Nel giro di poche stagioni il Tav San Pellegrino della presidente Bruna Giuliani taglierà il nastro dei 60 anni di attività. Era infatti il 1967 quando Bruno Baroni – il nonno dell’attuale massima dirigente del Sodalizio bergamasco – intuì la possibilità di creare un campo di tiro a volo in un’area a 600 metri di altezza nel comprensorio della celeberrima stazione termale della Val Brembana. Nacque così, in località Poggio Balconcello, il Tav San Pellegrino: una struttura tiravolistica dotata di un solo campo di fossa universale. La geografia impiantistica italiana degli anni Sessanta e anche Settanta è in realtà costellata di strutture con quella fisionomia: il monocampo di fossa universale era ovviamente un impianto agile (sotto il profilo della realizzazione e dell’impiego di risorse) e dunque nell’Italia dell’epoca fiorirono tante micro-Società con quella dotazione che hanno agevolato nel tempo la diffusione capillare della pratica di pedana e hanno svolto il ruolo di fucina di tanti talenti che hanno poi popolato le pedane nazionali anche nei decenni successivi. La storia del Tav San Pellegrino ricalca dunque un copione frequente in quegli anni e in una località, come quella bergamasca circondata dallo spettacolo naturale delle Prealpi Orobie, che negli anni Sessanta e Settanta vantava ancora un suo ruolo di primo piano come stazione termale e località di villeggiatura, l’impianto del presidente Bruno Baroni divenne ben presto un polo tiravolistico noto e frequentato. “San Pellegrino – spiega la presidente Bruna Giuliani – negli anni immediatamente successivi alla fondazione della Società di tiro a volo era ancora una destinazione esclusiva con il suo Grand Hotel noto in tutto il mondo e all’epoca era anche la località designata dall’Inter per il ritiro dei suoi atleti. Angelo Quarenghi, sanpellegrinese doc e medico della squadra nerazzurra fino dagli anni di Helenio Herrera, era un frequentatore abituale del campo di tiro ed accadde perciò che in quegli anni anche i più noti calciatori dell’Inter intercalassero l’impegno della preparazione atletica con una saltuaria ma abbastanza convinta attività tiravolistica. Personalmente mi ricordo ad esempio anche Giacinto Facchetti, che allora era un atleta notissimo dell’Inter e della nazionale, impegnato in qualche allenamento sulla pedana del Tav San Pellegrino”. Sotto il profilo agonistico agonistico Bruno Baroni fu attivissimo fino dalle prime stagioni di attività della struttura: creò la Coppa San Pellegrino che in quei primi decenni di vita della Società divenne un appuntamento annuale imprescindibile per molti nomi noti del tiravolismo italiano. In quel modo la fama dell’impianto del presidente Bruno Baroni (il cui timone è passato successivamente a Gianni Giuliani e dal 2024 alla figlia Bruna) si stagliò facilmente nel panorama nazionale e la stessa amministrazione provinciale di Bergamo ha sempre considerato il Tav San Pellegrino una sede storica dell’attività sportiva dell’area. Tra i nomi noti che hanno frequentato l’impianto c’è anche quello di Pier Cesare Baretti, celebre giornalista di Tuttosport ma poi negli anni Ottanta anche dirigente sportivo, che sulla pedana di fossa universale del Tav San Pellegrino conseguì numerose vittorie nei meeting della stampa sportiva che la struttura ha ospitato dal 1970 in poi. E nei primi anni Novanta al campo di Poggio Balconcello non era insolito incontrare anche il giovanissimo azzurro Rodolfo Viganò impegnato a condurre il proprio allenamento. Bruno Baroni, il fondatore del Tav San Pellegrino, è stato uno sportivo a tutto tondo: tiratore, naturalmente, ma anche sciatore, tennista e appassionato di automobili da corsa. Il Tav San Pellegrino, appunto nelle intenzioni del suo fondatore, nacque infatti come polo di aggregazione sportiva, tant’è che proprio dall’area del Sodalizio era possibile accedere ai tanti percorsi panoramici nei boschi circostanti e il Club era anche dotato di un campo da tennis. Certamente l’atmosfera di località esclusiva che ha ammantato San Pellegrino fino ai primi anni Ottanta è qualcosa di ormai confinato negli annali di storia, ma la Società bergamasca, in vista del sessantesimo compleanno, anche grazie all’impegno della presidente Bruna Giuliani potrà essere oggetto nelle prossime stagioni di un significativo rilancio che restituirà smalto ad una vera e propria perla dell’impiantistica italiana.
Tratto da “Tav San Pellegrino tra storia e futuro”, di Massimiliano Naldoni, Caccia & Tiro 10 2025.
In pedana Rodolfo Viganò: è stato un frequentatore dell’impianto di San Pellegrino agli esordi della sua carriera – Foto Tav San Pellegrino






