SULLE TRACCE DEL GATTO SELVATICO: COME RICONOSCERLO

Il gatto selvatico (Felis silvestris silvestris), specie protetta, a causa della sua elusività e della facilità con cui di solito viene confuso con il gatto domestico, nel corso del tempo è stato molto trascurato e le prove della sua presenza sul territorio italiano risultano oscure ai più. Sembra che questa specie sia sempre stata localizzata dall’Aspromonte all’Appennino centro-settentrionale, anche se con una popolazione rarefatta e certamente non abbondante. Allo stato attuale nel nostro Paese viene segnalata in ripresa anche nel Nord-Est, mentre una sottospecie africana è presente solo in Sardegna.

Ma come si fa a riconoscere un esemplare selvatico da quello domestico? Sono una decina le caratteristiche da considerare: l’areola bianca sulla gola (piuttosto frequente); le strie disposte sui fianchi e leggermente più scure, perlomeno nella metà cefalica, le 2 macchie nere scapolari, il colore di fondo ocra giallastro (ricorda infatti il colore dell’erba quando è secca), la pagina superiore delle orecchie (padiglioni) color ocra, che contrastano con la tinta del mantello, le 4 strie nere sulla nuca, la stria nera vertebrale che si interrompe alla base della coda, il pelame delle suole delle zampe posteriori, in genere nere soltanto nella sua metà distale (salvo rare eccezioni), i collari evanescenti (molto tenui) sulla gola (mentre nel gatto domestico sono ben evidenziati), la coda breve, clavata, con anelli neri separati e apice nero ottuso.


Il gatto selvatico (Felis silvestris silvestris) è una specie protetta molto elusiva. Allo stato attuale la sua presenza viene segnalata anche nel Nord-Est – Foto Museo civico di Ecologia di Meldola.


 

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