FIDC LOMBARDIA: “NECESSARIO RIDEFINIRE IL CONCETTO DI VALICHI” – AUDIO

La questione “valichi” preoccupa i cacciatori della Zona Alpi lombarda e non solo. Dopo l’estensione del divieto di caccia in 475 valichi montani è arrivata la notizia del ricorso al Consiglio di Stato da parte di Regione Lombardia che è stato portato avanti grazie alla mozione presentata dai consiglieri Giacomo Zamperini e Michele Schiavi, impegnati, con il supporto di Federcaccia Lombardia, in difesa delle antiche tradizioni ancora vive nei territori interessati.
Per cercare di comprendere meglio la situazione, abbiamo raggiunto Marco Bruni, presidente di Fidc Lombardia che a noi di Caccia & Tiro ha dichiarato: “Al di là di chiedere al Consiglio di Stato una sospensiva alla sentenza del dicembre 2023, dobbiamo dire che stiamo lavorando a livello nazionale perché è evidente che sia necessario puntare a una modifica normativa: Siamo l’unico Paese in Europa ad avere l’Istituto dei valichi e le Zps ed i Sic previsti dalla Diretttiva Habitat: ai cacciatori italiani non si fa mancare proprio nulla! La nostra tesi è che si potrebbe continuare a cacciare rispettando la normativa Habitat con una ridefinizione del concetto di valichi montani e noi chiediamo proprio questo”.
Prosegue ancora Bruni: “Nella relazione di Ispra commissionata dal Tar di Milano e firmata dal dirigente Piero Genovesi, il primo concetto espresso chiaramente è la mancanza di dati sufficienti, ma nonostante questo sono state individuate 475 zone nelle quali interdire la caccia. Il criterio per identificarli è stato innanzitutto un ricorso generalizzato alla toponomastica. Ovunque sulle cartine ci fosse scritto ‘valico’, ‘passo’, ‘fobbia’, ‘foppella’, ‘conca’ ed altro è stato individuato un valico da chiudere alla caccia senza nessun tipo di valutazione scientifica. Secondo criterio quello che ha visto suddividere l’arco alpino lombardo dai 600 mt di altitudine in poi in celle di 5 chilometri per lato e ovunque ci fosse almeno un capanno fisso di caccia veniva individuato come valico. Noi vogliamo che la norma nazionale dettagli in modo preciso cosa si intende per valico”.
Il problema è molto grosso, spiega sempre Bruni: “In questo modo sono a rischio migliaia di licenze di caccia, poiché il provvedimento interessa circa 90 mila ettari di territorio lombardo: per esempio nel lecchese in alcuni comprensori alpini non esiste più un posto per andare a caccia. Noi stiamo lavorando per ritornare alla situazione precedente al 31-12-2023. Persino la Conferenza dei presidenti delle Comunità montane lombarde, in una lettera inviata ai Ministri Gilberto Pichetto Fratin e Francesco Lollobrigida, ha espresso la propria preoccupazione. Anche secondo loro il mondo venatorio è utile al delicatissimo ecosistema della montagna. Stiamo parlando di enti rappresentati da persone che si esprimono sulla base di conoscenze basate sull’esperienza diretta quotidiana e non di chi vuole chiudere la caccia come soluzione a tutto, solo per mera ideologia. Mi ha fatto molto piacere: nel documento viene descritto in maniera molto serena quanto sia utile il mondo venatorio alla biodiversità”.
E poi, conclude sempre il presidente di Fidc Lombardia: “La questione dei valichi non deve essere risolta chiudendo la caccia alla migratoria e lasciando aperte le altre forme di caccia. Devono rimanere aperte tutte le forme di caccia, altrimenti non va bene; stiamo parlando di cultura, patrimonio collettivo fatto di gestione e di tradizioni. Basta pensare che solo in provincia di Brescia verrebbero cancellati circa 1.600 capanni di caccia, intorno ai quali viene svolto un lavoro fondamentale di pulizia che favorisce proprio la biodiversità. Abbandonare tutto ha senso? Io dico di no. I cacciatori mantengono il presidio del territorio e praticano una corretta gestione dell’ambiente. Siamo preoccupati, ma determinati a portare avanti le nostre istanze. L’avvocato Lorenzo Bertacchi è in contatto con altri colleghi a livello nazionale e sappiamo che una parte del mondo politico è disposta ad aiutarci. Siamo anche a stretto contatto con le organizzazioni agricole perché l’abbandono della caccia in montagna può portare a un crollo verticale del sistema ambiente e non può essere sostituito dal ‘controllo’. Pensiamo solo a cosa potrebbe succedere a quegli allevatori più coraggiosi che potrebbero ritrovarsi a lottare contro una fauna selvatica non più sottoposta alla gestione venatoria. Se anche loro dovessero mollare perché la situazione diventa troppo complicata da gestire, cosa succederebbe all’economia della montagna?”.


Il presidente Fidc Lombardia Marco Bruni spiega la situazione che preoccupa i cacciatori della Zona Alpi in Lombardia.


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