COME NASCE UNA PROPOSTA DI LEGGE

Noi che ci occupiamo di sport e in special modo di discipline praticate con l’uso delle armi sportive (dall’arco ai fucili da caccia, escluse le armi corte) lo sappiamo bene. Contro di noi si è sempre eretto un muro costruito con la malta del sensazionalismo e della cattiva informazione e con i mattoni della “non conoscenza” e dell’ideologia antiarmi. Con queste materie prime così scadenti è sempre più facile scivolare in una pericolosa china che fa coincidere il dramma degli Stati Uniti, dove si vendono in internet anche armi da guerra, da assalto e automatiche (quelle a raffica, per intenderci) con la realtà italiana in cui l’acquisto, la detenzione, il trasporto e il porto di una qualsiasi arma è regolamentato da leggi severissime. Da questo humus culturale e ideologico spunta, ogni tanto, una mala piantina di intolleranza coltivata da politici che, pur di avere uno straccio di visibilità e di nascondere le proprie incapacità, sollecitano una immotivata e ulteriore stretta ad una normativa che non ha pari sia in Europa che nel mondo intero. Stavolta – parlo, ovviamente, della proposta di legge n. 3218 (la seconda nel giro di 2 anni) presentata dall’on. Walter Verini del Pd – il nostro mondo delle armi sportive e da caccia viene squassato anche con l’aiuto “tecnico” di una associazione venatoria che ha, per così dire, sponsorizzato l’iniziativa del parlamentare. Invece di entrare nell’esame del Ddl (cosa che richiederebbe ben più spazio di quello riservato a questo editoriale), mi limito a leggere – e invito a farlo – le premesse al breve testo di 4 articoli presentato il 22 luglio e rilanciato nel corso di una recente intervista. Si parte, e qui sta l’aspetto più tragico di questo ennesimo affondo contro tutte le armi, comprese quelle sportive e da caccia, da una considerazione totalmente sballata: “Nel nostro Paese le armi ‘legittimamente detenute’ sono anche gli strumenti più comuni con i quali sono commessi i femminicidi e i delitti relazionali… Anche il numero di suicidi legati al possesso ‘regolare’ di armi è in deciso aumento, tutti i giorni c’è un omicidio o un femminicidio perché c’è un’arma in tasca di qualcuno”.

Peccato che le cose non stiano per niente così. Infatti, da un semplicissimo controllo sui circa 60 episodi delittuosi commessi nel periodo luglio-dicembre 2021 (suicidi e omicidi volontari spesso anche plurimi, con una ottantina di vittime), risulta che gli “strumenti più comuni” non sono stati i fucili da caccia e sportivi (7 volte), bensì il banalissimo coltello da cucina (26 volte), un bastone, un ferro da stiro o un qualsiasi altro corpo contundente che è stato utilizzato 8 volte. Se un provvedimento legislativo, che in certi punti risulta assolutamente assurdo, si fonda su simili premesse, allora non credo ci siano ulteriori commenti da fare. Tutto diventa più chiaro se è purtroppo possibile pubblicare, e leggere, una cosa così orribile, disgustosa e falsa come questa notizia: “Il cecchino Christian Gillie muore in un incidente durante la caccia – Il campione del mondo junior Christian Gillie è stato ucciso in un tiro al piattello”. In un Paese in cui si può fare questa sguaiata e scorretta “informazione” con l’uso di un termine assolutamente negativo come “cecchino” al posto di tiratore o atleta, ripetendo più volte il cognome e anche il nome sbagliati – Gillie al posto di Ghilli, Christian al posto di Cristian – e il luogo del tutto inesatto dove si è verificato il tragico incidente, allora diventa comprensibile come un politico possa arrivare a partorire un Ddl così scioccamente punitivo nei confronti di tanti bravissimi atleti, soprattutto giovanissimi, che hanno la sola colpa di praticare discipline di tiro.


“A caccia di sport”, di Felice Buglione, Caccia & Tiro 02/2022.


Il giovane tiratore di skeet Cristian Ghilli, scomparso recentemente. Nelle giornate che hanno accompagnato questa tragica notizia, su certe testate è stata diffusa un’informazione falsa e scorretta, utilizzando termini del tutto inappropriati – Foto Tav Cecina


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