Il 31 ottobre 2025 per la squadra nazionale di para-trap si è concretizzato un nuovo successo internazionale, l’occasione la Coppa del mondo Wsps ad Al-Ain (Uae). Autore di questa solida performance sulle pedane emiratine, Raffaele Talamo, pluri-campione del mondo nella categoria PT2 (atleti con disabilità agli arti inferiori), classificato per la prima volta a questa kermesse in PT1. Talamo si è subito messo in evidenza dalle prime fasi della competizione, realizzando il quarto miglior punteggio, 99/125+1 dietro a Mohammed Alhebsi (Uae), 99/125+2, Martin Bartos (Cze), 104/125 e Abdolreza Tavasolikhah (Iri), 108/125. In finale il paratleta romano con 28/40 si è meritato il terzo posto e la medaglia di bronzo, superato solamente da Bartos, secondo con 36/50+0 e da Alhebsi, d’oro con 36/50+1. Alla luce del suo debutto in PT1 e del suo particolare uso di uno sgabello in gara, abbiamo esteso al protagonista di questo trionfo azzurro la seguente domanda: “Quali sono state le principali emozioni che hai provato durante questa tua prima finale di esordio in PT1 e quali sono i tuoi pensieri riguardo il passaggio di categoria funzionale”?
“Di finali in PT2 ne ho fatte molte e di conseguenza non ho provato emozioni particolarmente forti in pedana. La tensione si è maggiormente concentrata nella fase di qualificazione, dove ho impiegato molte energie per entrare in finale e in questo modo fare un buon esordio nella categoria PT1 ad una Coppa del mondo Wsps. Il fattore più importante, quando ti trovi sul campo, è quello di rimanere tranquillo e sereno e nel mio caso, anche con le telecamere della diretta streaming intorno e la tensione determinata dal valore della gara, paradossalmente mi trovavo a mio agio. Quello che ho principalmente sofferto è stato il caldo intenso, molto comune ed opprimente a quelle latitudini: un disagio costante che mi ha infastidito durante il corso della competizione. In finale si ricomincia da zero e si gioca tutti alla pari, per cui ho cercato di vivere quei momenti in serenità, per quanto la situazione me lo permettesse. La novità che ho personalmente introdotto sulle pedane internazionali di questa Coppa del mondo è stato l’utilizzo dello sgabello che, oltre a permettermi di sparare seduto, alla pari con gli altri atleti di PT1, funge da supporto quando effettuo il gesto tecnico e mi consente di stare in una posizione comoda. Certamente dover spostare questo sostegno da una pedana all’altra richiede uno sforzo fisico maggiore rispetto alla sedia a rotelle, ma mi permette anche di tenermi attivo fisicamente, soprattutto durante i momenti di allenamento. Ho scelto di usare lo sgabello per diverse motivazioni, la prima delle quali riguarda l’evolversi della mia condizione. Con il peggiorare della malattia non riesco più a mantenere l’equilibrio statico, di conseguenza l’attività in piedi da fermo mi risulta impossibile. Nei miei pensieri la possibilità di smettere di praticare questo sport era sempre più concreta, infatti, sebbene esista una classe di paratleti che sparano da seduti, la PT1 appunto, per mia decisione personale non ho mai voluto sedermi sulla sedia a rotelle che, inevitabilmente, riduce la tua mobilità. Quando e se lo farò sarà perché non ne potrò fare a meno, però fino a quel momento camminerò con le mie gambe, con cui riesco ancora a muovermi. Consultandomi con il personale federale mi è stato fatto notare che il regolamento Wsps prevede per gli atleti di PT1 la possibilità di utilizzare uno sgabello: un compromesso che ho accettato di buon grado e con cui ho deciso di mettermi in gioco. Al momento sono l’unica persona al mondo che utilizza questo sistema ed è proprio per questa ragione che mi sono impegnato al massimo per arrivare in finale. Ci sono ancora molti dettagli da sistemare per permettermi di competere al meglio, ma voglio continuare su questa strada finché mi sarà possibile. La mia vita quotidiana può essere descritta come una ricerca costante dell’equilibrio, la possibilità di rimanere seduto e fermo cerco di non contemplarla nemmeno”.
Determinante anche il contributo di Riccardo Rossi, il tecnico federale che si occupa di allenare e supportare tutti gli agonisti del settore paralimpico Fitav e che in questa occasione ha accompagnato i paratleti azzurri ad Al-Ain: “Ad Al-Ain la preoccupazione principale per Raffaele (Talamo) era la classificazione funzionale. Alla vigilia del primo giorno di qualificazione era teso perché dalla visita medica dipendeva il suo inserimento in PT1, poi fortunatamente confermato. Se fosse stato inserito nella categoria PT2, per lui la Coppa del mondo si sarebbe conclusa prematuramente, dal momento che non è più in condizione di tirare in piedi. Chiarito questo delicato passaggio, ci siamo concentrati sulla gara e lui ha saputo dare il meglio. Gli faccio i miei complimenti, è stato molto bravo e sono davvero soddisfatto sia della medaglia sia di come abbia sviluppato la sua prova”.
Infine un breve commento del direttore tecnico della nazionale di para-trap, Benedetto Barberini: “Raffaele non è nuovo a questo tipo di medaglie. Per lui il 2025 è stato un anno molto complicato, considerata la natura degenerativa della sua patologia che gli rende sempre più difficile rimanere in piedi. Purtroppo ho dovuto seguire la sua gara ad Al-Ain dall’Italia, ma sono rimasto in contatto con Riccardo (Rossi) ed i ragazzi costantemente. Da direttore tecnico questo bronzo è stata una grande soddisfazione, soprattutto per essere riusciti a far sparare Raffaele da seduto”.
Tratto da “Talamo: “La mia vita alla ricerca dell’equilibrio”, di Michelangelo Lombardi, Caccia & Tiro 12/2025-01/2026.
L’atleta romano in pedana: è l’unico tiratore al mondo a utilizzare uno sgabello: “Oltre a permettermi di sparare seduto, alla pari con gli altri atleti di PT1, funge da supporto quando effettuo il gesto tecnico e mi consente di stare in una posizione comoda” – Foto Fitav






