Il mondo della cinofilia è composto da tantissime sfaccettature figlie della stessa passione. Giuseppe Maran è un cacciatore-autore conosciuto nel mondo del recupero, anche per le sue pubblicazioni dedicate. Il suo ultimo lavoro, intitolato proprio “Il cane da traccia”, curato da UNCZA (Unione Nazionale Cacciatori Zona Alpi), storica Settoriale in seno a Federcaccia, è un’opera specializzata, dedicata a chi è già avvezzo a questo affascinante argomento. Gli abbiamo inviato qualche domanda per cercare di conoscerlo meglio. Ecco le sue risposte per noi di Caccia &Tiro.
Nella controcopertina del suo libro “Il cane da traccia” introduce il concetto di responsabilità nelle azioni di recupero. Ce ne può parlare brevemente?
“Quando si è chiamati a gestire un patrimonio, qualunque esso sia, sono sempre indispensabili una rigorosa preparazione tecnica e un profondo senso di responsabilità. Questo vale a maggior ragione quando si tratta della fauna, un bene appartenente all’intera collettività. Questi principi riguardano sia coloro che effettuano il prelievo sia coloro che si occupano del recupero degli animali feriti. L’obiettivo è garantire una gestione corretta e attenta alla tutela di una risorsa naturale rinnovabile, riducendo al minimo le perdite evitabili”.
Questo suo ultimo lavoro è molto tecnico, a chi è rivolto?
“Nel dare forma a questo progetto editoriale, ho ritenuto importante rivolgermi innanzitutto a quanti operano nella gestione faunistica, tanto in ambito tecnico-scientifico quanto in quello amministrativo e sono chiamati a definire, promuovere e regolamentare questa attività. Altrettanto importante è il contributo dei conduttori di cane da traccia e dei cacciatori che, con sensibilità e senso del dovere, riconoscono nella cosiddetta caccia sociale l’importanza di intervenire con competenza e tempestività ogniqualvolta si verifichi il ferimento di un animale”.
Le razze di cani da traccia ricoprono un fascino indiscusso nel panorama cinofilo. Perché?
“Chi caccia con il cane ne conosce le straordinarie capacità olfattive e non smette mai di stupirsene. Ma è avvicinandosi al mondo del cane da traccia che si scoprono caratteristiche davvero sorprendenti: seguire per chilometri e per ore, talvolta persino per giorni, l’usta lasciata da un selvatico transitato 12, 24 o addirittura 48 ore prima, anche dopo ore di pioggia o una breve nevicata. Una simile abilità non può che suscitare ammirazione e fascino. Chi sceglie di vivere questa esperienza e di condividere il proprio percorso con un cane da traccia scopre di avere al proprio fianco un compagno prezioso, da accudire e valorizzare, capace di regalare soddisfazioni profonde e di rendere ogni recupero un’esperienza unica”.
Giuseppe Maran ha realizzato insieme con UNCZA la pubblicazione intitolata “Il cane da traccia”. Nella Gallery-video, oltre alla copertina e alla controcopertina della pubblicazione, potete osservare questi affascinanti cani al lavoro durante una prova cinofila


