieri.


“Linea di tiro”, di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 06-07/2025.


Il presidente Issf e Fitav Luciano Rossi con il past president del Cio Thomas Bach – Foto Issf

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