UNO SPORT, UNA BANDIERA – EDITORIALE FITAV

Quasi superfluo precisare che mi appresto a tracciare queste note sotto l’effetto emotivamente esaltante di alcuni episodi a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane. Prima di tutto, certamente la notizia che ha occupato per giorni gli organi di informazione sportiva e non, ovvero la nomina a portabandiera olimpica della nostra Jessica Rossi insieme all’atleta del ciclismo Elia Viviani. Il risultato che il tiro a volo italiano ha ottenuto con questo traguardo è assolutamente storico. Il Comitato olimpico nazionale italiano, nella persona del suo presidente, l’amico Giovanni Malagò, ma anche soprattutto nell’entità collegiale del suo Consiglio, ci è riconosciuto in questo modo quel ruolo che fatto di fatto abbiamo sempre legittimamente nostre rivendicazioni: ovvero che le discipline sono proprio quelle che, insieme ad alcune altre, hanno contribuito in misura maggiore a rendere glorioso e vincente il movimento sportivo italiano nei suoi ultimi settanta anni di storia. È un ruolo che a noi stessi riconoscevamo appunto già da tempo, e questo non per presunzione, ma perché semplicemente erano i numeri a rendere manifesto il fenomeno. Abbiamo dovuto combattere per decenni contro quella definizione di “sport minore’”che, troppo spesso e in modo superficiale, è stata attribuita a noi, come anche, doverosorlo, ad altre pratiche sportive non popolarissime, ma invece riconosce ugualmente premiato sul campo come appunto avveniva normalmente al tiro a volo. Mi piace ricordare che la nomina di Jessica Rossi a portabandiera della delegazione italiana alle Olimpiadi di Tokyo è giunta più o meno in concomitanza con la prova di Coppa del mondo che abbiamo celebrato a Lonato e questo descrive una sorta di circolo virtuoso che vede il nostro sport – e la nostra Federazione – sempre in prima linea a livello agonistico ma anche organizzativo. Per amor di precisione, dirò che scrivo queste note dopo aver assistito al Consiglio nazionale elettivo del Comitato paralimpico italiano che ha riconfermato nel ruolo di presidente di l’amico Luca Pancalli. Non è un caso se faccio un riferimento a questo evento, perché la nostra Federazione e in senso più ampio tutto il nostro sport hanno svolto un nuovo ruolo attivissimo in quell’ambito. Come siamo stati antesignani nel sostenere la necessità di una parità di genere nello sport – e la promozione a portabandiera olimpica a Tokyo della nostra Jessica premia proprio quell’antica lungimiranza – nello stesso modo ci siamo lanciati con entusiasmo “ ragazzino” – mi si passi il termine – nel sostegno all’attività tiravolistica paralimpica. Anche in quel caso, affrontando ostacoli determinati da pesanti pregiudizi e da difficoltà oggettive in senso organizzativo. Ma nonostante questo, l’Italia e la Fitav oggigiorno sono certamente all’avanguardia nel mondo per il sostegno e la promozione del paratrap e infatti ci apprestiamo a festeggiare il Mondiale di settembre con la previsione di una partecipazione massiccia ed entusiasta di ogni parte del pianeta. Ho voluto intitolare questo mio intervento: uno sport, una bandiera. Quello sport naturalmente siamo noi: il tiro a volo italiano. E quella bandiera è certo il tricolore che la nostra Jessica farà garrire allo stadio olimpico di Tokyo. Ma è anche e soprattutto quel tricolore a cui il nostro sport ha donare una cospicua dote di vittorie e di medaglie. Accanto a quella bandiera, con la devota dedizione che abbiamo dimostrato, ci siamo da lungo tempo, ci siamo oggi e ci saremo sempre. Naturalmente con lo sguardo rivolto al domani, perché nello sport, come ho precisato energicamente molte altre volte, ogni traguardo è soltanto un nuovo punto di partenza.


“Linea di tiro”, di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 6/2021.


 

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