VALENTINI, CAMPIONI NEL DNA

Cinofili per caso, campioni nel Dna. Mirko e Caterina Valentini sono rispettivamente padre e giovanissima figlia – appena 11 anni – appassionati di cinofilia venatoria e, da qualche anno a questa parte, protagonisti della scena nella categoria “cerca” Fidasc e Federcaccia con Emy e Lerry Del Bona, springer e cocker spaniel. Il secondo, in particolare, è la star del momento visto che – condotto da Mirko – è stato parte della squadra italiana campione del mondo Sant’Uberto 2023, mentre con Caterina forma un duo molto solido e quasi imbattibile: la ragazza, già Cacciatrice Italiana 2021, ha appena conquistato il titolo di campione italiano Fidasc nella categoria “cocker” e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Il tutto sempre in punta di piedi e con estrema umiltà, il che non è affatto scontato. “Caccia & Tiro” li ha incontrati per conoscerli meglio e rivolgere loro qualche domanda.

Chi ti ha trasmesso la passione per la cinofilia?
Caterina: “Il mio papà mi ha trasmesso la passione per la cinofilia. Ho partecipato alla mia prima gara a cinque anni e mezzo… Mio nonno invece mi ha fatto conoscere meglio la caccia”.

Mirko: “È stato un caso, figurati che ero pescatore… Poi sia mio padre che mio nonno erano cacciatori e così ho preso anche il porto d’armi. Allora il babbo mi ha regalato un cane da caccia, una breton davvero forte che mi ha fatto prendere passione. Una volta venuta a mancare, seguendo il ricordo di bambino ho preso uno springer, che era il cane che aveva mio padre quando ero piccolo. L’ho preso che aveva un anno e mezzo, preparato da un addestratore per cani da prove. È stato per caso che un giorno, in un quagliodromo, ho preso parte a una ‘garetta del prosciutto’ e il mio cane ha mostrato cose che gli altri neanche sognavano di fare. Dopo quella vittoria ho cominciato a seguire le gare e a partecipare, con ottimi risultati. All’inizio ho provato a coinvolgere la mia figlia più grande, Martina, ma non ha questa passione e così ho lasciato stare. Invece Caterina, la più piccola, insisteva tanto per venire con me e a cinque anni l’ho portata alla sua prima ‘gara del prosciutto’. Ricordo che tornò carica di premi! Credo che a cinque anni e mezzo vedersi applaudire da 30 persone abbia fatto scattare qualcosa in lei: magari anche un po’ di egoismo, ma sano. Passione vera, che la spinge a rimettere la sveglia ogni domenica ben prima dell’alba. Quanto a me, visto che Caterina ormai viaggiava da sola, ho preso un altro cane per continuare a concorrere e ho avuto la fortuna di acquistarlo dal campione del mondo Francesco Meconi. Il mio caro amico Giuseppe Terzini mi ha poi spiegato per bene il regolamento del Sant’Uberto e mi ha convinto a partecipare. Il resto, come si dice, è storia: bronzo a squadre 2022 con Emy (springer spaniel) e poi quarto individuale e oro a squadre nel 2023 con Lerry”.

Descrivi il tuo rapporto con il tuo cane, sul terreno e poi a casa.
Caterina: “Io e Lerry dormiamo insieme. Siamo tanto legati sia a casa sia sul terreno. Stiamo tutto il giorno uno accanto all’altra. Ora ha quasi tre anni e da quando lo abbiamo preso, a sette mesi, abbiamo questo rapporto. In prova io e Lerry ci capiamo già con uno sguardo, io capisco le sue intenzioni e lui capisce le mie. C’è feeling e molto è dovuto al rapporto che abbiamo a casa, dove peraltro lo alleno con dei riporti, lo addestro alle obbedienze, ci accompagna a fare la spesa oppure ci segue quando andiamo al ristorante”.

Mirko: “Dentro casa è il terzo figliolo… in primis, ovviamente, vengono le due bambine, poi viene Lerry. Fuori casa sta con me anche in officina dove lavoro e poi, nel poco tempo libero a disposizione, cerco di mantenerlo allenato per andare a fare le prove la domenica. A caccia andiamo con Emy, che avendo già sette anni è predisposta sia per le prove sia per la caccia. Fra un po’ di tempo potremo portare anche Lerry, che per ora corre solo nelle competizioni”.

Come si addestra un bravo cane da prove? E uno da caccia?
Caterina: “Un cane da prove si riconosce perché è corretto: per esempio in gara io fischio quando parte l’animale e il cane si blocca. Inoltre un cane da prove deve rispecchiare lo standard della propria razza. Non pratico la caccia perché non ho ancora l’età per farlo, ma da quello che ho potuto constatare un cane da caccia, quando parte l’animale lo rincorre, non attende il cenno del cacciatore. Credo anche che a caccia il cane abbia più modo di sfogarsi, maggiore libertà”.

Mirko: “Sinceramente riguardo le prove conosco alcune basi per l’addestramento, ma per la parte più importante mi appoggio a professionisti e ai loro consigli, evitando nella maniera più assoluta metodi coercitivi e punitivi. Invece per la caccia è molto più semplice, perché il cane non deve rispettare molte cose che invece nelle prove cinofile sono obbligatorie, come le distanze di cerca o il riporto in mano perfetto. Se un cane è tagliato per le prove, poi, lo si vede durante i primi mesi di vita del soggetto, nel senso che se un cane rispetta determinati requisiti allora si avanza con la fase successiva di addestramento, altrimenti un preparatore onesto riconosce quando un cane non è predisposto e lo dedica alla caccia, senza stressarlo ulteriormente”.

Progetti per il futuro? Per Caterina: pensi di prendere la licenza una volta raggiunta la maggiore età?
Caterina: “Spero di diventare guardia venatoria. Abbiamo una scuola superiore, un istituto alberghiero con indirizzo forestale qui da noi, e quindi vediamo. Ho ancora tre anni per pensarci, però non voglio limitarmi a prendere la licenza di caccia ma voglio anche tutelare l’ambiente che vivo. È la priorità: la natura per prima cosa va sempre rispettata. Riguardo le prove cinofile vorrei rivincere il trofeo La Cacciatrice Italiana, poi quando avrò il porto d’armi mi piacerebbe molto concorrere nel Sant’Uberto e giocarmi il Campionato del mondo, però ancora ho sette anni davanti. Ieri, intanto, ho fatto una prova Federcaccia, sono arrivata terza e mi sono qualificata alle selezioni mondiali del Campionato del mondo Sant’Uberto 2024, però non potrò ancora partecipare vista la mia giovane età”.

Mirko: “Conquistare bei risultati fa sempre piacere, ma più di tutto conta la socialità. Quanto ai progetti, oltre che partecipare al prossimo Mondiale Sant’Uberto spero di poter accompagnare la mia figliola ai suoi primi Mondiali, tra sette anni”.


Tratto da “Valentini, campioni nel Dna”, di Daniele Ubaldi, Caccia & Tiro 12/2023 – 01/2024.


Mirko e Caterina Valentini (11 anni) gareggiano con Emy e Lerry Del Bona, rispettivamente springer e cocker spaniel.

Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.