L’AMBIENTALISMO ATTIVO E QUELLO DEL “NON FARE” – EDITORIALE

In questo numero proponiamo, come ogni anno, una carrellata sui calendari venatori e, come ormai succede da tempo, riscontriamo due criticità, alle quali sembra che le istituzioni non “riescano” a porre alcun rimedio. Parliamo del fatto che nel momento in cui scriviamo non tutti i calendari venatori sono stati ancora approvati dalle Regioni, nonostante la legge preveda la loro approvazione entro giugno. Il secondo problema rimane la disomogeneità dei calendari, anche tra Regioni vicine, fatto che crea forti disparità tra cacciatori appartenenti a Regioni diverse e che non trova nessun tipo di spiegazione razionale-scientifica. Del resto, anche a livello nazionale, il modo di procedere non sembra discostarsi molto, se analizziamo quanto sta accadendo in merito alla tortora. Questa specie, nella stesura dei calendari della stagione 2020-2021, è stata oggetto di forti limitazioni, nonostante il costante impegno delle Associazioni venatorie, al quale non ha fatto eco il medesimo impegno da parte dei Ministeri preposti.

È di questi giorni una lettera sulla questione tortora a firma della Cabina di regia del mondo venatorio (Federazione italiana della caccia, Associazione nazionale libera caccia, Enalcaccia, Arcicaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia, Ente produttori selvaggina) e del Comitato nazionale caccia e natura, nella quale si mette in evidenza che “la colpevole inerzia della Conferenza Stato Regioni e del Ministero competente ha vanificato il lavoro di mesi e penalizzato senza motivo migliaia di cacciatori”. La lettera è stata indirizzata a Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza Stato-Regioni, all’on. Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, e per conoscenza ai presidenti delle Regioni e all’on. Deborah Bergamini, sottosegretario di Stato ai rapporti con il Parlamento. “Attorno a questo selvatico e alla possibilità del suo prelievo venatorio è andato in scena ancora una volta in Italia il consueto triste copione di uno spettacolo già visto. – si legge nella lettera – Trincerandosi dietro l’altrettanto consueto rimpallo di competenze e responsabilità, si è fatto in modo che mesi di lavoro e impegno serio, coerente e rispettoso, portato avanti dalle associazioni venatorie riconosciute per raggiungere un consenso unanime sul piano di gestione della tortora selvatica, condizione richiesta dalla Commissione Europea per poter mantenere seppure in un modo ridotto le giornate di caccia a questo selvatico nei calendari venatori regionali, siano stati finora vanificati da una evidente insensibilità, forse dovuta a pregiudizi ideologici che non possono essere propri delle Istituzioni del nostro Governo”. Il 23 aprile, infatti, l’accordo sul Piano per la gestione nazionale della tortora era stato raggiunto, ma per la sua mancata iscrizione all’ordine del giorno non è stato portato in esame della Conferenza Stato-Regioni.

La lettera parla appunto di colpevole inerzia sia della stessa Conferenza che del Ministero competente, “Una inerzia che va contro qualsiasi logica oltre che in contrasto col preciso dovere della pubblica amministrazione di trovare definizione a problematiche di competenza di organi pubblici o ad essi sottoposti e che mostra chiaramente come la volontà politica sia quella di acconsentire sempre e comunque a qualsiasi richiesta protezionista, sia essa giustificata o meno dalla oggettività dei fatti”. E di richieste protezioniste ne stanno arrivando anche altre, come da un copione che si ripete ormai da diversi anni, ovvero quelle relative allo stop o al posticipo dell’attività venatoria a causa degli incendi e della siccità estivi, problemi che stanno diventando sempre più gravi ma che di certo non si risolvono impedendo l’attività venatoria (peraltro già interdetta per legge nelle aree percorse da incendi). Ciò che salta agli occhi invece, in questa estate rovente e caratterizzata da siccità estrema, è ancora una volta l’operato dei cacciatori a salvaguardia dell’ambiente.

La tragedia della Valle della Canna, nel ravennate, che due anni fa aveva portato alla morte di migliaia di uccelli a causa del botulino – ricordiamo che i superstiti erano stati portati in salvo dai soli volontari cacciatori – stava per ripetersi ed è stato solo grazie all’intervento di cacciatori e pescatori che si è evitato il peggio: si sono impegnati nelle cure degli uccelli malati di botulino, nel raccogliere i pochi esemplari morti, nel trasferire il pesce ed è stato proprio grazie ad una attività di censimento in corso che è stato scoperto l’inizio del contagio da botulino. Sempre la presenza dei cacciatori ha permesso, lo scorso 23 agosto, di evitare un incendio in località Vettica ad Amalfi. I federcacciatori della locale sezione hanno prontamente allertato i VvFf e la Comunità montana, che in pochissimo tempo sono riusciti a domare le fiamme. Questi due piccoli grandi episodi dimostrano come sia fondamentale la presenza dei cacciatori per il controllo e la salvaguardia del territorio. Il mondo venatorio è in prima fila nella difesa degli habitat, senza i quali la fauna non esisterebbe, e i cacciatori sono tra i pochi a frequentare le zone più impervie del territorio e a sapersi muovere nella macchia. La cura del patrimonio ambientale e faunistico – attraverso monitoraggio, ripristino e in generale interventi di gestione – è quindi una efficace forma di ambientalismo attivo, che di certo mal si concilia con chi pratica l’ambientalismo del divieto e della più demagogica forma di protezione. Quell’ambientalismo del “non fare” che, a telecamere spente, nulla fa.


“Primo piano”, di Valeria Bellagamba, Caccia & Tiro 9/2021.


La tortora, nella stesura dei calendari della stagione 2020-2021, è stata oggetto di forti limitazioni, nonostante il costante impegno delle Associazioni venatorie, al quale non ha fatto eco il medesimo impegno da parte dei Ministeri preposti – Foto CC BY-SA 4.0

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