INDIPENDENZA E SOVRANITÀ SPORTIVA

Per carità, nessuna presunzione. Ci mancherebbe altro! So perfettamente che la sovranità è il potere di uno Stato di legiferare e quindi di governare un territorio e il suo popolo, e che l’indipendenza è la capacità di governare in maniera autonoma senza ingerenze e condizionamenti esterni. Ma non credo che la trasposizione nel mondo dello sport di questi termini così rilevanti sia da considerarsi un’operazione blasfema.

Cercherò di spiegare il concetto che è alla base di questa affermazione apparentemente immodesta (o arrogante) partendo dalle origini della nostra Federazione che, come tutti sanno, è spuntata e cresciuta dalle “radici sportive” di una attività umana, antica come l’uomo stesso, che però non è mai stata uno sport anche se non sono pochi quelli che si ostinano a definirla così in senso spregiativo e negativo. Ebbene, fino dalla sua nascita – avvenuta quasi dal nulla e con la feroce opposizione di alcuni politici e giornalisti – la Fidasc si è posta l’obiettivo, tanto fondamentale quanto ambizioso, di dotarsi di una struttura indipendente e autorevole formata da dirigenti, tecnici, ufficiali di gara e anche veterinari. Questo tessuto, diventato nel corso degli anni sempre più compatto e robusto, non ha mai smesso di crescere, di completarsi e di perfezionarsi. Nemmeno con l’aumento esponenziale (e sempre più impegnativo) delle specialità strettamente pertinenti al tiro e alla cinofilia che sono le due discipline federali che tante soddisfazioni e medaglie hanno dato ai nostri atleti e all’intero sport nazionale. E se per il tiro siamo stati i primi a suggerire e auspicare un’unica “casacca” politica, organizzativa e gestionale, per la cinofilia è proprio la Federazione ad aver ormai coperto l’intero e vastissimo panorama agonistico offerto agli atleti umani e a quelli a quattro zampe. E non importa se questi ultimi hanno o meno il pedigree: è indispensabile, però, che siano muniti di un certificato veterinario di attitudine all’attività sportiva per il doveroso rispetto dovuto al loro benessere. Un certificato non “generico” ma altamente specialistico, rilasciato dal pool di veterinari appositamente formati a cura della Fidasc che nel corso degli ultimi anni è riuscita addirittura a predisporre il Manifesto del cane atleta. Eccoci, quindi, tornati al titolo di questo editoriale, a quella sovranità e a quell’indipendenza che possono e debbono essere assolute e indiscutibili proprio per garantire che non ci siano interventi, ingerenze o contaminazioni esterne che sono improprie e spesso anche inopportune, come purtroppo sembrerebbero dimostrare gli ultimi spiacevoli episodi di cronaca. Una cosa è l’attività cinofila sportiva, indipendentemente dalle origini più o meno nobili del cane e dei cani che gareggiano con l’atleta umano, e una cosa sono gli aspetti burocratici connessi con la tutela delle razze. I due piani sono assolutamente diversi e confonderli, subordinando addirittura i primi agli altri è profondamente scorretto e fuorviante. Noi continuiamo sulla nostra strada, anzi, a confermare questo prezioso percorso di formazione e di aggiornamento della propria struttura “portante”, la Fidasc sta dando il via, proprio in questi giorni, ad alcuni corsi per oltre 200 fra tecnici, direttori di gara e dirigenti che renderanno la Federazione sempre più autorevole e, soprattutto, sempre più autonoma e libera.


“A caccia di sport”, di Felice Buglione, Caccia & Tiro 06-07/2026.


La Federazione continuerà sulla sua strada, a confermare il prezioso percorso di formazione e di aggiornamento della propria struttura “portante”. E sta dando il via, ad alcuni corsi per oltre 200 fra tecnici, direttori di gara e dirigenti che la renderanno sempre più autorevole e, soprattutto, sempre più autonoma e libera – Foto Fidasc


Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.