In un articolo su Caccia & Tiro 8 approfondisco l’interessante rapporto tra caccia e cristianesimo. La fede è un dono, o una scelta, che riguarda gli individui, naturalmente, tuttavia, ma almeno per quella cattolica esiste un chiaro inquadramento del rapporto fra gli uomini e la natura.
Bisogna pur dire che, negli ultimi otto anni, la Chiesa ha intrapreso una virata ecologista del tutto inedita, persino con l’intronizzazione di una divinità pagana andina, la Pachama che rappresenta la Madre Terra.
La cosa ha fatto gridare allo scandalo, tanto che un centinaio di studiosi da tutto il mondo hanno parlato di un vero e proprio sacrilegio. Peraltro a questa truce divinità si sacrificano tutt’oggi cuccioli di lama, con uno strano corto circuito. In ogni caso, ciò che detta legge per la fede è il Catechismo della Chiesa Cattolica che parla chiaramente in merito al rapporto dell’uomo con gli animali.
Il teologo spagnolo don Oscar Maixe ci guida nel merito dell’argomento: “La morale cristiana non è contraria alla caccia, in linea di massima. Appartiene al diritto dell’uomo trovare i mezzi per cibarsi e la Creazione, per volere di Dio, ha l’uomo nella sua cuspide. Da sempre le esigenze alimentari umane sono state viste come necessarie e per questo l’uomo ha cominciato a cacciare. Poi, progredendo, ha iniziato l’allevamento degli animali per il consumo umano. Questo comporta tuttavia che l’uomo debba essere rispettoso con il creato. Nella Genesi, Adamo riceve da Dio la missione di ‘amministrare” il creato, non di esercitarvi un dominio assoluto. Questo è molto importante. Può l’uomo continuare a cacciare per sport anche se le sue necessità alimentari sono attualmente già coperte dall’allevamento? La risposta è sì poiché non si vedono ragioni di immoralità. Del resto, la pesca viene praticata da moltissime persone anche se l’industria ittica provvede al bisogno collettivo. Ciò che è immorale è cacciare solo per il gusto di ammazzare gli animali: per questo esiste un codice etico fra i cacciatori.
Oggi la cultura animalista propone la parità uomo-animale. Questo può produrre diverse incoerenze. Per esempio, ci sono persone che difendono i cuccioli di foca, ma poi sono a favore dell’aborto: un controsenso logico. Perché difendono i piccoli degli animali e non i piccoli degli umani? Gli animalisti dimenticano anche che nella natura sono gli stessi animali ad essere feroci con gli altri animali. Non esiste una parità tra l’uomo e l’animale, ma quando l’uomo maltratta gli animali diventa indegno perché cede a brutali istinti che lo fanno assomigliare a una belva feroce, come una faina che in un pollaio fa inutile strage di pollame. Infine questa è la regola d’oro: l’essere umano tratti il creato con rispetto, quando cresce un figlio, quando alleva animali, e anche quando caccia”.
A fronte di tali riflessioni, una “caccia cristiana” praticata anche dai laici con etica ferrea e totale rispetto delle regole, non solo è lecita, ma è addirittura auspicabile.
Per maggiori approfondimenti vi invito a leggere il mio articolo pubblicato su Caccia & Tiro 8.
Iconografia legata al Santo patrono dei cacciatori: Sant’Uberto – Foto Public Domain – Wikimedia Commons


