ANCHE LA “DISCIPLINA” SI ALLENA

Nel tiro a volo la “disciplina” non è un concetto astratto, ma diventa misurabile. Si vede nella regolarità, nel tempo di reazione alla chiamata, nella costanza di un punteggio ripetuto allenamento dopo allenamento, gara dopo gara, stagione dopo stagione. La disciplina si allena come un muscolo, fatta di gesti tecnici ripetuti fino all’automatismo, ma sostenuta da una struttura più profonda, costituita da tre pilastri che si intrecciano tra loro, parleremo quindi di: equilibrio, autostima e tenacia sportiva.

L’EQUILIBRIO DEL CORPO E DELLA MENTE
Ogni disciplina del tiro a volo – fossa olimpica, skeet, fossa universale, compak, sporting, elica – richiedono ognuna un assetto specifico, calibrato sulla direzione e sulla velocità dei piattelli previsti. Nella fossa olimpica, dove il lancio può arrivare da angolazioni diverse, la reazione deve essere rapidissima, l’equilibrio si costruisce su una postura leggermente più aperta e reattiva. Nello skeet, dove le traiettorie sono note in anticipo, l’equilibrio si affina invece sulla fluidità del movimento di rotazione, che deve accompagnare il piattello senza strappi, né esitazioni. Un tiratore che perde l’equilibrio fisico anche solo di pochi centimetri compromette l’intera traiettoria della canna e con essa il punto d’incontro con il piattello. Per questo l’allenamento tecnico dedica ore alla sola postura: ripetizioni a secco, correzioni millimetriche suggerite dall’istruttore, video-analisi del gesto per individuare asimmetrie che a occhio nudo sfuggono. Ma quello che più interessa è l’equilibrio mentale. L’equilibrio tecnico e quello fisico rappresentano solo la metà del lavoro che dobbiamo perfezionare. L’altra metà è mentale: la capacità di restare centrati e concentrati tra una pedana e l’altra, di non lasciare che uno zero comprometta il successivo piattello. Questo equilibrio permette di mantenere lo stesso ritmo respiratorio a inizio gara come nell’ultima serie e soprattutto negli ultimi piattelli, quando la stanchezza e la pressione del punteggio si fanno sentire. Tanti campioni hanno spesso sottolineato come la componente mentale nel tiro a volo pesi quanto, se non di più, di quella tecnica. L’equilibrio si allena in campo, ma si consolida nella testa, attraverso la ripetizione di routine pre-tiro capaci di isolare l’atleta dal rumore esterno, quello degli avversari, del pubblico, del punteggio parziale che scorre sul tabellone. Non è un caso che molti atleti lavorino, oltre che con un istruttore, anche con un mental coach dello sport: l’equilibrio mentale non è un dono innato, ma una competenza che si allena con la stessa serietà del gesto tecnico. Il mental coach spesso diventa come un “igienista mentale” che supporta l’atleta a superare e gestire i momenti più difficili della stagione o della competizione in atto.

AUTOSTIMA E COSTRUIRE FIDUCIA NELL’ERRORE
L’autostima del tiratore non nasce da un punteggio isolato, ma dalla somma di piccoli progressi verificati nel tempo: una serie di 25/25 raggiunta dopo mesi di lavoro su un difetto specifico, non dà la garanzia che questo si possa ripetere in automatico, ma fa capire che il 25 non è più un risultato che fa paura. Paradossalmente, l’autostima solida non nasce dall’evitare l’errore, ma dall’imparare a gestirlo. Ogni tiratore, anche il più esperto, sbaglia dei piattelli e commette degli errori, la differenza tra chi resta autoefficace e chi si sgretola sotto pressione sta nel modo in cui l’errore viene interpretato. Mai come una minaccia alla propria identità di tiratore, ma come un’informazione tecnica da correggere al piattello successivo. Come scriveva Ernest Hemingway, cacciatore e tiratore egli stesso, “Il coraggio è grazia sotto pressione”, una definizione che in pedana si traduce in un solo gesto: restare fedeli al proprio gesto tecnico anche quando la tensione sale, senza lasciare che uno stupido zero finisca per rovinare una competizione che in quel momento ci vede tra i favoriti.

IL RUOLO DELL’ALLENAMENTO
L’autostima competitiva si costruisce fuori dalla gara, molto prima di chiamare il primo piattello. Un piano di allenamento strutturato – con obiettivi tecnici misurabili, feedback regolare da parte del tuo coach, momenti di gara simulata a bassa pressione – permette al tiratore di accumulare prove concrete della propria competenza. Non fiducia astratta, ma fiducia fondata su dati: numeri, percentuali di piattelli colpiti, progressi documentati settimana dopo settimana. Dobbiamo creare una GSA (Goal Setting Autonomy). Questa fiducia solida è ciò che permette di reggere la pressione della gara vera, quando il punteggio conta e l’errore ha un peso diverso rispetto all’allenamento. L’autostima non è sicurezza cieca, né presunzione: è la consapevolezza serena dei propri limiti e dei propri progressi, permette di affrontare un piattello difficile senza il timore di sbagliare e di accettare l’errore senza farsi condizionare per il resto della gara.

TENACIA: IL VALORE DELLA RIPETIZIONE

Nessun tiratore nasce già formato. Dietro ogni punteggio di rilievo ci sono migliaia di ripetizioni: provate e riprovate davanti allo specchio, sessioni di allenamento interrotte dal maltempo e riprese il giorno dopo, stagioni intere dedicate a correggere un solo dettaglio tecnico che, agli occhi di un osservatore esterno, sembrerebbe trascurabile. Si tende a pensare alla tenacia come a una qualità caratteriale, quasi innata: c’è chi “molla” e chi “non molla mai”. In realtà, nel tiro a volo, la tenacia è soprattutto un metodo. Significa avere un diario di allenamento in cui annotare ogni sessione, i difetti emersi, i correttivi provati. Significa tornare sulla stessa pedana, con lo stesso difetto tecnico, finché la correzione non diventa automatismo. Significa accettare che il miglioramento non è lineare, a settimane di progresso evidente possono seguire settimane di stallo, o persino di regressione apparente, prima di un nuovo salto di qualità. La strada verso il successo è fatta di prove difficili, di lacrime e di estrema fatica, questo non va mai dimenticato.

CONCLUSIONI
Insieme, questi tre elementi formano quella disciplina silenziosa che caratterizza ogni tiratore, dentro e fuori dalla pedana. Non è un traguardo raggiunto una volta per sempre, ma un lavoro quotidiano, fatto di piccoli aggiustamenti ripetuti gara dopo gara, piattello dopo piattello, fino a diventare, semplicemente, il proprio modo di stare in pedana. Imparare ad essere disciplinati equivale a scoprire la via del successo… Winner365!


Tratto da “Anche la ‘disciplina’ si allena”, di Giorgio Fabris, Caccia & Tiro 09/2026.


L’equilibrio tecnico e quello fisico rappresentano solo la metà del lavoro che dobbiamo perfezionare. L’altra metà è mentale: la capacità di restare centrati e concentrati tra una pedana e l’altra, di non lasciare che uno zero comprometta il successivo piattello – Foto dell’autore


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