Per anni – forse troppi- la questione “cinghiale” è stata ridotta, in maniera fin troppo semplicistica, a due soli aspetti: problema o risorsa? In entrambi i casi, comunque, tutto era riconducibile direttamente ad una visione che poteva essere, nel caso del “problema”, di natura ambientale, ecologica, sociale e sanitaria, oppure, se invece si fosse ritenuta una “risorsa”, sarebbe stata di natura economica, alimentare, enogastronomica e turistica. Ma, almeno per noi della Fidasc, si trattava di una dicotomia fin troppo riduttiva perché il trascorrere del tempo e la maturazione della specialità della cinofilia venatoria ci ha offerto una nuova e affascinante chiave di lettura cioè il valore tecnico-sportivo di un selvatico vero capace di suscitare – e non attraverso il suo abbattimento – emozioni e interessi di natura squisitamente sportiva con una serie davvero completa di sfumature o, se si preferisce, di “specializzazioni”. Specializzazioni cinofile, cioè connesse all’amore e allo studio del cane in senso ampio, oppure specializzazioni cinegetiche che sono focalizzate esclusivamente sull’addestramento e sull’uso del cane (o dei cani) a quei fini sportivi che sono la metafora dell’attività venatoria. Proprio come decine di altre discipline sportive sono l’allegoria della guerra, dello scontro fisico, della forza. Ed è sufficiente visitare qualche museo per comprendere fino in fondo il valore e il significato di questa modernissima attività sportiva che perpetua, sublimandola – perché priva di abbattimento – una forma di caccia con i cani segugi che si perde nella notte dei tempi ed è proseguita per millenni, senza interruzioni anche se con tecniche, rituali e strumenti diversi a seconda delle epoche, delle culture e delle tradizioni. Oggi, il segugismo federale, praticato da atleti cinofili anche su un selvatico altrettanto affascinante come la lepre, copre l’intera gamma delle varie tipologie di attività cinegetica con i cani da seguita, allo stesso modo in cui vengono trasferite sul piano sportivo le altre attività praticate con l’ausilio dei cani da ferma, da cerca, da tana o da riporto. Questa complessa specialità “venatoria”, tranne alcune eccezioni, è praticamente speculare sia se praticata su cinghiale, sia che abbia la lepre come selvatico da scovare e da inseguire. Esistono, infatti, numerose sfumature che riguardano il numero degli ausiliari utilizzati: in singolo; coppie (due cani che lavorano in sintonia, caratterizzati da una forte reciprocità e similitudini attitudinali); pariglia (due cani che lavorano insieme, ma non necessariamente con il grado di intesa e sincronia tipico di una vera “coppia”); in poker e da girata (una tecnica selettiva al cinghiale, caratterizzata da un basso impatto ambientale con l’utilizzazione di un solo cane da traccia denominato limiere). Per quanto riguarda gli aspetti agonistici del segugismo su cinghiale, il 2026 fa registrare un notevole incremento di partecipazione in assoluto al Campionato italiano nelle varie specialità elencate sopra, con il coinvolgimento di 15 regioni, 4 in più dell’edizione del 2025 e con la necessità di ricorrere ad una fase preliminare, a livello provinciale, in quelle regioni dove il numero di iscrizioni è stato altissimo. Per esempio, la Campania con più di 80 iscrizioni nella specialità Singolo; l’Umbria con ben 20 equipaggi nella categoria Mute che corrispondono alla metà dell’intero raggruppamento delle regioni del Centro, e la Sardegna con 30 iscritti nella specialità Singolo. Infine, un’altra massiccia partecipazione si sta avendo alla seconda edizione del Trofeo Odissea, specialità in Poker a tappe tra le regioni. La novità più qualificante di tutta questa attività riguarda il rilascio gratuito a tutti gli atleti qualificati alle semifinali di raggruppamento di ogni specialità, del libretto del cane atleta che sarà una sorta di curriculum delle prestazioni sportive del cane, del conduttore e, in assoluto, del binomio o del team qualora i cani fossero più di uno.
“A caccia di sport”, di Felice Buglione, Caccia & Tiro 05/2026.
Segugismo su cinghiale: il 2026 fa registrare un notevole incremento di partecipazione in assoluto al Campionato italiano nelle varie specialità, con il coinvolgimento di 15 regioni, 4 in più dell’edizione del 2025 – Foto Fidasc


