LA CACCIA SECONDO RIGONI STERN

Che cos’è la caccia? Soprattutto che cos’è la caccia oggi? Una domanda sempre più frequente, non solo per le ricorrenti contestazioni di “pancia” (eufemismo) di cui la rete è oggi ricchissima, ma per il mutato modo di vivere generale. Una domanda tuttavia non recente, poiché posta sui media, ancorché in tono e con frequenza molto minori rispetto ad oggi, già in tempi di scarsa contestazione (perlopiù salottiera). Più che di una contestazione si trattava di un esercizio di analisi di un fenomeno, la caccia, che in quel momento (anni ’60-‘70) forniva cifre interessanti alle voci economiche del tempo libero.

Anni in cui la caccia, in qualche modo, perlomeno sotto l’aspetto sportivo, aveva ancora possibilità di apparizione sulle reti televisive nazionali, seppur già non più al livello di quella degli anni ’50-‘60, quando un accattivante Walter Marcheselli, nelle vesti del Ragionier Buttazzoni (1959), conduceva “In bocca al lupo”, una rubrica settimanale di caccia e pesca. Anni in cui (22 agosto 1967), la “Domenica del Corriere” aveva in copertina lo strillo (non avverso): “Un milione di fucili pronti a sparare”, e all’interno un pezzo di Pietro Chilanti che dissertava, fra l’altro, dell’ultima moda del cacciatore “a caccia sempre più elegante e comodo”.

Che cos’è dunque la caccia oggi? Una panoramica a volo radente ci ritorna un mix di passione e tradizione, ma anche di “muscolarità” con la nuova moda dei selfies che riesumano, e diffondono in digitale, l’antica usanza della messa in posa davanti al tableau di selvaggina. Ogni opinione è rispettabile, tuttavia inutile nascondersi che oggi per il cacciatore, davanti all’opinione pubblica, uno non vale uno, uno vale tutti. Contestazioni “di pancia” a parte (la rete è ormai anche un pentolone di improperi gratuiti), sarebbe bello, e importante, poter vedere e vivere la caccia ancora come la visse e la descrisse Mario Rigoni Stern, “Il sergente nella neve”. Due i quadretti emblematici di seguito riportati, tratti da “Il bosco degli urogalli” (Einaudi, 1962)…

La vigilia della caccia

Qualcosa di nuovo accadrà certamente domani: molti uccelli avranno stroncato il volo, molti quadrupedi la corsa. Sarà morte per tante creature; sarà la fine di canti, di danze, di fame, di gelo. Un colpo: un’ala che si stira, una zampa che si rattrappisce: poi nulla.

No, non nulla. Dall’altra parte ci sarà un uomo che raccoglierà non solamente il capo di selvaggina, ma anche tutto quello che questo era da vivo: libertà, sole, spazi, tempeste. All’uomo, inconsciamente, servirà dopo, quando riprenderà il lavoro di tutti i giorni e più ancora quando sarà vecchio e sarà lui ad aspettare la morte”.

Chiusura di caccia

Sentivo che i galli dovevano essere qui e così mi avvicinai cauto e pronto a sparare. Partirono proprio dal centro, uno dietro l’altro, veloci e simultanei, facevano fremere l’aria che li sosteneva. Con il collo proteso e lucido, la coda arcuata e nera e il sottocoda bianco infilarono veloci, ad ali ferme, la gola che sboccava nella valle. Scaricai il fucile nella loro direzione e così fece il mio compagno. Corsi in avanti; ne contai dodici. Dall’orlo vidi che passavano sicuri la valle, la risalirono per un po’, infine mi sparirono dalla vista dietro uno sperone di roccia. Il mio compagno mi raggiunse emozionato e ansante. – Hai visto, – disse, – che roba! Dodici erano! – Amen, – dissi, – finita la caccia per quest’anno. Li rivedremo l’anno venturo. – Alzai in aria il fucile esclamando: – Alla salute degli urogalli! – E scaricai due colpi. – Alla salute dei forcelli! – gridò il compagno e scaricò due colpi. Allora, – dissi, – ricarichiamo. Attento! – Eravamo sull’orlo delle rocce che precipitavano nella valle deserta dove era già scesa la sera. – Alla salute degli urogalli, dei forcelli, delle coturnici, delle pernici, dei francolini, dei caprioli e delle lepri. – Tam! tam! fece secco il mio fucile. Tam! tam! rispose quello del mio amico e l’eco ci riportò le fucilate e poi la valle ancora rimbombò fino alle ultime vette dove sino alla primavera prossima nessun uomo sarebbe passato. Solo i selvatici restavano. Finalmente in pace con la loro natura tra tormente e gelo. La sera ci colse di sorpresa seduti sotto un abete dove avevamo finito la borraccia della grappa. Lontano, giù in fondo, si vedeva il paese illuminato. Dalla linea delle luci indovinavo le strade e le contrade. Sopra le case si stendeva il fumo dei camini. I camini che fumano: case calde, latte fumante, patate e zuppa bollente, bambini assonnati. Finita la caccia”. La caccia per Mario Rigoni Stern: un modo di vivere. Si ringrazia il figlio del celebre scrittore, Alberico Rigoni Stern, per la cortese concessione delle immagini.

“Un grande poeta universale”

L’anno prossimo cadrà il Centenario della nascita di Mario Rigoni Stern (1 novembre 1921), e sono già in calendario e in preparazione eventi commemorativi. Nato ad Asiago (Vi), ad Asiago ritornato dopo la guerra e il campo di concentramento, e ad Asiago rimasto fino alla morte. A lui è intitolato il Premio letterario omonimo che quest’anno raggiunge la decima edizione. Notevole la sua attività letteraria. Dopo il conosciutissimo “Il sergente nella neve”, ricordi della ritirata di Russia nella Seconda Guerra mondiale (premio Viareggio Opera prima e Premio Bancarellino nel 1963), vennero “Il bosco degli urogalli”, “Uomini boschi e api”, “Quota Albania”, “Ritorno sul Don”, solo ricordandone alcuni dei tanti altri, oltre ai film-intervista e ai film-documentario. Premio Campiello e Premio Bagutta nel 1978 con “Storia di Tönle”. Premio Feltrinelli nel 1997 e Premio Chiara alla carriera nel 2003. Primo Levi lo definì uno dei più grandi scrittori italiani. Alla notizia della sua morte, il 16 giugno 2008, Massimo Cacciari, allora sindaco di Venezia, lo ricordò come: “un grande poeta universale”. Walter Veltroni come: “un uomo straordinario che se ne va”. Il poeta Andrea Zanzotto scrisse che: “molto raramente nascono persone piene di virtù come lui”. Mentre il giornalista, critico letterario e scrittore Geno Pampaloni ne evidenziò la “semplicità stilistica della buona coscienza”.


“La caccia secondo Rigoni Stern”, di Roberto Aguzzoni, Caccia & Tiro 9/2020.


 

Condividi l'articolo su: