LAZIO: L’IMPEGNO CIVILE DEI CACCIATORI

Se un curriculum, seppur conciso, può raccontare di una vita vissuta nella caccia locale, per poi acquistare un respiro nazionale, quello di Aldo Pompetti, presidente della Federcaccia Lazio, è emblematico. Cacciatore dall’età di 16 anni (una volta si poteva fare con l’assenso paterno – Ndr), nel ’79 crea la Sezione Fidc nel suo paese, Riano, nella fertile pianura del Tevere.

È stato un bel periodo quello della nascita della Sezione. – esordisce Pompetti – C’erano altri giovani come me e si organizzavano feste del cacciatore e giornate ecologiche con la raccolta dei rifiuti. Si muovevano anche i primi passi verso quelle operazioni di protezione civile, oggi più diffuse, come l’avvistamento incendi”.

Anche la caccia nel Lazio sta subendo le limitazioni allo spostamento dei cacciatori. Qual è adesso la situazione e com’è il dialogo con la Regione e l’assessora Enrica Onorati?
Che dire… La nostra situazione non è diversa dalle altre parti d’Italia, e l’incertezza non favorisce certo un tranquillo avvicinamento alla prossima stagione venatoria. Fortunatamente la caccia ha goduto di alcune aperture, seppure non relative a tutte le modalità venatorie, e ciò credo sia un bel miglioramento, soprattutto perché ne è stato ravvisato il carattere di utilità sociale. Avvertiamo questo cambio di sensibilità anche nel rapporto con la Regione, in special modo con l’assessora Onorati. Ci ha sempre accolto con prontezza, ascoltando le richieste delle associazioni venatorie senza pregiudizi. Il confronto è sempre stato aperto e leale, come è accaduto lo scorso anno per l’inserimento di pavoncella e moriglione nel calendario venatorio. Alla fine, di comune accordo, decidemmo di non forzare la mano per non porgere il destro ai soliti animalisti per qualche ricorso che avrebbe inficiato il tranquillo svolgimento della stagione. Devo aggiungere che da quando abbiamo l’asso nella manica dell’Ufficio studi e ricerche federale, pronto a fornire ogni supporto scientifico alle nostre istanze, siamo più tranquilli. Una volta presentarsi davanti al Tar era un terno al lotto, ora sono i dati a parlare per noi. E per procuraceli, siamo stati ben felici di partecipare alle ricerche sulla beccaccia e sul tordo avviate dall’Ufficio”.

A proposito delle altre associazioni, alcune recenti polemiche all’interno del mondo venatorio, sulle quali si è espresso anche il presidente nazionale Buconi, sono comparse sui social. Com’è il rapporto tra la Fidc laziale e le colleghe regionali?
Assolutamente buoni. Del resto le richieste che ci arrivano dalla società e i continui attacchi cui siamo soggetti non lasciano molto tempo alle polemiche interne. Senza contare che per far parte di ogni organismo legato alla caccia, Atc, commissioni ecc., c’è bisogno di persone preparate e con la voglia di mettersi in gioco, e da sola la Fidc non può far tutto. I numeri, i federcacciatori sono oltre il 50% dei praticanti in regione, ne attestano il ruolo di portabandiera, ma senza collaborazione fra tutti non si va lontani”.

Lei è responsabile nazionale delle Attività agonistiche: quando nel Lazio e in tutta Italia si potrà riprendere e con quali modalità? Quali sono i palcoscenici principali dell’agonismo cinofilo in regione?
Sperando di uscire presto dal tunnel della pandemia, la Commissione sportiva che presiedo, e di questo ringrazio il presidente Buconi e l’Ufficio di presidenza, ha inviato una circolare a tutti i Consigli regionali federali chiedendo, ove sia possibile rispettare le norme igienico-sanitarie, di organizzare la gare fino alle qualificazioni alle finali nazionali. Una delle novità introdotte quest’anno sono le quote rosa nel S.Uberto e nelle gare di seguita e tiro, grazie anche alle relative commissioni. Il panorama agonistico regionale può contare su delle ottime palestre. Penso a Monna Pica nei dintorni di Fiuggi, dove si è tenuta l’ultima finale del S.Uberto, a Borbona, gestita dalla Sezione provinciale di Rieti, e a Pontecorvo, per la seguita su cinghiale in recinto”.

Uno degli strumenti per ottenere una legittimazione sociale è l’attività di volontariato. Come si esplica nella sua regione?
Probabilmente noi siamo stati tra le prime regioni italiane a entrare nella complessa macchina della Protezione civile. Ci sono due date tanto fondamentali quanto tristi a segnare il nostro impegno in questo senso: il 6 aprile 2009, il terremoto dell’Aquila, e il 24 agosto 2016, il terremoto di Amatrice. La terra tremava ancora quando ci siamo mobilitati, grazie alla conoscenza del territorio e alla dimestichezza con luoghi impervi e inaccessibili tipica dei cacciatori, per raggiungere le popolazioni colpite e metterci a disposizione delle autorità preposte all’emergenza per lavorare e portare generi di prima necessità. A questa, che è un po’ il nostro fiore all’occhiello, ma di cui speriamo di non dover far più fronte, vanno aggiunte altre attività non meno nobili, come l’avvistamento antincendi e le raccolte di rifiuti di cui ho già parlato. Quest’ultime stanno diventando ormai ‘tradizionali’ in alcuni paesi, attraendo anche persone al di fuori del nostro mondo. In occasione della pandemia, poi, abbiamo avviato una raccolta fondi che ci ha permesso di donare un indispensabile macchinario allo Spallanzani di Roma”.

Che tipo di caccia preferisce e quali sono quelle tradizionali del Lazio?
Nella mia vita di cacciatore, iniziata molto presto, ho fatto tanti tipi di caccia perché volevo entrare nello spirito di ogni tipologia. E ciò mi ha aiutato anche nel mio cammino come dirigente federale: per me tutte le tradizioni venatorie sono uguali, non esistono figlie e figliastre. Che sia la caccia ai tordi nel Reatino, agli acquatici sui laghi di Bolsena, Bracciano e Fondi, o al cinghiale nel Frusinate, ognuna ha pari dignità. Dal canto mio, andare in montagna e veder lavorare sulla lepre i miei sette segugi italiani mi riempie il cuore e mi fa apprezzare al meglio il piacere della caccia. Vorrei terminare con un piccolo spot per il Lazio: la mia regione è molto accogliente e varia, potendo contare sulle montagne, con il Terminillo e Campo Catino ad esempio, e sul mare, come l’isola di Ponza, dove è presente una sede Fidc. E poi… c’è Roma!”.


“Lazio: l’impegno civile dei cacciatori”, di Marco Calvi, Caccia & Tiro 5 2021.


Condividi l'articolo su: