NIDI ARTIFICIALI A DIFESA DELLA RIPRODUZIONE DELLA FAUNA MIGRATORIA – AUDIO

Prendi due giovani cacciatori – Massimiliano Nociaro e Michele Galassi – con la voglia di mettersi in gioco; aggiungi una grande passione per gli anatidi e la loro biologia conservativa; condisci il tutto con la fondamentale curiosità che muove ogni cosa e la costanza nello “stare sul pezzo” ed ecco che come risultato otterrai il Progetto Mallard. Che cos’è il Progetto Mallard? In sostanza è il favorire la riproduzione dei germani reali selvatici negli specchi d’acqua italiani attraverso l’installazione di nidi artificiali, progettati e “piazzati” secondo precisi canoni tecnico-scientifici. Il momento della riproduzione, infatti, rappresenta la fase più delicata per moltissime specie di avifauna, in particolare per le anatre selvatiche, in Italia e in molti paesi europei.

Il Progetto Mallard, che rientra nei progetti “Zone Umide” che si sta portando avanti da diversi anni per aumentare la consistenza della fauna migratoria, vuole proprio contrastare questa tendenza, mettendo a disposizione dei germani reali dei nidi costruiti allo scopo di soddisfare le condizioni più favorevoli alla loro riproduzione. Perché la caccia, prima che predazione, è uno strumento di conservazione della fauna. Bene lo sanno appunto Massimiliano Nociaro, presidente di Federcaccia Civitanova Marche e vicepresidente regionale Acma (Associazione cacciatori migratori acquatici – Settoriale Fidc), e il suo grande amico Michele Galassi, che 3 anni fa hanno deciso di dare il via a questo Progetto. In questa occasione – ne parleremo infatti di nuovo molto più diffusamente – ci accenna al Progetto Michele Sorrenti, coordinatore scientifico nazionale dell’Ufficio Studi e Ricerche faunistiche e agro-ambientali di Federcaccia.


L’obiettivo dichiarato è quello di fare del Progetto Mallard un piano di respiro nazionale, diffondendo la cultura dei nidi artificiali in giro per l’Italia grazie alla capacità di coinvolgere un numero sempre più grande di persone, cacciatori e non. Perché lo scopo non è l’abbattimento, ma la biodiversità.


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