Siamo noi italiani ad averlo sognato per primi. Il tiro a volo alle Paralimpiadi, intendo. Sono certo che mi concederete qualche doverosa puntualizzazione come quella che ho appena formulato, perché il para trap è nato e si è sviluppato proprio grazie all’opera quotidiana e tenace che la Federazione italiana tiro a volo ha svolto in questi ultimi 15 anni. Sto scrivendo queste note dopo aver vissuto tutte le grandi emozioni che ci hanno trasmesso le giornate del Mondiale di Lonato e mi perdonerete quindi se queste mie considerazioni possono apparire formulate in ordine sparso: dettate magari più dalla forte reazione emotiva prodotta dall’evento che non da un’analisi asciutta e razionale come si converrebbe alla circostanza. Nello sport non si è mai a un punto di arrivo: chi mi legge regolarmente sa bene che questa è la posizione che esprimo da sempre. Però in questo caso possiamo dire di aver posato una pietra che è davvero miliare: il Campionato del mondo 2021 di para trap che abbiamo celebrato negli ultimi giorni di settembre al Concaverde ha impresso una svolta definitiva al para trap. Questa nostra disciplina – dico “nostra” con deliberata e convinta provocazione perché, oltre ad essere stati proprio noi italiani i promotori instancabili per 3 lustri, siamo allo stato attuale tra le non molte entità federali nazionali impegnate davvero in prima linea per sostenere la pratica tiravolistica degli atleti con disabilità – ha dovuto compiere la sua navigazione in mari spesso burrascosi e i paratleti di tutto il mondo hanno il grande merito di aver coltivato la loro passione sportiva con grande determinazione, senza ricevere per lungo tempo però la conferma dagli organi internazionali che la loro dedizione potesse finalmente conseguire il risultato sperato: l’approdo alle Paralimpiadi. Con il recente Campionato del mondo di Lonato abbiamo conseguito finalmente il traguardo fondamentale: abbiamo fornito la prova che il para trap è praticato nelle oltre 30 nazioni che erano appunto presenti all’appuntamento iridato e siamo perciò nella condizione di poter ambire alla dignità paralimpica.
La presenza del presidente del Cip Luca Pancalli e della vicepresidente Tiziana Nasi alla giornata conclusiva del Campionato del mondo di Lonato, oltre ad aver attribuito grande prestigio alla manifestazione, ci ha elargito quel sostegno formale che peraltro il massimo dirigente del Comitato italiano paralimpico ci ha sempre generosamente tributato. Quello che, infine, mi ha letteralmente commosso nelle meravigliose giornate di Lonato è il sincero tributo di gratitudine che la nostra Federazione ha ricevuto da tutti i partecipanti. La platea planetaria dei paratleti del tiro a volo riconosce alla Fitav l’ideale leadership in questo lungo processo di acquisizione della dignità paralimpica del tiro a volo. Ho utilizzato la parola sogno nel titolo di questo mio intervento. Che è peraltro una bellissima parola e denota, in chi la pronuncia o la scrive, la capacità di guardare lontano e di immaginare il futuro. Ma il para trap è ormai una realtà sportiva consolidata. I sogni, intesi come speranze e aspirazioni, sono un supporto fondamentale per la nostra esistenza, ma adesso è tempo di compiere un salto di qualità: abbiamo trasformato il sogno del para trap in una realtà solida che può spiccare il volo con le proprie ali e le proprie forze. Ora più che mai, tuttavia, questo volo autentico e non più sognato esige determinazione e volontà. E la Federazione italiana tiro a volo ovviamente continuerà ad esserci e a profondere la medesima energia in questa seconda fase della storia del para trap.
“Linea di tiro”, di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 10/2021.
Il presidente federale Luciano Rossi con il presidente del Comitato italiano paralimpico Luca Pancalli e la vicepresidente Fitav Emanuela Croce Bonomi celebrano la vittoria al Mondiale di para trap di Emilio Poli nella categoria Pt3 (atleti con disabilità agli arti superiori).


