Venerdì 5 dicembre sarà celebrata la Giornata Mondiale del Suolo che ogni anno viene sfruttato, ma che rappresenta una componente fondamentale per il nostro benessere, soprattutto per chi vive nei contesti urbanizzati, dove i terreni con vegetazione sono permeabili e assorbono l’acqua. Hanno inoltre la capacità di accumulare carbonio e di rendere l’aria più respirabile. Fenomeni come il surriscaldamento e le inondazioni sono invece provocati, ovviamente, dalla cementificazione edilizia.
L’evento serve a sensibilizzare a tutti i livelli, dai cittadini fino agli amministratori, affinché venga ripensata l’architettura degli spazi urbanizzati in favore del verde cittadino. Non dimentichiamoci che il 95% del nostro cibo proviene da attività come l’agricoltura e l’allevamento che si svolgono sul suolo e che, purtroppo, oggi il 33% è considerato degradato: per una rigenerazione di pochi centimetri cubi di terreno ci vogliono fino a 1.000 anni. Basterebbe una gestione sostenibile per ottenere il 58% in più di sostentamento alimentare per le popolazioni che soffrono di questa carenza. Cogliamo l’occasione per condividere alcuni dati del Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente intitolato “Consumo di Suolo, Dinamiche territoriali e Servizi Ecosistemici, Edizione 2025” (abbiamo ricevuto la sintesi curata da Ispra), all’interno del quale è possibile leggere che la copertura di superfici artificiali nel 2024 è aumentata in Italia di 84 chilometri quadrati, con una crescita del 16% sullo stesso dato relativo all’anno precedente. Si tratta di un’area che equivale a circa 12 mila campi di calcio. Note dolenti sono anche la reimmissione del verde (soli 5 chilometri quadrati) e la scoperta che ogni ora perdiamo 10 mila metri quadrati di suolo. Le regioni maglia nera per il consumo di questa preziosa risorsa sono Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. La Valle d’Aosta, invece, è in fondo a questa classifica un po’ preoccupante con il Molise e con la Liguria. Nella conclusione leggiamo che è il momento di correre ai ripari grazie ad operazioni come il controllo dell’espansione urbana attraverso il ripristino ecologico, grazie al coinvolgimento di tutti a partire dalle istituzioni europee (che già offrono strumenti per combattere e rallentare il fenomeno) fino ai cittadini comuni.
Nel 2024 la copertura di superfici artificiali è aumentata del 16% rispetto all’anno precedente – Foto Gifo


