Si dice comunemente che nella vita di ognuno di noi ci sia in realtà appena un grappolo di giornate che davvero si stagliano in maniera netta e possano aspirare ad essere memorabili e a restare incise nel nostro ricordo. Non esito a rivelarvi che nella notte che ha preceduto la giornata dello scorso 4 agosto – quella giornata in cui ricorreva il Centenario della fondazione della Federazione italiana tiro a volo – ho stentato a prender sonno. Un po’ come avviene da studenti, nelle ormai celebrate e proverbiali notti prima degli esami. Posso quindi affermare che la giornata del 4 agosto 2026 si collocherà a buon diritto tra quelle che nella mia vita vorrò e saprò ricordare sempre: con gioia, con rispetto, con devozione. Dei cento anni della nostra Federazione, più della metà li ho vissuti partecipando attivamente a quella storia: prima da giovane atleta, poi da dirigente nei ruoli diversi in cui molti e molte di voi mi hanno incontrato nel corso degli anni. Stando ancora ai “si dice”: parrebbe che la lunga militanza e la solida esperienza ci ponessero al riparo dall’emozione. Ma se vale perfino per ogni atleta di lungo corso, che non a caso percepisce un brivido di emozione di fronte al cimento importante pur dopo mille gare, allora anche a chi vi scrive, che si onora di aver svolto da lungo tempo ruoli dirigenziali di primo piano nel tiravolismo italiano e mondiale, è dato sperimentare emozione, fierezza, orgoglio e, appunto, un brivido di commozione davanti ad un traguardo così importante. Fitav è per me da sempre: casa, famiglia e poi impegno, dedizione e ancora passione. Impossibile voltarsi indietro a guardare che cosa ha rappresentato la storia del tiravolismo italiano per lo sport del nostro Paese, senza emozionarsi. Chi legge regolarmente queste considerazioni che ho l’abitudine di fermare sulla pagina, o chi mi ascolta negli interventi che pronuncio, sa bene che parlo spesso della “nostra Federazione”. E insisto su quell’appellativo: “nostra”. Perché la Fitav siamo noi, tutte e tutti: in ogni epoca. Del resto, lo volle proprio Ettore Stacchini, ideatore e primo presidente dell’istituzione: la Federazione che aveva in mente era infatti un organismo che univa e riuniva. All’epoca, tante pur lodevoli iniziative delle Associazioni, nella loro specificità isolata non avrebbero mai sortito quell’effetto che invece fu raggiunto con la grande intuizione di un organismo nazionale che coordinasse appunto l’attività tiravolistica dell’intera penisola e ponesse le premesse per il suo sviluppo e per la fioritura agonistica che avrebbe condotto ai grandi successi internazionali. Pur a cento anni di distanza, il messaggio di Stacchini non soltanto risuona ancora con grande vivacità: ma è anche e soprattutto attualissimo. È proprio la salda coesione delle tante componenti della nostra Federazione che ha contribuito e contribuisce a sostenere e a far progredire quello straordinario edificio. Mi si permetta allora un paradosso. Non è difficile -l’ho detto prima – volgersi indietro e indirizzare lo sguardo, con indicibile emozione, a ciò che l’intuizione di Stacchini è divenuta nei decenni grazie al lavoro di tutti e tutte noi. Visto che siamo in tema di paradossi: cento anni sono stati, in fin dei conti, un battito di ciglia. C’è semmai un compito meno facile. È infatti ad ognuno di quei giorni che stanno seguendo il primo secolo di storia della Fitav che dovremo dedicarci con il massimo impegno. Perché quella che continua ad essere la “nostra Federazione” merita infatti il meglio: e sta a tutti e tutte noi, adesso, in ogni giornata di questo secondo secolo di storia della Fitav, onorare quell’appellativo.
Il presidente Fitav e Issf Luciano Rossi – Foto Fitav


