Stavo pensando che la celeberrima commedia del grande Eduardo De Filippo, “Gli esami non finiscono mai”, che fa riflettere sull’incessante ciclo di esami e giudizi che scandisce la vita di un uomo, si adatta perfettamente alla situazione – purtroppo non facile – nella quale si trova ad operare la maggior parte delle Federazioni del Coni. Questi veri e propri gangli vitali dello sport nazionale sono costretti, con le poche risorse disponibili, ad affrontare sempre nuovi e imprevedibili problemi economici e burocratici. Infatti, la ricerca politica di rinnovamento iniziata anni fa continua a persistere anche oggi, quando non sembrerebbe realmente necessaria, come dimostra la costante crescita di successi mondiali, olimpici e non olimpici, conseguiti negli ultimi anni dallo sport italiano, specie quello femminile e giovanile e quello dilettantistico. Ma le cose stanno in questo modo e bisogna prenderne atto. Così, tutti quelli che come noi hanno sempre dedicato tutte le loro forze a livello dirigenziale, tecnico, organizzativo e atletico alla crescita del movimento sportivo nazionale, ora sono costretti ad affrontare “esami” incessanti e non sempre facilissimi da superare. Al di là delle nuove e numerose incombenze di natura amministrativa e fiscale di cui ho già parlato, in precedenti interventi, la Fidasc si vede costretta ad affrontare l’adeguamento di tutte le discipline alle novità della riforma: in particolare, per quanto concerne la cinofilia venatoria riguardo alla quale giova ricordare che tutte le sue innumerevoli specialità, spesso profondamente diverse fra loro, sono assolutamente senza abbattimento o sofferenza di animali, sia selvatici che di allevamento. E quelle che ci presenta la riforma sono novità talvolta davvero complesse che vanno dal lavoro sportivo ai regolamenti specifici; dall’albo dei giudici a quello dei tecnici, a quello dei veterinari specialisti nelle problematiche psico-fisiche dei cani atleti. E, a proposito di questi ultimi, va tenuto presente che, proprio come già avviene per i direttori di tiro, i tecnici, gli stessi atleti umani e infine per i dirigenti provinciali, regionali e nazionali che hanno un ruolo squisitamente pubblicistico, anche per i cani atleti è previsto un albo particolare per rimanere adeguati alle normative dell’Unione Europea. Un obbligo, questo, che risulta fondamentale visto che nell’Europa extra UE sono in vigore regolamenti molto elastici che stanno danneggiando l’immagine della cinofilia e creando non poche difficoltà nel trasporto dei cani per motivi sportivi. Come si vede, oltre gli impegni attinenti all’organizzazione tecnica, e allo svolgimento degli eventi sportivi di vario livello, soprattutto quelli di carattere internazionale come i due Campionati mondiali concomitanti di tiro di campagna e di tiro a palla che si svolgeranno (nel momento in cui la rivista andrà in stampa – Ndr) presso il Centro federale di Campagna (Sa) dal 22 al 24 agosto, la Fidasc (ma in questo non è certo sola) sta affrontando e continuerà ad affrontare esami sempre più complessi. In più, sembra permanere ancora quella sorta di “marchio” di Federazione della caccia, come dimostrano le proteste di alcuni politici per l’audizione della Fidasc presso le Commissioni Ambiente e Agricoltura, per l’esame preliminare del disegno di legge che punta a riformare la legislazione in materia venatoria. Tutto il nostro lavoro e i sacrifici di tanti atleti vengono non solo sottovalutati ma addirittura ignorati, come se le innumerevoli medaglie internazionali conquistate in un quarto di secolo fossero il frutto di una riprovevole attività venatoria. E neanche il cambiamento del nostro acronimo – da Federazione Italiana Discipline Armi Sportive da Caccia a Federazione Italiana Discipline Armi Sportive e Cinofilia – è riuscito ad annullare questa sorta di macchia. In questa fase così delicata e difficile, ci rassicura la nuova dirigenza del Coni con un presidente come Luciano Buonfiglio che ha già mostrato di voler dare un’impronta innovatrice pur rimanendo nel solco di quella dignitosa e proficua autonomia che tante soddisfazioni sportive ha dato al nostro Paese.
“A caccia di sport”, di Felice Buglione, Caccia & Tiro 09/2025.
Anche per i cani atleti è previsto un albo particolare per rimanere adeguati alle normative dell’Unione Europea – Foto Fidasc


