Se mi chiedete se, come cacciatore, sono soddisfatto della decisione europea sulla progressiva eliminazione del piombo nelle cartucce da caccia, vi risponderò in tutta onestà di no. Non lo faccio per partito preso né tantomeno perché non riconosca al piombo gli effetti negativi sulla salute che gli vengono attribuiti. Anzi, proprio perché li conosco e in questi anni ho seguito il dibattito attorno al suo impiego nelle munizioni da caccia e il successivo consumo della selvaggina abbattuta, nutro più di un dubbio. Da cacciatore però, e da cittadino, rispetterò anche questa come tutte le altre norme cui siamo soggetti. Quello che è certo è che questa decisione più di colore – è proprio il caso di dirlo – che di sostanza, non mi impedirà di continuare a esercitare la mia passione. Ci sono battaglie nelle quali il risultato non coincide con l’obiettivo iniziale, senza che questo renda inutile il percorso compiuto. La questione non nasce oggi. Da decenni le Istituzioni europee affrontano progressivamente l’impiego del piombo in diversi settori, dalle vernici ai carburanti, fino alle munizioni. Un percorso lungo, fatto di approfondimenti scientifici, valutazioni tecniche e confronti istituzionali. La proposta iniziale sul munizionamento prevedeva restrizioni assai più ampie, con l’eliminazione del piombo da tutte le tipologie di cartucce e tempi di adeguamento di appena 18 mesi. Il lavoro di FACE, delle associazioni venatorie nazionali, degli Stati membri e degli interlocutori dell’industria ha contribuito a modificare significativamente quel testo. Il risultato approdato alla fase conclusiva del procedimento europeo prevede sette anni di transizione per i pallini di piombo, mentre i proiettili da carabina e le palle uniche per fucili a canna liscia sono esclusi dalla restrizione. Non è il risultato auspicato dal mondo venatorio, da sempre contrario a un divieto generalizzato del piombo nelle munizioni da caccia. Ma dato per certo che il piombo che ci piaccia o no sarebbe comunque stato vietato, sarebbe sbagliato non riconoscere il valore concreto delle modifiche ottenute. La vera sfida, adesso, è fare in modo che il cambiamento normativo non si traduca in costi insostenibili, nella perdita di armi ancora utilizzabili o in ostacoli ingiustificati alla pratica venatoria. Servono munizioni alternative affidabili, efficaci, disponibili e accessibili economicamente, compatibili con tutti o la maggior parte dei fucili presenti nelle case dei cacciatori, anche quelli più datati. Alcune già esistono e rispondono a tutti questi requisiti, altre solo ad alcuni, altre ancora verranno. Sette anni non risolveranno automaticamente questi problemi, ma offrono il tempo necessario per affrontarli. Riaprire il procedimento europeo avrebbe comportato il rischio altissimo di ritrovarsi di fronte a una proposta ancora più restrittiva. In questo numero proponiamo un’intervista al Presidente di FACE, Laurens Hoedemaker, che aiuta a comprendere il percorso europeo, le ragioni delle scelte compiute e le prospettive per il mondo venatorio. Un contributo per andare oltre le semplificazioni e comprendere quanto contino la rappresentanza, la competenza e la capacità di intervenire nei processi decisionali. Adesso comincia la parte più impegnativa: trasformare il tempo guadagnato in risultati. L’obiettivo è ottenere garanzie sulla disponibilità, sulla qualità e sui costi delle alternative, accompagnando i cacciatori nella transizione senza aspettare gli ultimi mesi per affrontare problemi prevedibili. Sette anni sono un tempo prezioso. Possono diventare un periodo di incertezza oppure l’occasione per costruire soluzioni concrete, tutelare i cacciatori e mantenere la caccia accessibile anche alle generazioni future. Perché il vero obiettivo non è semplicemente adeguarsi a una norma, ma impedire che il cambiamento diventi un ostacolo evitabile alla nostra passione. Proclami e slogan da imbonitori vanno bene per tirar su due voti e qualche tessera o una manciata di like. Così come è facile scoprirsi esperti e promettere soluzioni quando un problema è ormai sotto gli occhi di tutti, senza però spiegare con quali strumenti e con quali risultati concreti. Ben più difficile è averlo affrontato per anni, spesso lontano dai riflettori, e continuare a lavorare per mettere chi si rappresenta nelle condizioni migliori per affrontare i cambiamenti, limitarne le conseguenze negative e continuare a vivere la propria passione. È un lavoro spesso incompreso, che attira più maledizioni che ringraziamenti. Ma è proprio questa la differenza fra andare avanti e arrendersi fingendo di non sapere che si sta difendendo l’indifendibile.
“Primo piano”, di Marco Ramanzini, Caccia & Tiro 11/2026.
Il risultato approdato alla fase conclusiva del procedimento europeo prevede sette anni di transizione per i pallini di piombo, mentre i proiettili da carabina e le palle uniche per fucili a canna liscia sono esclusi dalla restrizione – Foto generata con AI


