I Crediti di Carbonio sono un meccanismo che coinvolge il sistema agroalimentare per la salvaguardia della biodiversità in quest’epoca in cui bisogna assolutamente ridurre le emissioni di anidride carbonica anche attraverso le coltivazioni e impianti agroforestali che si chiamano “rigenerativi” e che possono diventare una nuova fonte di reddito per le aziende del settore. Navigando on line, scopriamo che un credito di carbonio è costituito da una tonnellata di anidride carbonica non immessa nell’ambiente o eliminata attraverso pratiche ecosostenibili per la lotta ai cambiamenti del clima provocati dalle attività umane. Ecco perché è stato istituito un Registro pubblico che, attraverso le linee guida approvate dal Ministero della Sovranità Alimentare e delle Foreste, individua quali siano i criteri per ottenere questi crediti. L’associazione Agrivenatoria Biodiversità (Ab), nata in seno a Coldiretti, che ha il fine di valorizzare le proprietà terriere e di tutelare la biodiversità, ci ricorda che da alcuni anni esiste un mercato internazionale dedicato proprio all’eliminazione della CO2 dall’ambiente: è diventato possibile effettuare accordi economici tra venditori e compratori di sistemi che siano in grado di assorbire i gas serra in modo sostenibile. In questo modo le aziende agricole possono ricevere sostegno economico per l’aiuto che forniscono alla qualità dell’ambiente. A questo punto, perché il sistema diventi operativo, manca solo l’adesione ad accordi di partnership fra l’istituto Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) controllato dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e altri attori che abbiano già esperienza in questo campo, che rappresenta una novità nel nostro Paese.
Emanate le linee guida che gestiscono il sistema dei Crediti di Carbonio – Foto Agrivenatoria Biodiversità.


