LA PROTESTA DEI CACCIATORI A BRESCIA: COME È ANDATA VERAMENTE

I principali titoli delle testate locali e non solo che hanno fatto da cappello introduttivo alla cronaca della , organizzata dai cacciatori a Brescia per chiedere rispetto nelle attività di controllo ed ispezione effettuate dai Carabinieri Forestali dei SOARDA (Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno agli Animali), hanno avuto questo “tenore”: “A Brescia le doppiette sfilano per essere libere”, “I cacciatori protestano contro i controlli”… Dai media – e anche da parte della politica – ne è pertanto scaturita, ancora una volta quando si tratta del mondo venatorio, un’immagine fortemente distorta e negativa. E questa situazione è lo specchio del clima che si respira attorno alla caccia: la realtà dei fatti è ben altra da quella riportata. Ecco perché occorre fare luce su come si sono svolte effettivamente le cose a Brescia: le Associazioni presenti, tra cui Federcaccia Lombardia e la Sezione provinciale di Brescia con il suo presidente Marco Bruni, così come i partecipanti al corteo, non sono assolutamente contrari ai controlli per evitare l’uso dei richiami elettronici e l’abbattimento di specie protette, o contro l’impiego e il commercio di richiami vivi di provenienza illecita. La lotta al bracconaggio e agli illeciti venatori non è un’esclusiva delle sigle anticaccia e vede ogni giorno in campo anche il mondo venatorio con le proprie guardie volontarie, con analogo impegno, ma solo minore spettacolarizzazione. La manifestazione di Brescia riguardava non la sostanza, ma solo e soltanto le modalità dei controlli relativi ai richiami vivi, perché legate alla circostanza che gli anellini obbligatoriamente apposti ai richiami e oggi riconosciuti dalla Regione Lombardia sono risultati, già così come usciti di fabbrica per oltre l’80%, fuori dalle tolleranze dichiarate dal produttore e devono essere sostituiti. Una circostanza emersa anche da uno studio di Federcaccia Brescia, che ha affidato a una società specializzata in misurazioni di precisione certificate la verifica di anellini nuovi. A questo si aggiunge che, dato che sono in alluminio molto sottile, vanno soggetti a deterioramento e deformazione nel tempo, per cui dovrebbero essere realizzati con materiale indeformabile, proprio per evitare pratiche illecite e garantire la tranquillità ai cacciatori. Vale la pena sottolineare la circostanza, forse sconosciuta agli stessi che plaudono a questo genere di operazioni, che nel giro di pochi giorni i richiami sequestrati, dopo aver rimosso l’anellino (che viene tagliato, per cui diventa impossibile accertarne la regolarità o meno), vengono rilasciati in natura, dove moriranno tutti, poiché non sono abituati alla vita libera. Da questi problemi oggettivi nasce la richiesta di una sanatoria: dal momento che gli anellini oggetto di contestazione non sono scelti dai cacciatori, ma sono gli unici riconosciuti dalla Regione, è questa che si deve – ancora una volta – assumere la responsabilità delle proprie scelte senza farle ricadere su cittadini -in questo caso i cacciatori- che si sono limitati a osservare le norme.


La lotta al bracconaggio e agli illeciti venatori non è un’esclusiva delle sigle anticaccia e vede ogni giorno in campo anche il mondo venatorio con le proprie guardie volontarie, con analogo impegno, ma solo minore spettacolarizzazione – Foto Fidc Lombardia


 

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