LA CACCIA AL SERVIZIO DELLA BIODIVERSITÀ

Oggi è la Giornata mondiale della Biodiversità, proclamata nel 2000 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per commemorare l’adozione del testo della Convenzione per la Diversità Biologica. Scopo di questa giornata è quello di aumentare in Governi, Istituzioni e cittadini la consapevolezza e la comprensione delle questioni inerenti alla diversità biologica, sempre più a rischio e sempre più minacciata da sfruttamento del suolo, inquinamento, eccessivo sfruttamento di flora e fauna, cambiamenti climatici e presenza di specie aliene.

Per il 2021 il tema scelto dalle Nazioni unite porta il titolo “Siamo parte della soluzione”. Un titolo che da un lato parla di speranza, ma che dall’altro ci richiama tutti ad una grande responsabilità: il destino della diversità biologica, dalla quale dipende anche il nostro futuro, è nelle mani di tutti noi. L’ago della bilancia è nella qualità delle azioni, collettive ed individuali, che saremo in grado di mettere in atto.

A questa giornata ha dedicato recentemente un comunicato la Federazione italiana della caccia, che ha affermato di sentirsi pienamente in sintonia con questo tema, rivestendo la caccia un ruolo che non solo non è compreso fra le minacce della biodiversità (la caccia origina meno dell’1% della pressione esercitata sulla Natura nel suo complesso, si legge nel comunicato) ma che anzi contribuisce a combattere il consumo di suolo, esercita solo un prelievo sostenibile e regolato, presidia il territorio dall’inquinamento e dall’incuria, controlla le specie aliene invasive. “Non è infatti mettendo l’ambiente sotto una campana di vetro – si legge nel comunicato – che si può pensare di tutelare la biodiversità e arrestarne la perdita. La tutela della biodiversità è un dovere per tutti gli abitanti del pianeta. Per qualcuno, come i cacciatori, è una scelta naturale. La stessa Convenzione di Rio del 2002 indica chiaramente come l’uso sostenibile del territorio da parte dell’uomo costituisca una importante azione di salvaguardia della biodiversità e quindi come la gestione attiva del territorio sia un valore assoluto per la tutela e la salvaguardia del nostro ambiente naturale e agrario. Ma il ruolo dell’attività venatoria non si arresta qui, perché i cacciatori con il loro lavoro, volontario e senza alcuna spesa per la collettività, sono impegnati tutto l’anno in interventi di miglioramento ambientale che vanno dalla creazione e mantenimento di migliaia di ettari di zone umide e di pascoli montani; pulizia di boschi; interventi colturali negli habitat di pianura e collina…

Senza questi interventi svolti dai cacciatori il territorio risulterebbe innegabilmente più povero e meno ospitale per tutte le specie viventi. Uomo compreso. Ispirarsi al principio della tutela della biodiversità è il filo conduttore che può indicare la via maestra nella gestione delle grandi tematiche ambientali a livello globale così come nei nostri comportamenti di ogni giorno per costruire un futuro migliore per noi e i nostri figli. Un modello che i cacciatori seguono da sempre. Naturalmente”.

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