Alcuni episodi emblematici quasi contemporanei mi suggeriscono il tema di questo mio intervento. È opportuno precisare che ho preso idealmente carta e penna per stendere queste note proprio subito dopo aver concluso una delle consuete lunghe e impegnative riunioni del Consiglio federale che si è svolto naturalmente in remoto.
Appena qualche giorno fa, poi, due dirigenti di Associazioni affiliate alla Federazione mi facevano notare, curiosamente quasi in contemporanea pur senza interloquire fra loro in quel preciso momento, che quello che è mancato davvero da un anno a questa parte al nostro mondo del tiro a volo è, più che naturalmente la libertà di girovagare da un impianto ad un altro della penisola e la possibilità di partecipare liberamente all’attività agonistica, il contatto diretto tra tutti noi che apparteniamo appunto a questo movimento sportivo. La tecnologia è stata ed è certamente di grande aiuto in una situazione come quella della pandemia: ci ha consentito di restare costantemente collegati sebbene a distanza e ci permetterà in futuro di creare perfino eventi agonistici in contemporanea in tanti impianti anche molto distanti.
Ma è certo che quei due dirigenti che mi segnalavano quanto l’aggregazione sia importante per il mondo tiravolistico avevano perfettamente ragione. E il fatto che questa parallela segnalazione mi sia stata indirizzata mentre a mia volta ho dovuto di nuovo constatare quanto sia facile, in senso tecnologico, organizzare l’ennesima runione del Consiglio federale in videoconferenza, ma quanto sia asettico scambiarsi gli sguardi attraverso un monitor, fa comprendere perfettamente la cifra distintiva del nostro sport.
Questo ci dimostra che il tiro a volo, a differenza di molte altre discipline, vive di aggregazione. Davvero in pochi altri sport la campionessa o il campione che abbiano raggiunto vette agonistiche altissime si ritrovano in alcune situazioni gomito a gomito in pedana con quel praticante che aspira, sì certamente, a conseguire qualche bella vittoria e a migliorarsi continuamente nel rispetto del sano spirito sportivo, ma per molteplici motivi non coltiva certamente l’obbiettivo della partecipazione alle Olimpiadi. Questa capacità di aggregare gli appassionati indipendentemente dal livello agonistico è stata da sempre una prerogativa tutta nostra che ci rende orgogliosi e che vogliamo naturalmente conservare. L’emergenza sanitaria è andata però a minare brutalmente proprio questa prerogativa.
Ho appena usato la locuzione “gomito a gomito” e ho subito pensato che potesse trattarsi di una definizione non adeguata alla situazione che stiamo vivendo. Come si vede, la pandemia ci ruba il patrimonio più prezioso: la possibilità di aggregazione, e poi ci ruba perfino anche le parole per descriverlo. Ci ruba però soltanto momentaneamente tutto questo. La cifra distintiva del tiro a volo resta salda. Semmai, resta in standby: per dirla tecnologicamente.
Per il momento dobbiamo essere rigorosi nel rispetto delle norme igienico-sanitarie: e so per certo che sotto questo aspetto tutte le nostre Associazioni e i nostri tesserati sono stati e sono esemplari. Come sempre, dobbiamo guardare al futuro con fiducia. Torneremo sicuramente a esprimere quella nostra capacità di fare sport insieme e torneremo a manifestare in tutta la sua esuberanza quella nostra cifra distintiva di cui andiamo fieri.
“La cifra distintiva del tiro a volo” di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 2/2021 – © Ferdinando Mezzelani


