GIORGIO ZORDAN E IL SUO “L’ULTIMO CACCIATORE”

L’autore del libro L’ultimo cacciatore non ha ancora 20 anni e si chiama Giorgio Zordan. Originario di Viterbo, trascorre i primi anni di vita a Vitorchiano, nel casolare della famiglia, per poi trasferirsi successivamente nel podere paterno nelle campagne di Sabaudia. Nelle pagine di questo suo scritto appassionato emerge l’occhio attento di “di chi conosce e ricorda i segnali significativi, di chi conosce la naturae se ne avvolge con rispetto, quando si poteva camminare lentamente senza essere rintracciati e riconosciuti da un satellite e il cane prolungava in orme e fiuto e i desideri nascosti in un’antica memoria; quando un padre e un figlio avevano il tempo di parlarsi e guardarsi negli occhi”. Ma eccone un estratto molto significativo: “… Essere cacciatori non è semplice. Devi entrare nell’anima degli animali.

Le notti a progettare le cacciate. Le mattine secche dal freddo a comporre gli appostamenti. Prima di andare o dopo il ritorno da scuola. Ora gli scettici diranno che sono un pazzo, un sudicio e macabro ma la caccia è la cosa più ecologica che ci sia. Quella dell’ultimo cacciatore, intendo. Voi che mangiate le insalate imbustate che provengono dalle serre di nylon, dove si spreca una quantità di acqua impressionante; dove la gente fatica sotto il sole. Non venite a raccontarmi la storia del cacciatore assassino. Non sapete nulla. Voi che mangiate il cibo pieno di chimica artificiale: alimentate un consumismo devastante. Date combustibile alle infermabili monocolture dei frutteti senza saper distinguere le stagioni. Non ditemi del cacciatore che spara dalla macchina con un fucile da diecimila euro. Se pensate a quello non avete capito nulla. Viviamo in un apparente stato di pazzia. I gabbiani di mare sono nelle città. I cinghiali corrono nelle strade urbane con le automobili. Sapete, la gente sorride divertita; a me, invece, mette tristezza. Mi sento uno di quegli animali. Mi sento uno di loro perché li vedo spaesati fra le luci della città. Anche io lo sono. Vedete non è normale. Questo significa che stanno distruggendo i boschi…”.


Nelle pagine di questo scritto appassionato emerge l’occhio attento di di chi conosce e ricorda i segnali significativi, di chi conosce la natura e se ne avvolge con rispetto – Foto ACR-Associazione per la Cultura Rurale


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