Qualche giorno fa ho avuto il piacere di moderare a Firenze un convegno ospitato nella Sala del Gonfalone del Palazzo del Pegaso, sede del Consiglio regionale toscano: “Il ripristino della natura – Un’opportunità da non perdere”.
Un evento che, grazie all’iniziativa della Presidente Stefania Saccardi e alla collaborazione con il CNR-ISC, ha segnato in un certo senso un punto di svolta: finalmente una Regione ha preso l’iniziativa di mettere attorno a un tavolo Istituzioni, tecnici, mondo agricolo e venatorio per confrontarsi sulla Nature Restoration Law, come è comunemente indicato il Regolamento (UE) 2024/1991. Già all’inizio di quest’anno, dalle colonne de “Il Cacciatore Italiano”, il Presidente nazionale di Federcaccia Massimo Buconi aveva ribadito la sua natura strategica. Per noi cacciatori, il paradigma è chiaro: migliori habitat significano migliori condizioni per la fauna – tutta, cacciabile e no – e, di conseguenza, il modo di esercitare in modo più gratificante da tutti i punti di vista la nostra attività. Ma la sfida del ripristino ambientale supera i confini della nostra passione: riguarda la gestione attiva del territorio e il recupero di aree degradate, un obiettivo che deve stare a cuore a ogni cittadino. Tuttavia, il quadro che emerge oggi è in chiaroscuro. Siamo a pochi mesi dalla scadenza di settembre 2026, data entro la quale l’Italia dovrà presentare il proprio Piano Nazionale di Ripristino alla Commissione Europea, ma nonostante l’importanza della posta in gioco, il nostro Paese appare in forte ritardo, specialmente per quanto riguarda il coinvolgimento dei portatori di interesse.
Federcaccia ha espresso a Firenze – così come già fatto in molte altre occasioni – una forte preoccupazione: il rischio è che il Regolamento rimanga una scatola vuota o, peggio, che venga applicato in modo parziale, schiacciato da interessi divergenti come quelli legati a un certo tipo di economia Green o di chi intende “gestione” come “protezione totale”, con risultati disastrosi che già non mancano. È paradossale che, nonostante la Commissione Europea preveda esplicitamente la partecipazione attiva delle categorie rurali, il coinvolgimento del mondo venatorio e di altri portatori di interesse specifici non sia ancora stato definito nei protocolli operativi nazionali.
I cacciatori non sono semplici spettatori. Attraverso gli ATC e i CA viene gestito il 70% del territorio agro-silvo-pastorale italiano. Il mondo venatorio ha competenze decennali nel ripristino di zone umide, praterie montane e ambienti di pianura, spesso agendo in sinergia con gli agricoltori. Ignorare questo patrimonio di esperienze territoriali significa condannare il Piano Nazionale all’inefficacia.
La Federazione su questo come su molti altri temi, è in prima linea: incontri, studi, sollecitazioni a più livelli, una convenzione con il CNR di Firenze, mettendo i tecnici del proprio Ufficio Studi e Ricerche al lavoro per analizzare gli effetti del Regolamento sulle specie di interesse faunistico e redigere proposte tecniche concrete. Nessuna intenzione di abbandonare la partita. Al contrario, come già fatto negli scorsi mesi, Federcaccia tornerà a sollecitare nuovamente i Ministeri competenti (MASE e MASAF) affinché il dialogo non sia solo formale, una consultazione “a cose fatte”, ma incida realmente sulle scelte operative. Il documento finale che quando leggerete queste righe sarà scaturito dal convegno di Firenze, sarà un tassello fondamentale per sintetizzare criticità e soluzioni. Un ambiente più sano e ricco di biodiversità è un traguardo che riguarda l’intera società; per noi cacciatori, è la condizione essenziale per garantire un futuro alla nostra passione. Continueremo a vigilare e a offrire la nostra disponibilità e le nostre competenze, certi che senza il contributo di chi il territorio lo vive e lo cura ogni giorno, il ripristino della natura resterà solo un bel proposito sulla carta.
“Primo piano”, di Marco Ramanzini, Caccia & Tiro 04/2026.
Senza il contributo di chi il territorio lo vive e lo cura ogni giorno, come fa il mondo venatorio, il ripristino della natura resterà solo un bel proposito sulla carta – Foto Francesca Domenichini


