UN IMPEGNO ALLA POLITICA

Nel momento in cui scriviamo manca un mese esatto alle prossime elezioni politiche, fissate per il 25 settembre. Quella che stiamo vivendo è una campagna elettorale estremamente breve, condotta in uno dei momenti storici più complessi, e difficili, del nostro Paese. Oltre ai temi “tradizionali” della politica, ci saranno quelli legati all’attualità, come guerra in Ucraina, gestione della pandemia, inflazione e aumento del costo dell’energia. Temi che toccano da vicino gli italiani, temi che hanno cambiato e continueranno a cambiare le nostre vite, che incidono sull’economia, a tutti i livelli. Forte, sia in Italia che in Europa, è anche il tema dell’ambiente, dai cambiamenti climatici alla transizione ecologica. La complessità dello scenario avrebbe sicuramente meritato una campagna elettorale più lunga, più meditata perché, pur essendo importanti tutti i Governi, quello che verrà sarà estremamente decisivo per il nostro futuro, come può esserlo un capitano che conduce una nave durante una tempesta. Decisivo sarà ancor prima il comportamento dei partiti politici, che dopo l’esito elettorale avranno poco tempo per dare vita ad un esecutivo, se vorranno approvare entro il 31 dicembre la Legge di Bilancio.

Naturalmente futuri parlamentari e Governo saranno anche i nuovi interlocutori dei cacciatori e proprio in questi giorni la Cabina di regia del mondo venatorio (composta da Federazione italiana della caccia, Associazione nazionale Libera caccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi, Italcaccia e Comitato nazionale caccia e natura) ha diffuso un “Manifesto per le forze politiche e i cittadini”, dal titolo Il valore della caccia, per le tradizioni, la cultura rurale, per la tutela dell’ambiente e la difesa della biodiversità. Nel Manifesto le Associazioni ricordano come l’attività venatoria sia basata su un utilizzo di risorse naturali rinnovabili scientificamente orientato, regolato da norme nazionali ed internazionali che garantiscono la sostenibilità del prelievo e la conservazione delle specie nel loro complesso, non solo quelle oggetto di caccia. “La gestione attiva del territorio realizzata anche attraverso la caccia è un valore assoluto per la tutela della biodiversità, la salvaguardia del nostro ambiente naturale e agrario, la sopravvivenza del tessuto rurale, la qualità della vita della popolazione. – si legge nel documento – In un Paese sempre più vulnerabile come il nostro occorre assumere un nuovo paradigma di sviluppo improntato alla qualità ed alla sostenibilità nel quale si inserisce a pieno titolo la figura del cacciatore inteso nella sua concezione moderna di paladino del territorio. Da tempo, con il nostro impegno sul territorio, lontani dai salotti degli ideologismi, operiamo per sostenere lo sforzo delle istituzioni e della comunità scientifica per uscire dalla crisi e dare una prospettiva di benessere alle generazioni che verranno. Ci anima l’interesse generale partendo dalla nostra millenaria specificità che è al tempo stesso storia, cultura, tradizione e impegno civico”.

Le Associazioni snocciolano i numeri e i dati del loro impegno, che coinvolge il 70% del territorio agro-silvo pastorale italiano, sul quale i cacciatori intervengono facendosi carico dei relativi costi e senza alcuna spesa per la collettività, contrastando il bracconaggio, affiancando la Pubblica amministrazione nelle operazioni di monitoraggio delle specie selvatiche, nel controllo e contenimento delle specie alloctone e in esubero. L’operato dei cacciatori è anche prezioso nelle operazioni di soccorso e recupero, nella prevenzione e spegnimento degli incendi, nella lotta al consumo del suolo, all’inquinamento e all’incuria. Fondamentale anche il contributo alle operazioni di monitoraggio e controllo di zoonosi (come Psa, West Nile Fever, Aviaria, ecc.) potenzialmente dannose per il patrimonio faunistico, gli allevamenti e per l’uomo. Nel Manifesto viene citato anche l’impegno nella realizzazione e promozione di osservazioni, studi e ricerche, progetti di tutela e reintroduzioni di specie in difficoltà, in collaborazione con Associazioni ambientaliste, Amministrazioni ed Enti pubblici, Ispra, Università. Vengono ricordate, inoltre, le operazioni di miglioramento ambientale e ripristino degli habitat, sottolineando che l’attività venatorianon prevede alcuna trasformazione degli ecosistemi a discapito degli habitat naturali, collabora fattivamente al mantenimento dell’equilibrio faunistico e può concorrere in modo significativo alla realizzazione degli obbiettivi posti dalla transizione ecologica nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e da quelli che attraverso la Politica Agricola Comune (PAC) la Commissione Europea si è prefissata sulla biodiversità e per una agricoltura sostenibile”. Le Associazioni ricordano infine il valore economico-occupazionale del comparto sportivo-venatorio (con i suoi 100mila addetti rappresenta lo 0,51 del Pil nazionale), oltre alla salubrità e sostenibilità della carne di selvaggina.

Siamo a chiedere ai candidati e alle forze politiche di affrontare la questione ambientale in modo neutrale e senza pregiudizi ideologici, in tutte le sue articolazioni. Per questo facciamo richiesta a tutti i candidati di dare un riscontro di consenso a questo nostro appello”, concludono le Associazioni firmatarie del documento che, nella lettera di accompagnamento del Manifesto, indirizzata ai Partiti e ai raggruppamenti politici, chiedono di “riconoscere la fondatezza e la legittimità dei principi contenuti nel documento e la disponibilità ad un confronto serio e costruttivo sui temi della conservazione e valorizzazione della biodiversità basato su un uso consapevole e sostenibile delle risorse naturali. Chiedono altresì la disponibilità ad intraprendere un percorso che consenta una efficace revisione normativa e regolamentare secondo i principi ed i valori espressi nell’accluso manifesto”. Le Associazioni daranno pubblica informazione delle adesioni pervenute dal mondo politico al Manifesto, che diventa così una sorta di impegno scritto e concreto, per chi firmerà, nei confronti del mondo venatorio inteso nel suo complesso: vivere la gestione del territorio senza paraocchi e demagogia, nel pieno interesse della collettività e considerando il cacciatore un utile alleato nella salvaguardia dell’ambiente.


“Primo piano”, di Valeria Bellagamba, Caccia & Tiro 09/2022.


L’impegno delle Associazioni venatorie nel nostro Paese coinvolge il 70% del territorio agro-silvo pastorale italiano, sul quale i cacciatori intervengono facendosi carico dei relativi costi e senza alcuna spesa per la collettività, contrastando il bracconaggio, affiancando la Pubblica amministrazione nelle operazioni di monitoraggio delle specie selvatiche, nel controllo e contenimento delle specie alloctone e in esubero – Foto Auroravig – CC BY-SA 4.0

Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.