È il cane grigio per antonomasia. Caratterizzato da una bellezza particolare e da un aspetto inconfondibile ed unico a prima vista, il weimaraner è noto in tutto il mondo e le sue origini sono radicate nella caccia. Chi, nel nostro Paese, non ha mai esclamato di fronte alla particolarità del suo fiero aspetto e del suo nobile portamento? Lo conosciamo da sempre, anche se questa conoscenza è attribuita quasi esclusivamente a situazioni ben distanti dall’arte venatoria, almeno fino a diversi anni fa e con un’ingiustificata superficialità. Proprio in virtù della sua ineguagliabile peculiarità morfologica che ne fa un cane molto elegante, il bracco di Weimar era apprezzato in Italia soprattutto nei “salotti” e come soggetto da morfologia protagonista di passerelle ed esposizioni canine. A torto, perché di fatto ha un innato istinto venatorio, molto efficace anche a caccia. La sua storia nel nostro Paese ha subito una importante evoluzione a partire da una quindicina di anni fa, quando estimatori della razza hanno deciso, dato l’utilizzo che ne facevano, di indirizzarsi verso una precisa selezione allevatoriale, mettendolo così maggiormente in evidenza tra gli stessi cacciatori e nelle manifestazioni ufficiali in ambito cinofilo-venatorio. Tutto ciò ha fatto pertanto luce sulla vera natura di questa razza da ferma tedesca, permettendo di apprezzarne in toto le naturali qualità. Anche chi scrive ha collaborato, all’epoca, a questo processo evolutivo ed è stato testimone sino ad oggi dei numerosi successi in ambito cinotecnico.
Verosimilmente si tratta della più antica razza da ferma tedesca: sono molte le teorie che descrivono la sua selezione iniziale, ma quella più comprovata sembra risalire all’attività svolta dal gran duca Carl August nel XIX secolo, quando alla corte di Weimar allevava ed impiegava il cane “grigio” a caccia in maniera polivalente, in quanto è anche segugio. In quel periodo il weimaraner era quasi esclusivamente nelle mani dei cacciatori professionisti e forestali della Germania centrale e dal 1890 circa è stato sottoposto ad un allevamento controllato e pianificato, che ne ha garantito la purezza con l’iscrizione al Libro origini dell’epoca. Il cacciatore italiano non ha potuto non notare questo bellissimo cane da ferma e si è interessato ad esso: è stato quindi creato il Weimaraner Club d’Italia, riconosciuto dall’Enci, che tutela la razza nel nostro Paese, adoperandosi per la sua diffusione e il suo mantenimento. Sono stati raggiunti tangibili risultati nel lavoro, che si aggiungono a quelli già molto evidenti da tempo nelle esposizioni.
Tanto il cacciatore quanto il cinofilo, oggi si avvicinano al weimaraner potendone riscontrare le indubbie qualità funzionali, nella caccia pratica e nelle verifiche zootecniche costituite dalle prove di lavoro.
Tra gli estimatori abbiamo raccolto l’intervento di Massimiliano Zegna Baruffa, che ben conosce il cane grigio e ne ha approfondito la sua particolare storia: “Verso la fine del 1800 la razza era inserita nel Libro genealogico del kurzhaar in Germania e fu selezionata in quanto parte di questa, poi il Club del kurzhaar decise di distinguere il colore del manto, stabilendo che il grigio non ne faceva parte. Fu così che gli amanti del ‘kurzhaar grigio’ riuscirono ad ottenerne il riconoscimento come razza differenziata. Contrariamente alle altre razze da ferma continentali e a causa della colorazione del manto e dell’occhio chiaro (caratteri recessivi), il weimaraner ha avuto una selezione più lenta data l’impossibilità di utilizzare (come per gli altri) sangue ‘differente’. Veniva usato per fare tutto e le esigenze dei cacciatori tedeschi erano diverse da quelle di altri Paesi europei. In Germania continua ancora oggi la ricerca delle doti di polivalenza ed è interessante sapere che, se non si possiede il permesso di caccia, il Club tedesco non consente di avere un weimaraner con pedigree tedesco. Nel Paese di origine solamente i cani testati dal rispettivo Club possono entrare in riproduzione, dopo aver superato due particolari verifiche (Vjp per giovani e poi Hzp per cani adulti), per poi passare il test caratteriale e quindi una verifica morfologica. Il tutto si conclude con l’esame della displasia dell’anca che deve essere A o B. Ancora oggi questo rappresenta il vaglio per poter essere riconosciuto come riproduttore. Durante la seconda guerra mondiale gli americani cominciano a conoscere e ad apprezzare questo cane, iniziandone l’importazione. Ne sono derivati grandi sviluppi di selezione che lo hanno distinto in due differenti ‘range’: viene allevato come cane da bellezza (soprattutto), selezionando la morfologia, mentre una piccola parte di allevatori si concentra sui cani da lavoro, specializzandoli sulla caccia tipo field trial, spingendo verso performance allineate alle altre razze da ferma continentali secondo la nostra concezione, più leggeri e veloci. In Europa abbiamo i cani da bellezza che rappresentano il 99% della razza, una piccola percentuale di cani alla tedesca ed una limitata di cani all’americana. Il miglioramento dal punto di vista venatorio è dovuto ad alcuni allevatori che si sono concentrati nel selezionare il weimaraner con linee americane e tedesche da lavoro, pur considerando anche linee da morfologia. Io ho sempre conosciuto ed apprezzato il weimaraner sin da piccolo. Presi il primo nel 2005 (era un cane da bellezza), ma essendo cacciatore, ho iniziato ad interessarmi alla razza ricevendo nozioni da chi lo utilizzava in campo pratico. Fu, conseguentemente, nel 2009, che importai Mojo’s Vini Vici (detto Wiwi), che è stato il primo moderno weimaraner da lavoro introdotto nel nostro Paese. È stato grazie a lui che si sono potute apprezzare le potenzialità funzionali della razza nelle verifiche zootecniche, durante le quali numerosi esperti giudici italiani ed esteri hanno finalmente avuto la cognizione delle qualità venatiche del weimaraner in Italia. Anche tra i cacciatori si è verificato un notevole incremento di interesse per questa razza che, oggi, viene impiegata in buon numero anche da chi intende avere un valido ed affidabile ausiliare. Quindi, negli ultimi 15 anni, ha guadagnato terreno sia in ambito pratico nella caccia che in quello cinotecnico, pur conservando le grandi doti morfologiche che lo caratterizzano. Tutto il lavoro si deve ad un piccolo gruppo di appassionati estimatori ed utilizzatori pratici, che lo hanno solamente riportato alla luce in quanto cane completo ed al passo con i tempi, seppur conservato per come è stato creato. Nel 2010 questo gruppo si è unito nella collaborazione con altri provenienti da Paesi europei e America, dando vita alla Wahw – World alliance of hunting weimaraner (Alleanza mondiale dei weimaraner da caccia): l’obiettivo è quello di collaborare nella selezione zootecnica dando un contributo tangibile al suo allevamento, mantenendo saldi e continui i contatti ancora oggi in essere”.
Tra i cacciatori che poi si sono cimentati anche in ambito tecnico, Giulio Rigamonti: “Ho acquistato il mio primo esemplare circa 15 anni fa da un privato che aveva ottenuto la sua cucciolata da una coppia che lui stesso possedeva. Oggi, alla luce della cognizione acquisita in merito alla situazione che caratterizza la razza nel nostro Paese, ritengo di essere stato fortunato riuscendo a pescare il jolly: Mila era una femmina con grande venaticità. Allora la razza veniva rappresentata quasi esclusivamente da soggetti selezionati in morfologia, più come cane da compagnia e passerella che da caccia, anche perché la grande maggioranza dei proprietari non avevano la licenza e non andavano a caccia. Ho nutrito forte disagio perché lo avevo conosciuto come cane da caccia e ne avevo sentito parlare da un anziano cacciatore, che lo descriveva come bravo ausiliare e per me il weim era questo. Poi quando Mila ha avuto un anno e mezzo, abbiamo iniziato a frequentare il Club italiano. Abbiamo fatto la prima prova alla Tollara e l’allora presidente ci disse che era una prova per cani da caccia. Fummo sorpresi perché sapevamo che la nostra femmina era ‘solo un cane da caccia’. Fu grande la soddisfazione nel vederla all’opera con turno e richiamo che si concluse, purtroppo, con un errore, però accompagnato da una relazione che la descriveva così come noi la conoscevamo: di gran temperamento e metodo venatorio. Da lì in poi abbiamo coltivato la selezione con cucciolate nate da un cane di linea tedesca. Ed è stata una cucciolata interessante dalle grandi soddisfazioni che ancora viviamo nella progenie. Cercando di selezionare con cani da lavoro abbiamo avuto bravi compagni di caccia. La mia attività venatoria si rivolge prevalentemente a fagiani e pernici, o beccacce, passo permettendo. A caccia è un cane molto collegato di facile addestrabilità, che non disdegna nessun tipo di selvaggina: è polivalente, riporta benissimo da terra e dall’acqua. L’ho portato anche in montagna a galli insieme ad un setter che possiedo ma che non cambierei mai con i weim. Tanto per citare alcune differenze: con il setter sono costretto ad utilizzare il satellitare, mentre con i grigi, in virtù del particolare collegamento, ciò non è necessario, pur considerando che riescono a manifestarsi in azioni di cerca soddisfacenti ed utili. Il migliore che ho avuto resta comunque la mia Mila, la mamma di tutti coloro che mi hanno seguito sino ad oggi”.
ESISTE ANCHE LA RAZZA A PELO LUNGO
Esiste anche il weimaraner a pelo lungo, meno diffuso, però impiegato comunque anche da una minoranza di cacciatori italiani, tra cui Angelo Pirali: “Nel 2012 ha avuto inizio la mia esperienza con questa razza grazie ad un pelo corto che un anno prima aveva preso la mia compagna. In occasione di una festa estiva in Germania dedicata al weimaraner abbiamo conosciuto allevatori tedeschi e scoperto la varietà a pelo lungo. Da qui è iniziata la nostra avventura. Nel 2013 siamo riusciti ad importare dall’Olanda una cucciola femmina a pelo lungo con la quale abbiamo poi fatto le prove in Germania per abilitarla alla riproduzione secondo i canoni locali. Il weimaraner nasce come cane polivalente e il pelo lungo lo rappresenta proprio così. Rimane un cane che si rivolge ad un ampio spettro di selvaggina ed utilizzo pratico, dalla penna agli ungulati. Questa femmina ha effettuato le prove sia in Germania che in Italia, conseguendo qualifiche di Eccellente su selvatico abbattuto e su selvaggina naturale. Io caccio fagiani e altra stanziale, ma faccio anche caccia di selezione e l’ho abilitata su traccia di sangue. Contrariamente al weimaraner a pelo corto, il pelo lungo è stato caratterizzato da una selezione particolarmente indirizzata alla funzione piuttosto che alla morfologia. Probabilmente manifesta più carattere rispetto al pelo corto considerando la selezione di origine, ma sono cani che si adattano tranquillamente alla famiglia e quindi capaci anche di difendere. Non lo definirei un cane da appartamento, ma neanche troppo impegnativo. Ha una grande tempra, però a caccia è un ottimo ausiliare, ha bisogno dei giusti input e comunque non necessita di molto tempo per raggiungere la giusta preparazione. Ha un’indole venatoria spiccata. Ho preferito per questo motivo i peli lunghi rispetto al più noto a pelo corto”.
Ma c’è anche chi, per professione, lo addestra e lo presenta in prove ufficiali, come Leonardo Scarpinati, noto preparatore siciliano, che così lo descrive, anche in relazione all’esperienza ottenuta con le altre razze da ferma che lo hanno visto protagonista in molte occasioni: “Da una decina di anni conduco questi cani in prova e devo dire che sono soddisfatto. A differenza di altre razze, ha bisogno di più tempo per maturare l’esperienza necessaria e, forse a causa dei motivi caratteriali, occorre andare molto cauti e si deve avere pazienza. Lavorando in un certo modo e trovando la giusta chiave si riesce ad ottenere un onesto lavoro. Ne ho visti diversi con differenti pedigree e devo dire che solo con particolari linee di sangue si possono ottenere risultati evidenti. Bisogna conoscere la razza e avere pazienza. Sono meno malleabili e con il tempo e la costanza gli obiettivi si raggiungono. Hanno ferma e riporto innati e facili, così come l’istinto verso il selvatico, ma non si deve pretendere il presto e bene. Sono certo si tratti di una razza che può dare soddisfazioni al cacciatore concreto (valutando particolari linee di sangue), a patto che sappia comprendere l’essenza caratteriale di questo magnifico cane e sia disponibile a donargli il tempo e le possibilità necessari. Il risultato sarà un elegante, fiero e determinato cane da caccia continentale, utilizzabile in ogni situazione ed evenienza”.
“Weimaraner, nato anche per la caccia” di Marco Ragatzu, Caccia & Tiro 2/2021. Foto di Massimiliano Zegna Baruffa


